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	<title>bloGalileo &#187; Cosmo</title>
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		<title>Una nebulosa nella nube</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 17:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Piccola Nube di Magellano è una galassia nana in orbita intorno alla via Lattea, la galassia in cui si trova il nostro Pianeta. Grazie alla propria luminosità, una delle regioni più note della Piccola Nube di Magellano è l&#8217;area NGC 346 qui ritrattata in una immagine da poco rilasciata dall&#8217;ESO (European Southern Observatory). Distante oltre 210mila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Piccola Nube di Magellano è una galassia nana in orbita intorno alla via Lattea, la galassia in cui si trova il nostro Pianeta. Grazie alla propria luminosità, <strong>una delle regioni più note della Piccola Nube di Magellano è l&#8217;area NGC 346</strong> qui ritrattata in una immagine da poco <a title="Light, Wind and Fire" href="http://www.eso.org/public/news/eso1008/">rilasciata</a> dall&#8217;ESO (European Southern Observatory).</p>
<div id="attachment_2557" class="wp-caption aligncenter" style="width: 485px"><a href="http://www.eso.org/public/images/eso1008a/"><img class="size-full wp-image-2557" title="NGC 346 - credit: ESO" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2010/02/ngc346.jpg" alt="NGC 346 - credit: ESO" width="475" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">NGC 346 - credit: ESO</p></div>
<p>Distante oltre 210mila anni luce,<strong> NGC 346 ha un&#8217;estensione pari a circa 200 anni luce </strong>ed è classificata come un ammasso di stelle, ovvero un insieme stellare nato dalla medesima nube di materia collassata. La regione della Piccola Nube di Magellano deve la propria luminosità ai gas presenti al suo interno &#8220;accesi&#8221; dalle stelle che giacciono nella nebulosa.</p>
<p>La maggior parte delle stelle di NGC 346 <strong>hanno un&#8217;eta giovane di pochi milioni di anni</strong> e si sono formate grazie ai violenti venti originati dall&#8217;esplosione di una stella massiva, che portò grandi quantità di materia a comprimersi fino a formare i nuovi corpi celesti. Il crogiolo di stelle è stato immortalato dal Wide Field Imager (WFI) del telescopio MPG/ESO dell&#8217;osservatorio di La Silla in Cile.</p>
<p>Grazie alla particolare definizione dell&#8217;immagine, resa possibile dall&#8217;utilizzo di un <strong>telescopio da 2,2 metri</strong>, gli astrofisici potranno approfondire le loro conoscenze sulle dinamiche che portano alla formazione di nuove stelle, comprendendo meglio i fenomeni che accendono il Cosmo.</p>
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		<title>Una Cupola per la Stazione Spaziale Internazionale</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad alcuni giorni dal magnifico scatto fotografico dello Shuttle Endeavour, dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) giunge una nuova emblematica immagine. La fotografia mostra per la prima volta la vista offerta dal modulo Cupola da poco trasportato nello spazio e unito alla ISS. Cupola è stato costruito dall&#8217;italiana Thales Alenia Space, ha un diametro di circa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad alcuni giorni dal magnifico <a title="Tra Terra e cielo" href="http://www.blogalileo.com/tra-terra-e-cielo/">scatto fotografico</a> dello Shuttle Endeavour, dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) <strong>giunge una nuova emblematica immagine</strong>.</p>
<div id="attachment_2528" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_1594.html"><img class="size-full wp-image-2528" title="credit: NASA.gov" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2010/02/cupiss.jpg" alt="credit: NASA.gov" width="450" height="307" /></a><p class="wp-caption-text">credit: NASA.gov</p></div>
<p>La <a title="Let There Be Light" href="http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_1594.html">fotografia</a> mostra per la prima volta la vista offerta dal modulo Cupola da poco trasportato nello spazio e unito alla ISS. Cupola è stato costruito dall&#8217;italiana Thales Alenia Space, <strong>ha un diametro di circa 2 metri ed è alto un metro e mezzo circa</strong>. Grazie alle sei finestre laterali e all&#8217;oblò centrale, il <a title="Room With An Out-Of-This-World View Arrives At NASA" href="http://www.nasa.gov/home/hqnews/2004/oct/HQ_04338_ISS_cupola.html">modulo</a> consentirà agli astronauti della ISS di effettuare alcuni controlli a vista della stazione spaziale, monitorare le fasi di attracco dei veicoli spaziali e offrirà naturalmente un punto di osservazione privilegiato per ammirare la Terra.</p>
<p>L&#8217;immagine da poco giunta dallo spazio ricorda l&#8217;inquadratura di un film di fantascienza anche a causa del panorama sullo sfondo. Il terreno di colore rosso ricorda il suolo marziano,<strong> ma è in realtà una porzione del Deserto del Sahara </strong>ripreso nel corso di una delle tante orbite compiute dalla ISS intorno al nostro pianeta. Lassù, gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale compiono 15,72 orbite intorno alla Terra al giorno. Gli spunti per l&#8217;osservazione dal modulo Cupola non mancheranno di certo.</p>
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		<title>Tra Terra e cielo</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 08:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte la Scienza incrocia l&#8217;arte e la poesia sul proprio cammino. Durante lo scorso 9 febbraio, un astronauta della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha immortalato lo Shuttle Endeavour intento a compiere la propria danza di avvicinamento per agganciarsi alla ISS. Fa da sfondo al particolare incontro l&#8217;orizzonte del nostro Pianeta. Lo scatto è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte la Scienza incrocia l&#8217;arte e la poesia sul proprio cammino.</p>
<div id="attachment_2518" class="wp-caption aligncenter" style="width: 495px"><a href="http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_1592.html"><img class="size-full wp-image-2518" title="credit: NASA.gov" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2010/02/endiss.jpg" alt="credit: NASA.gov" width="485" height="364" /></a><p class="wp-caption-text">credit: NASA.gov</p></div>
<p>Durante lo scorso 9 febbraio, un astronauta della Stazione Spaziale Internazionale (ISS)<strong> ha immortalato lo Shuttle Endeavour</strong> intento a compiere la propria danza di avvicinamento per agganciarsi alla ISS. Fa da sfondo al particolare incontro l&#8217;orizzonte del nostro Pianeta.</p>
<p>Lo scatto è stato da poco <a title="Shuttle Silhouette" href="http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_1592.html">diffuso</a> dalla NASA ed è destinato a diventare una delle immagini maggiormente emblematiche della missione spaziale <a title="STS-130 Mission Information" href="http://www.nasa.gov/mission_pages/shuttle/shuttlemissions/sts130/index.html">STS-130</a> iniziata lo scorso 8 febbraio e destinata a terminare il 21. La nuova visita dello Shuttle consentirà di installare il <strong>Nodo 3</strong> della Stazione Spaziale Internazionale e <strong>Cupola</strong>, un innovativo <a title="Windows on the Universe" href="http://www.nasa.gov/missions/shuttle/f_cupola.html">modulo</a> che offrirà agli occupanti della ISS una vista a 360° per controllare le passeggiate spaziali degli astronauti, le operazioni di attracco e l&#8217;osservazione di alcuni corpi celesti, Terra compresa naturalmente.</p>
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		<title>Challenger, 24 anni dopo un nuovo video dell&#8217;incidente</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 09:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella mattina del 28 gennaio del 1986, lo Space Shuttle Challenger si disintegrava nei cieli della Florida ad appena 73 secondi dal lancio e dall&#8217;inizio della missione STS-51L. Un guasto a una guarnizione nella porzione inferiore del razzo a propellente solido destro portò a una violenta fuoriuscita di fiamme che, insieme alle notevoli forze aerodinamiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mattina del 28 gennaio del 1986, lo <strong>Space Shuttle Challenger si disintegrava nei cieli della Florida ad appena 73 secondi dal lancio</strong> e dall&#8217;inizio della missione <a title="Report of the PRESIDENTIAL COMMISSION on the Space Shuttle Challenger Accident" href="http://history.nasa.gov/rogersrep/genindex.htm">STS-51L</a>. Un guasto a una guarnizione nella porzione inferiore del razzo a propellente solido destro portò a una violenta fuoriuscita di fiamme che, insieme alle notevoli forze aerodinamiche in atto, portò a un cedimento strutturale fatale per lo Shuttle e l&#8217;equipaggio.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="450" height="370"><param name="movie" value="http://www.liveleak.com/e/daf_1264874285"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.liveleak.com/e/daf_1264874285" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="450" height="370"></embed></object></p>
<p>A distanza di 24 anni circa da quel tragico mattino, il <em>Courier Journal</em> di Louisville (Kentucky - USA) ha <a title="Late optometrist's video offers rare view of space shuttle Challenger disaster" href="http://www.courier-journal.com/article/20100129/NEWS02/1290397/">pubblicato</a> un filmato amatoriale realizzato all&#8217;epoca dal videoamatore Jack R. Moss. Il video venne realizzato tra le abitazioni di un&#8217;area residenziale di <a title="Winter Haven, FL" href="http://maps.google.it/maps/place?rlz=1C1GGLS_itIT291IT303&amp;sourceid=chrome&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;q=Winter+Haven&amp;fb=1&amp;gl=it&amp;ftid=0x88dd12c9ab273d23:0x866665fba892005a&amp;ei=iFhnS7SaD4WjsQbdmb3EAw&amp;sa=X&amp;oi=geocode_result&amp;ct=title&amp;resnum=1&amp;ved=0CA0Q8gEwAA">Winter Haven</a>, ma non fu mai diffuso dal suo autore. Lo scorso dicembre, a una settimana circa dalla propria <a title="Dr. Jack R. Moss Died: Wednesday, December 02, 2009" href="http://www.corydondemocrat.com/Obituary-33860.114125_Dr_Jack_R_Moss.html">morte</a>, l&#8217;88enne Moss ha deciso di donare il filmato allo Space Exploration Archive, una organizzazione non-profit di Lousiville.</p>
<p><strong>Il documento video non ha subito alcuna forma di editing</strong> e rappresenta dunque fedelmente i tempi e la sequenza del tragico incidente, ma da un punto di vista nuovo rispetto alla riprese raccolte nel 1986 dalla NASA. L&#8217;audio del filmato, realizzato nel formato BETA, consente di ascoltare il dialogo tra Moss, la propria compagna e alcuni vicini intenti a osservare il lancio del Challenger. Dopo pochi secondi, l&#8217;autore del filmato nota qualcosa di strano e riceve conferme dai vicini, che probabilmente hanno già assistito ad altri lanci (quella di Moss è una seconda casa). Poco dopo giungono le prime conferme: lo Shuttle si è disintegrato nel corso del lancio.</p>
<p>In seguito all&#8217;incidente, il presidente Ronald Reagan decise di rimandare di una settimana il tradizionale discorso sullo stato dell&#8217;Unione e diede l&#8217;annuncio del disastro alla nazione, terminando il proprio messaggio con una citazione di  John Gillespie Magee:</p>
<blockquote><p>Non li dimenticheremo mai, né l&#8217;ultima volta li vedemmo, questa mattina, mentre si preparavano per il loro viaggio, salutavano e &#8220;fuggivano dalla scontrosa superficie della Terra&#8221; per &#8220;sfiorare il volto di Dio&#8221;.</p></blockquote>
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		<title>Fine dei giochi: la NASA parcheggia Spirit</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 17:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Niente da fare, Spirit non è riuscito a liberarsi dalla morsa delle sabbie marziane. Attraverso un messaggio pubblicato nella sezione Free Spirit, la NASA ha confermato l&#8217;impossibilità di sbloccare il rover nonostante i numerosi sforzi profusi dal team incaricato di liberare il celebre robot inviato su Marte. La decisione dell&#8217;ente spaziale americano giunge a un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Niente da fare, <strong>Spirit non è riuscito a liberarsi dalla morsa delle sabbie marziane</strong>. Attraverso un messaggio <a title="Now a Stationary Research Platform, NASA's Mars Rover Spirit Starts a New Chapter in Red Planet Scientific Studies" href="http://www.nasa.gov/mission_pages/mer/freespirit.html">pubblicato</a> nella sezione Free Spirit, la NASA ha confermato l&#8217;impossibilità di sbloccare il rover nonostante i numerosi <a title="Piccole grandi manovre su Marte per Spirit" href="http://www.blogalileo.com/piccole-grandi-manovre-su-marte-per-spirit/">sforzi</a> profusi dal team incaricato di liberare il celebre robot inviato su Marte. La decisione dell&#8217;ente spaziale americano giunge a un paio di mesi di distanza dalle prime <a title="Legato a un granello di sabbia" href="http://www.blogalileo.com/legato-a-un-granello-di-sabbia/">manovre</a> eseguite per rimettere in moto Spirit.</p>
<div id="attachment_540" class="wp-caption aligncenter" style="width: 358px"><img class="size-full wp-image-540" title="Il Rover Spirit (credit: NASA)" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2007/11/spirit2.jpg" alt="Il Rover Spirit (credit: NASA)" width="348" height="263" /><p class="wp-caption-text">Il Rover Spirit (credit: NASA)</p></div>
<p>Nel corso degli ultimi sei anni, il rover ha fornito un&#8217;enorme serie di dati e informazioni sul suolo marziano, aiutando i ricercatori a comprendere meglio le caratteristiche del Pianeta Rosso. <strong>Ora per Spirit scatta il piano B</strong>, già previsto dagli esperti della NASA nel caso di un insuccesso: il dispositivo diventerà una stazione di rilevazione fissa e potrà fare affidamento sulla propria fotocamera panoramica e sul proprio spettrometro per inviare nuove informazioni verso la Terra. Ma prima di diventare una sorta di stazione meteo marziana, Spirit dovrà affrontare l&#8217;inverno.<span id="more-2470"></span></p>
<p><strong>Le prossime settimane per il rover saranno cruciali</strong>. Guidandolo dalla Terra, gli esperti della NASA dovranno posizionare il robot in modo tale da poter resistere al gelido inverno marziano. Se la strumentazione sopravviverà alla difficile prova, Spirit potrà essere utilizzato ancora per mesi &#8211; forse anni &#8211; consentendo ai ricercatori di svolgere nuove importanti rilevazioni su Marte.</p>
<p>I tecnici della NASA hanno deciso di non proseguire nell&#8217;opera di liberazione del rover<strong> a causa dell&#8217;avvicinarsi dell&#8217;inverno</strong>. Nell&#8217;area in cui si trova Spirit è ormai autunno inoltrato e le ore di esposizione ai raggi solari sono diminuite sensibilmente, impedendo al dispositivo di ricaricare a sufficienza le proprie batterie. Stando alle ultime stime, a partire da metà febbraio l&#8217;energia non sarà più sufficiente per alimentare i motori elettrici delle ruote. Fino ad allora, le energie di Spirit saranno principalmente utilizzate per aumentare l&#8217;attuale inclinazione del rover e di conseguenza l&#8217;esposizione ai raggi solari e la possibilità di ottenere informazioni anche nel periodo invernale.</p>
<p>I responsabili della missione sembrano essere ottimisti e del resto nel corso della propria permanenza su Marte,<strong> Spirit si è rivelato un rover molto affidabile</strong>. Atterrato sul suolo marziano nel gennaio del 2004 insieme a Opportunity, il robot ha esplorato il Pianeta Rosso per circa sei anni superando i 90 giorni inizialmente previsti per la missione e diventando così un veterano ora in odore di pensione.</p>
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		<title>L&#8217;impronta di un gatto spaziale</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 16:23:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel film del 1978 Il gatto venuto dallo spazio, un gatto extraterrestre estremamente intelligente porta scompiglio sulla Terra mentre è alla ricerca di una soluzione per tornare sul proprio pianeta. La pellicola è naturalmente di fantasia e, fino a oggi, avvistamenti di felini extraterrestri non ce ne sono stati. Eppure il cosmo ospita le tracce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <a title="Il gatto venuto dallo spazio " href="http://www.imdb.it/title/tt0077305/">film</a> del 1978 <em>Il gatto venuto dallo spazio</em>, un gatto extraterrestre estremamente intelligente porta scompiglio sulla Terra mentre è alla ricerca di una soluzione per tornare sul proprio pianeta. La pellicola è naturalmente di fantasia e, fino a oggi, avvistamenti di felini extraterrestri non ce ne sono stati. <strong>Eppure il cosmo ospita le tracce di un gatto</strong>: si tratta della grande nube detta &#8220;Nebulosa Zampa di Gatto&#8221; e catalogata con il meno entusiasmante codice NGC 6334. L&#8217;ammasso di gas e polveri, crogiolo di numerose stelle, si trova nei pressi del centro della Via Lattea ed è stato da poco ritratto dall&#8217;European Southern Observatory (ESO).</p>
<div id="attachment_2456" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://www.eso.org/public/images/eso1003a/"><img class="size-full wp-image-2456" title="NGC 6334 - Nebulosa Zampa di Gatto (credit: ESO)" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2010/01/nebgatto.jpg" alt="NGC 6334 - Nebulosa Zampa di Gatto (credit: ESO)" width="480" height="498" /></a><p class="wp-caption-text">NGC 6334 - Nebulosa Zampa di Gatto (credit: ESO)</p></div>
<p>La Nebulosa Zampa di Gatto <strong>deve il proprio nome alla conformazione della nube</strong> costituita da gas incandescenti che ricorda molto le impronte solitamente lasciate dai gatti. Questa regione di polveri e gas fu notata per la prima volta nel 1837 dall&#8217;astronomo britannico <a title="John Herschel" href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Herschel">John Herschel</a>, che riuscì a identificare con relativa precisione la parte più luminosa della nube.<span id="more-2455"></span></p>
<p>Distante circa 5500 anni luce dalla Terra in direzione della costellazione dello Scorpione, <strong>NGC 6334 ha una estensione pari a circa 50 anni luce</strong>. La nube ci appare rossiccia a causa della dispersione delle componenti di luce blu e verde, assorbite dai corpi celesti, dai gas e dalle polveri che si trovano tra la nebulosa e i nostri punti di osservazione sulla Terra. Alla colorazione rossa contribuisce anche la presenza di ingenti quantità di idrogeno gassoso, che viene &#8220;acceso&#8221; dalle stelle più giovani che si trovano nell&#8217;area di NGC 6334.</p>
<p>E proprio la presenza di numerose stelle massicce ha indotto gli astrofisici ad approfondire lo studio della Nebulosa Zampa di Gatto. Le stelle di recente formazione hanno una massa mediamente <strong>dieci volte superiore rispetto a quella del Sole</strong> e si sono formate nel corso degli ultimi milioni di anni. I gas e le polveri celano, inoltre, alcune stelle estremamente giovani e da poco nate, molto difficili da osservare.</p>
<p>L&#8217;immagine, da poco <a title="On the Trail of a Cosmic Cat" href="http://www.eso.org/public/news/eso1003/">rilasciata</a> dall&#8217;ESO, è stata realizzata attraverso l&#8217;elaborazione di una serie di scatti realizzati dal Wide Field Imager (WFI) montato sul telescopio <a title="The MPG/ESO 2.2m Telescope" href="http://www.eso.org/sci/facilities/lasilla/telescopes/2p2/index.html">MPG/ESO</a> da 2,2 metri dell&#8217;Osservatorio di La Silla in Cile. Le immagini utilizzate per l&#8217;elaborazione finale sono state ottenute attraverso l&#8217;impiego di alcuni filtri colorati e di un particolare filtro appositamente studiato per la rilevazione dell&#8217;idrogeno incandescente. Da lassù, un gatto ci osserva sornione.</p>
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		<title>L&#8217;Universo conosciuto, in sei minuti</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 09:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tempo scorre inesorabile, e non solo sulla Terra dove abbiamo da poco festeggiato l&#8217;inizio di un nuovo anno. Per rendersene conto è sufficiente osservare il magnifico video The Known Universe realizzato con il Digital Universe Atlas curato e costantemente aggiornato dagli astrofisici dell&#8217;American Museum of Natural History di New York. Il filmato, da poco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tempo scorre inesorabile, e non solo sulla Terra dove abbiamo da poco festeggiato l&#8217;inizio di un nuovo anno.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.blogalileo.com/luniverso-conosciuto-in-sei-minuti/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p>Per rendersene conto è sufficiente osservare il magnifico video <em>The Known Universe</em> realizzato con il Digital Universe Atlas curato e costantemente aggiornato dagli astrofisici dell&#8217;<a title=" American Museum of Natural History" href="http://www.amnh.org/">American Museum of Natural History</a> di New York. Il filmato, da poco diffuso online, <strong>offre un viaggio molto affascinante attraverso il Cosmo</strong> per conoscere e comprendere meglio le distanze e lo scorrere del tempo là fuori, oltre il Pianeta azzurro.</p>
<p>Il viaggio inizia sulle vette dell&#8217;Himalaya e prosegue attraverso l&#8217;atmosfera terrestre, il nostro sistema solare, la Via Lattea e le tracce del Big Bang, ciò che si ipotizza diede vita al tutto in cui siamo immersi. Ogni stella, ogni pianeta e qualsiasi altro corpo celeste è riprodotto nel video<strong> nella giusta scala e nell&#8217;effettiva posizione occupata nello spazio</strong> al di qua dello schermo. Una mappa fedele utile per conoscere meglio il Cosmo e forse anche un po&#8217; noi stessi.</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">Buon Anno!</span></h1>
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		<title>Un lampo di luce porta WISE in orbita</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con un lampo di luce nel cielo mattutino della California il Wide-field Infrared Survey Explorer (WISE) ha iniziato ieri il proprio viaggio verso l&#8217;orbita terrestre. Il nuovo telescopio della NASA è stato trasportato da un lanciatore Delta II, che ha successivamente lasciato il satellite in orbita a circa 525 Km di distanza dalla Terra. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con un lampo di luce nel cielo mattutino della California<strong> il Wide-field Infrared Survey Explorer (WISE) ha iniziato ieri il proprio viaggio verso l&#8217;orbita terrestre</strong>. Il nuovo telescopio della NASA è stato trasportato da un lanciatore Delta II, che ha successivamente lasciato il satellite in orbita a circa 525 Km di distanza dalla Terra.</p>
<div id="attachment_2387" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_1544.html"><img class="size-full wp-image-2387" title="credit: Bill Hartenstein/United Launch Alliance " src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/12/wiselaunch.jpg" alt="credit: Bill Hartenstein/United Launch Alliance " width="400" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">credit: Bill Hartenstein/United Launch Alliance </p></div>
<p>Il lancio è andato <a title="NASA's WISE Eye on the Universe Begins All-Sky Survey Mission" href="http://www.nasa.gov/mission_pages/WISE/news/wise20091214.html">secondo i piani</a> e ora il telescopio potrà avviare le prime procedure di calibrazione necessarie per diventare completamente attivo. <strong>WISE consentirà di mappare il cielo attraverso l&#8217;infrarosso</strong>, offrendo nuovi importanti dati agli astronomi per comprendere la conformazione del Cosmo. Ad appena dieci secondi dalla separazione dal lanciatore, il telescopio ha orientato i propri pannelli verso il Sole per accumulare le energie necessarie per il successivo passaggio quando i sistemi del satellite hanno aperto le valvole del criostato, una sorta di bombola contenente idrogeno per mantenere freddi i sensori installati sul dispositivo.</p>
<p><a title="Wide-field Infrared Survey Explorer" href="http://www.nasa.gov/mission_pages/WISE/main/index.html">WISE</a> misura l&#8217;infrarosso, dunque le tracce di calore rilasciate dagli oggetti, e per questo motivo<strong> le sue strumentazioni devono essere mantenute a temperature molto basse</strong>, che possono anche raggiungere i -230 °C. In sostanza, i sensori devono essere più freddi dell&#8217;oggetto osservato per poter funzionare al meglio. Tale condizione consentirà, infatti, di osservare gli aloni di calore prodotti da centinaia di migliaia di asteroidi e naturalmente dai milioni e milioni di stelle e galassie rilevabili a qualche centinaio di chilometri di distanza dal nostro pianeta.</p>
<p>Tra circa un mese, WISE avrà terminato la complessa fase di test e calibrazione della strumentazione e potrà iniziare il delicato lavoro di mappatura del cielo nell&#8217;infrarosso. Un&#8217;operazione analoga fu eseguita circa 26 anni or sono, ma grazie ai nuovi sensori la <strong>nuova mappa sarà molto più dettagliata, nitida e completa dell&#8217;attuale</strong>. Il telescopio avrà un gran da fare lassù e poco tempo per portare a termine la propria missione. Le riserve di idrogeno offriranno un&#8217;autonomia stimata in una decina di mesi, periodo entro il quale dovrà essere completato buona parte del lavoro di osservazione.</p>
<p><strong>La mappa creata da WISE conterrà centinaia di milioni di oggetti </strong>dagli asteroidi alle galassie più distanti passando per i pianeti e i corpi celesti in formazione. Una risorsa molto importante per conoscere meglio ciò che ci circonda e per pianificare le prossime missioni alla scoperta del cosmo. Il lampo di luce di ieri era solo l&#8217;inizio.</p>
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		<title>Farfalle spaziali</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 16:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[microgravità]]></category>
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		<category><![CDATA[stazione spaziale internazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Dallo scorso primo dicembre, quattro farfalle vivono a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). I quattro esemplari di Painted Lady non si sono imbucati su un volo spaziale durante un attimo di disattenzione degli operatori della NASA dalle parti di Cape Canaveral. Le farfalle sono state trasportate a bordo della ISS da una recente missione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dallo scorso primo dicembre, <strong>quattro farfalle vivono a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS)</strong>. I quattro esemplari di Painted Lady non si sono imbucati su un volo spaziale durante un attimo di disattenzione degli operatori della NASA dalle parti di Cape Canaveral. Le farfalle sono state trasportate a bordo della ISS da una recente <a title="STS-129 " href="http://www.nasa.gov/mission_pages/shuttle/shuttlemissions/sts129/launch/index.html">missione</a> dello Shuttle e fanno parte di un interessante esperimento per valutare gli effetti della microgravità sugli esseri viventi.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.blogalileo.com/farfalle-spaziali/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p>Lo scorso 16 novembre, l&#8217;equipaggio dello Shuttle Atlantis ha trasferito una teca contenente quattro bruchi sulla Stazione Spaziale Internazionale. Sopravvissuti all&#8217;avventuroso viaggio, <strong>i quattro bruchi sono andati regolarmente incontro alla metamorfosi</strong> trasformandosi in quattro colorate farfalle nonostante le condizioni di gravità ben diverse da quelle terrestri.<span id="more-2359"></span></p>
<p>Coordinato dalla <a title="The University of Kansas" href="http://www.ku.edu/">University of Kansas</a> e da <a title="Bioserve Space Technologies" href="http://www.colorado.edu/engineering/BioServe/">Bioserve Technologies</a>, l&#8217;esperimento non si svolge solamente sulla ISS, ma anche ad alcune migliaia di chilometri più in basso, dove<strong> gli studenti delle scuole statunitensi partecipanti hanno replicato il test nelle loro classi</strong>. Tale condizione consentirà ai partecipanti di confrontare le dinamiche dello sviluppo e il comportamento delle farfalle in orbita con i loro gruppi di controllo creati a Terra in condizioni sostanzialmente standard.</p>
<p>Come si evince dai primi video <a title="National Space Biomedical Research Institute su Facebook" href="http://www.facebook.com/posted.php?id=42159119191&amp;share_id=370105785432&amp;comments=1#s370105785432">forniti</a> dagli organizzatori del progetto, le farfalle sulla Stazione Spaziale Internazionale godono di buona salute, <strong>ma faticano non poco nell&#8217;adattarsi alle condizioni di microgravità </strong>e alle dimensioni della teca. Il loro peso sulla ISS è inferiore rispetto a quello sulla Terra e ciò compromette la loro capacità di volare: gli esemplari compiono piccoli balzi seguendo il loro istinto, ma non riescono a mantenere un buon assetto per rimanere sospesi in aria a lungo.</p>
<p><strong>Gli effetti dovuti alla microgravità sono tra i più studiati a bordo della ISS</strong>. Dal 2007, per esempio, sono stati avviati alcuni test per valutare le conseguenze della parziale assenza di gravità sugli esseri umani. Un modulo della Stazione sarà progressivamente dedicato allo studio degli effetti della microgravità sullo sviluppo e il metabolismo di vegetali e piccoli esseri viventi. L&#8217;obiettivo è raccogliere quanti più dati possibile per comprendere meglio alcune tematiche legate alla fisica, come la meccanica dei fluidi, e alcuni processi biochimici come la possibile formazione di nuove proteine assenti sulla Terra. Il batter d&#8217;ali delle farfalle è solo un inizio.</p>
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		<title>Tre telescopi per una nebulosa</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 16:27:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa suggestiva immagine ritrae la Nebulosa del Granchio ed è il risultato di un vero e proprio puzzle stellare. L&#8217;elaborazione grafica è stata ottenuta utilizzando i dati forniti da tre differenti sistemi di osservazione del cosmo messi a punto nel corso degli anni dalla NASA. Le parti di colore blu/azzurro dell&#8217;immagine sono il risultato delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa suggestiva immagine ritrae la Nebulosa del Granchio ed è il <strong>risultato di un vero e proprio puzzle stellare</strong>. L&#8217;elaborazione grafica è stata ottenuta utilizzando i dati forniti da tre differenti sistemi di osservazione del cosmo messi a punto nel corso degli anni dalla NASA.</p>
<div id="attachment_2344" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-2344" title="Nebulosa del Granchio (credit: X-ray: NASA/CXC/SAO/F.Seward; Optical: NASA/ESA/ASU/J.Hester &amp; A.Loll; Infrared: NASA/JPL-Caltech/Univ. Minn./R.Gehrz)" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/12/neb_granchio.jpg" alt="neb_granchio" width="400" height="381" /><p class="wp-caption-text">Nebulosa del Granchio (credit: X-ray: NASA/CXC/SAO/F.Seward; Optical: NASA/ESA/ASU/J.Hester &amp; A.Loll; Infrared: NASA/JPL-Caltech/Univ. Minn./R.Gehrz)</p></div>
<p>Le parti di colore blu/azzurro dell&#8217;immagine sono il risultato delle rilevazioni effettuate da <a title="Chandra" href="http://chandra.harvard.edu/index.html">Chandra</a>, un potente telescopio a raggi X in orbita intorno alla Terra da ormai una decina di anni. Le porzioni con una colorazione tra il rosso e il giallo sono il frutto delle osservazioni del telescopio spaziale <a title="Hubble" href="http://hubble.nasa.gov/">Hubble</a>, mentre le aree in viola sono state rilevate dallo <a title="Spitzer Space Telescope" href="http://spitzer.caltech.edu/">Spitzer Space Telescope</a> nello spettro dell&#8217;infrarosso.<span id="more-2343"></span></p>
<p>Il soggetto ritratto è la Nebulosa del Granchio ed è ciò che rimane della <strong>devastante esplosione di una supernova avvistata sulla Terra nel luglio del 1054</strong> e segnalata da alcuni astronomi cinesi e arabi di quel tempo. La nebulosa si trova a oltre 6.500 anni luce di distanza dalla Terra ed è visibile osservando la costellazione del Toro. L&#8217;esplosione registrata nel 1054 avvenne dunque diverse migliaia di anni prima, intorno al 5400 prima dell&#8217;era volgare. La Nebulosa del Granchio si espande a una velocità stimata di circa 1.500 chilometri al secondo e ospita al proprio centro una stella di neutroni (Pulsar del Granchio).</p>
<p>Nell&#8217;immagine da poco <a title="The Crab Nebula: A Cosmic Icon " href="http://chandra.harvard.edu/photo/2009/crab/">rilasciata</a>, e basata su una serie di rilevazioni condotte tra il 2001 e il 2004,<strong> l&#8217;immagine realizzata ai raggi X ha una estensione minore rispetto alle altre</strong> poiché gli elettroni coinvolti nel processo di emissione dei raggi X emettono energia molto più rapidamente degli elettroni legati all&#8217;emissione della luce nello spettro del visibile e dell&#8217;infrarosso.</p>
<p>Il formidabile scatto frutto del lavoro dei tre telescopi consentirà agli astronomi di approfondire le conoscenze sulla Nebulosa del Granchio, uno degli oggetti celesti maggiormente studiati, e di comprendere meglio le dinamiche legate alle stelle di neutroni.</p>
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