Archive for Marzo, 2008

 
Mar
31
Scritto da anecòico in Cosmo, Curiosità il 31 Marzo 2008

Quello che all’apparenza può sembrare un comune bagliore nel cielo è, in realtà, il corpo celeste più luminoso mai catturato dalle lenti di un telescopio spaziale in orbita intorno alla Terra.

L’immagine rappresenta l’ultimo bagliore dei lampi di raggi gamma, le esplosioni più potenti e devastanti dell’Universo, catturati dal satellite Swift della NASA lo scorso 19 marzo.
Miliardi di anni prima della formazione del nostro Pianeta, una stella è esplosa nella traiettoria della costellazione Boötes, rilasciando una quantità gigantesca di energia. Secondo alcuni ricercatori, invece, il fenomeno si sarebbe verificato in quell’area dopo la collisione di due buchi neri. L’esplosione avrebbe prodotto un bagliore di decine di miliardi di volte più luminoso della luce emessa normalmente dal Sole. Non è del resto un caso se il fenomeno sia stato visibile ad occhio nudo, nonostante l’esplosione sia avvenuta a 7,5 miliardi di anni luce dalla Terra: circa 7×1022 (70.000.000.000.000.000.000.000) chilometri di distanza.



 
Mar
28
Scritto da anecòico in Cosmo, Fisica il 28 Marzo 2008

Brillamento solare [credit: http://www.noaanews.noaa.gov]Le eruzioni esplosive solari (brillamenti) fanno vibrare il Sole quanto una campana, almeno secondo i ricercatori Christoffer Karoff e Hans Kjeldsen della Università di Aarhus (Danimarca). Dalle loro ricerche è infatti emerso come i brillamenti sugli strati più esterni della nostra stella causino profonde vibrazioni nell’intero corpo celeste, in modo analogo alla Terra quando viene sconquassata da un potente terremoto.

Un’eventualità del genere fu ventilata per la prima volta già nel 1970, ma solamente in via del tutto teorica. Secondo i ricercatori artefici della scoperta “sul campo”, il fenomeno potrebbe aiutare a comprendere con maggior precisione le leggi fisiche che regolano l’esistenza del Sole, ma anche a elaborare nuovi modelli sui cicli di vita delle stelle esterne al nostro sistema solare. I risultati delle loro importanti osservazioni saranno presto pubblicati sulla rivista scientifica Astrophysical Journal Letters.

L’eliosismologia, ovvero lo studio delle oscillazioni del sole, è una tecnica molto affidabile utilizzata ormai da tempo per studiare la struttura fisica del Sole, come la sua divisione in strati e livelli differenti di gas incandescenti e plasma (gas ionizzati, dotati quindi di carica elettrica totale pari a zero, ovvero nulla). Generalmente, le oscillazioni sono causate dalla natura estremamente turbolenta del Sole, che comporta la risalita di materiale caldo dalla parte centrale dell’astro verso l’esterno. Giunto negli strati più superficiali, il materiale tende a raffreddarsi divenendo quindi più pesante e risprofondando nelle “viscere” del Sole. Questi moti convettivi (simili, banalizzando molto, agli spostamenti dei chicchi di riso in una pentola con l’acqua in ebollizione) creano un vero e proprio rumore di fondo, innescando una vibrazione continua dell’intera stella. Continua la lettura »



 
Mar
27
Scritto da anecòico in Curiosità il 27 Marzo 2008
credit: Materials Research Society and Fanny Béron

Questa immagine non rappresenta dei vulcani o una devastante serie di esplosioni atomiche.

Si tratta, invece, dello “straripamento” magnetico di una serie di minuscoli conduttori dal diametro di un nanometro (10-9 metri) fotografato da Fanny Béron, che ha ricreato questo particolare ambiente nel laboratorio di magnetismo dell’École Polytechnique de Montréal (Canada).
Utilizzando una base di ossido di alluminio (Al2O3) bucherellata da un’infinità di minuscoli pori come la superficie tipica delle muffe, Bèron ha “coltivato” i minuscoli nanoconduttori, che nella foto si presentano simili ai tronchi degli alberi, con una soluzione di cobalto, ferro e ioni di boro. I nanocavi sono così cresciuti attraverso i pori fino a straripare, creando le efflorescenze rosse sulla loro stessa sommità larghe appena 50 micron (ogni micron corrisponde a un milionesimo di metro).
L’ossido di alluminio è stato poi rimosso così da mettere in evidenza gli steli formati dai nanoconduttori. Terminata la fase di preparazione, la scena è stata poi ritratta con un microscopio elettronico.

L’arte dell’infinitamente piccolo.



 
Mar
26
Scritto da anecòico in Animali, Futuribile, Tecnologia il 26 Marzo 2008

Photo credit: Max Planck Research Centre for Ornithology/York WinterUn gruppo di ricercatori ha sviluppato un algoritmo in grado di identificare alcune specie di piante attraverso la loro risposta al sonar. Concepito per aiutare i biologi nello studio del comportamento dei pipistrelli, capaci di identificare a distanza le loro piante preferite, il sistema potrebbe ora aiutare gli ingegneri informatici a sviluppare nuove tecnologie per il riconoscimento di oggetti e persone in ambienti complessi e dinamici come una folla o un panorama cittadino.

Benché praticamente ciechi, i pipistrelli sono in grado di riconoscere i loro alberi da frutto preferiti grazie alla ecolocalizzazione. Questi chirotteri inviano particolari segnali a ultrasuoni e ne attendono l’eco per capire a quale distanza si trovino gli ostacoli, gli insetti o la vegetazione. Nel caso delle piante, i pipistrelli sono anche in grado di comprendere verso quale specie di vegetale si stiano avvicinando valutando la rifrazione dei loro ultrasuoni sul fogliame. Un sistema molto sofisticato, che consente ai mammiferi volanti di dirigersi con sicurezza verso le piante da cui traggono generalmente il loro nutrimento. Continua la lettura »



 
Mar
21
Scritto da anecòico in Cosmo il 21 Marzo 2008

Cosa si cela sotto ai ghiacci di Titano [credit: NASA.gov]In tutto il nostro sistema solare, solo sulla Terra l’acqua fluisce sulla superficie con i suoi laghi, fiumi e mari. Eppure, tre grandi lune di Giove annoverano dei veri e propri oceani nascosti sotto una coriacea coltre di ghiaccio, una sorta di enorme capsula spessa alcuni chilometri. Recenti ricerche hanno consentito di osservare un fenomeno simile a quello delle lune gioviane anche su Titano, uno dei satelliti naturali di Saturno. Secondo gli astronomi, la presenza di acqua allo stato liquido potrebbe portare alla scoperta di primordiali forme di vita.

La presenza di questi enormi oceani non è certo una sorpresa per gli astronomi, che da tempo consideravano la possibilità che alcuni corpi celesti celassero sotto le calotte di ghiaccio, spesse alcune decine di chilometri, grandi quantità di acqua allo stato liquido. Nel caso di Titano, la scoperta è stata resa possibile dal lavoro di ricerca di Ralph Lorenz (Johns Hopkins University, Maryland - USA) svolto sulla base dei dati forniti dalla sonda spaziale Cassini.
Lorenz e il suo team, hanno cercato di capire se la velocità di rotazione di Titano fosse cambiata negli ultimi tempi. Per fare ciò, i ricercatori sono partiti da alcuni modelli matematici per prevedere il comportamento del satellite nell’ipotesi in cui l’enorme placca di ghiaccio che lo sormonta fosse in grado di scivolare sulle sue acque interne. In questo caso, infatti, la superficie ghiacciata avrebbe potuto influenzare notevolmente la velocità di rotazione di Titano. Continua la lettura »



 
Mar
20
Scritto da anecòico in Cosmo, Futuribile il 20 Marzo 2008

Un gruppo di astronomi ha identificato una molecola organica di metano nell’atmosfera di un pianeta esterno al nostro sistema solare. La scoperta, effettuata per la prima volta, conferma alcune supposizioni formulate sui vapori d’acqua già identificati tempo fa nella medesima area. Naturalmente ciò non dimostra direttamente che la vita si sia sviluppata in quel pianeta extrasolare, ma fornisce comunque dati molto importanti per studiare l’evoluzione planetaria al di fuori del nostro sistema solare.

Nel corso degli ultimi 15 anni, gli astronomi hanno scoperto 277 nuovi pianeti appartenenti a sistemi solari diversi dal nostro. Per identificarli, questi Sherlock Holmes del Cosmo hanno utilizzato particolari tecniche basate sull’osservazione delle distorsioni causate dai pianeti sulla luminosità e il movimento delle stelle.
Utilizzando queste procedure, e le fedeli ottiche del telescopio spaziale Hubble, i ricercatori hanno rilevato la presenza di metano nell’atmosfera di HD189733b, un pianeta con una massa simile a quella gioviana, in orbita intorno alla sua stella: un punto luminoso distante 63 anni luce dalla Terra (circa 5,9×104 km di distanza). Effettuata nello scorso maggio, la scoperta sarà pubblicata sul numero di questa settimana della rivista scientifica Nature. Continua la lettura »



 
Mar
19
Scritto da anecòico in Segnalazioni, Storia, Web il 19 Marzo 2008

Ci sono pochi divulgatori scientifici in Italia validi e competenti come Piero Bianucci. Il papà dell’inserto di divulgazione scientifica Tuttoscienze del quotidiano La Stampa, ricorda in un meraviglioso articolo la mente e il mito di Arthur Clarke.
Da poco scomparso, Clarke non è stato semplicemente un romanziere di successo con il suo 2001 Odissea nello Spazio, ma anche un competente e visionario uomo di Scienza…

Quando telefoniamo da un continente all’altro, o vediamo in diretta una gara di Formula 1 che si svolge dall’altra parte del mondo, dovremmo ricordarci di lui. Invece lo conosciamo per un romanzo che nel 1968 il regista Stanley Kubrick trasformò nel più celebrato film di fantascienza, 2001: Odissea nello spazio. Arthur Charles Clarke la sua felice odissea di scienziato e scrittore di successo l’ha conclusa ieri a 90 anni nello Sri Lanka, dove si era trasferito fin dal 1956.

L’idea più brillante gli balenò nel 1945: c’è un’orbita intorno alla Terra che un satellite percorre esattamente in 24 ore e con la legge di Newton è facile calcolare che si trova a 35.800 chilometri di altezza, un decimo della distanza della Luna. Un satellite che percorra quell’orbita sopra l’equatore rimarrà fisso sopra un dato luogo come se fosse sulla cima di un altissimo palo. Per questo si chiama orbita geostazionaria, o anche, com’è giusto, «orbita di Clarke». [continua]



 
Mar
18
Scritto da anecòico in Animali, Curiosità, Futuribile il 18 Marzo 2008

Nonostante le loro famose zampette appiccicose, talvolta i gechi perdono la presa e solo grazie a un vero e proprio colpo di coda evitano cadute rovinose a terra. Queste le conclusioni di un interessante studio biomeccanico recentemente condotto per studiare il comportamento dei gechi.

La coda del “geco comune” (Cosymbotus platyurus) pesa all’incirca un decimo dell’intero corpo dell’animale e, fino ad ora, era stata generalmente liquidata dai biologi come arma di difesa contro i predatori e banale riserva di grasso. Nessuno immaginava, infatti, che la coda di questi animaletti potesse essere così importante per scalare e direzionare il loro movimento. Non lo aveva immaginato nemmeno Robert Full, che nel suo laboratorio alla University of California (Berkeley - USA) aveva condotto numerosi esperimenti per studiare la strategia di arrampicata dei gechi. Nel corso di tutti i test, la coda era risultata completamente inutile per la buona riuscita di una scalata, almeno secondo Full.

Il ricercatore fu costretto a ricredersi, però, quando si trattò di costruire una serie di robot in grado di imitare i movimenti e le strategie di arrampicata dei gechi: senza la coda, gli automi perdevano inesorabilmente l’equilibrio, sfracellandosi impietosamente a terra. Determinato a risolvere il rompicapo, Full tornò a studiare l’arrampicata dei piccoli rettili. Continua la lettura »



 
Mar
18
Scritto da anecòico in Appuntamenti, Pianeta il 18 Marzo 2008
  • L’ambiente è di tutti. Solo una conferenza (realmente) partecipativa dà il giusto contenitore per una produzione di tutti, compresa da tutti e liberamente consultabile da chiunque per gli anni a venire.
  • Niente di prefissato, il 95% degli argomenti e delle sessioni verrà deciso in loco (sul wiki si possono indicare le aree di interesse).
  • Niente presentazioni, ma discussioni.
  • Partecipazione attiva di tutti e produzione di un documento.

Sarà basato su un approccio completamente open l’ecoCamp di Conversano (Bari) dedicato ai temi sempre più attuali per i destini del nostro pianeta come ambiente, ecologia, sviluppo sostenibile, consumo critico.
Attraverso le ormai collaudate sessioni partecipative tipiche dei BarCamp, i partecipanti all’iniziativa avranno la possibilità di scambiare le loro idee e i loro progetti per migliorare il nostro approccio con l’ambiente che ci circonda. In pieno stile Wiki, gli argomenti possono essere proposti da chiunque sul sito Web dell’ecoCamp, gli interventi nel corso degli incontri non dovranno essere frontali, ma completamente aperti alla discussione. “Non-conferenze” aperte allo scambio di idee e opinioni. Continua la lettura »



 
Mar
17
Scritto da anecòico in Animali il 17 Marzo 2008

Goffi e relativamente lenti sul terreno, gli alligatori si trasformano in formidabili e veloci cacciatori non appena si immergono sotto il pelo dell’acqua. Identificata una preda, questi animali sono in grado di contrarre il loro corpo e attorcigliarsi con estrema rapidità intorno alla loro vittima, senza fornirle alcuno scampo. Secondo alcuni ricercatori, la particolare agilità degli alligatori sarebbe resa possibile da una sorta di timone nascosto all’interno del loro organismo: una coppia di polmoni estremamente flessibili che consentono a questi animali di ruotare il loro corpo in acqua come le lame di un potente frullatore.

Solo una parte dei polmoni degli alligatori svolge la fondamentale incombenza della respirazione: una sorta di struttura a nido d’ape che trasferisce l’ossigeno respirato al sangue dell’animale. La porzione restante di polmone è divisa in due larghe sacche particolarmente flessibili che fungono da semplici serbatoi d’aria.
Gli alligatori respirano con un meccanismo del tutto simile a quello degli esseri umani, utilizzando i muscoli compresi tra tessuto polmonare e cassa toracica. A differenza dell’uomo, però, gli alligatori aspirano l’aria anche attraverso un particolare muscolo diaframmatico, che si estende lungo il corpo dell’animale dal bacino alle costole prossime al fegato. Quando l’alligatore cammina, il bacino fa funzionare il muscolo diaframmatico come una sorta di pistone, tirando le sacche dei polmoni all’indietro che si riempiono così d’aria. Continua la lettura »