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	<title>bloGalileo &#187; Curiosità</title>
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	<description>la Scienza che orbita intorno</description>
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		<title>Una nebulosa nella nube</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 17:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Piccola Nube di Magellano è una galassia nana in orbita intorno alla via Lattea, la galassia in cui si trova il nostro Pianeta. Grazie alla propria luminosità, una delle regioni più note della Piccola Nube di Magellano è l&#8217;area NGC 346 qui ritrattata in una immagine da poco rilasciata dall&#8217;ESO (European Southern Observatory). Distante oltre 210mila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Piccola Nube di Magellano è una galassia nana in orbita intorno alla via Lattea, la galassia in cui si trova il nostro Pianeta. Grazie alla propria luminosità, <strong>una delle regioni più note della Piccola Nube di Magellano è l&#8217;area NGC 346</strong> qui ritrattata in una immagine da poco <a title="Light, Wind and Fire" href="http://www.eso.org/public/news/eso1008/">rilasciata</a> dall&#8217;ESO (European Southern Observatory).</p>
<div id="attachment_2557" class="wp-caption aligncenter" style="width: 485px"><a href="http://www.eso.org/public/images/eso1008a/"><img class="size-full wp-image-2557" title="NGC 346 - credit: ESO" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2010/02/ngc346.jpg" alt="NGC 346 - credit: ESO" width="475" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">NGC 346 - credit: ESO</p></div>
<p>Distante oltre 210mila anni luce,<strong> NGC 346 ha un&#8217;estensione pari a circa 200 anni luce </strong>ed è classificata come un ammasso di stelle, ovvero un insieme stellare nato dalla medesima nube di materia collassata. La regione della Piccola Nube di Magellano deve la propria luminosità ai gas presenti al suo interno &#8220;accesi&#8221; dalle stelle che giacciono nella nebulosa.</p>
<p>La maggior parte delle stelle di NGC 346 <strong>hanno un&#8217;eta giovane di pochi milioni di anni</strong> e si sono formate grazie ai violenti venti originati dall&#8217;esplosione di una stella massiva, che portò grandi quantità di materia a comprimersi fino a formare i nuovi corpi celesti. Il crogiolo di stelle è stato immortalato dal Wide Field Imager (WFI) del telescopio MPG/ESO dell&#8217;osservatorio di La Silla in Cile.</p>
<p>Grazie alla particolare definizione dell&#8217;immagine, resa possibile dall&#8217;utilizzo di un <strong>telescopio da 2,2 metri</strong>, gli astrofisici potranno approfondire le loro conoscenze sulle dinamiche che portano alla formazione di nuove stelle, comprendendo meglio i fenomeni che accendono il Cosmo.</p>
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		<title>Tra Terra e cielo</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 08:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte la Scienza incrocia l&#8217;arte e la poesia sul proprio cammino. Durante lo scorso 9 febbraio, un astronauta della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha immortalato lo Shuttle Endeavour intento a compiere la propria danza di avvicinamento per agganciarsi alla ISS. Fa da sfondo al particolare incontro l&#8217;orizzonte del nostro Pianeta. Lo scatto è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte la Scienza incrocia l&#8217;arte e la poesia sul proprio cammino.</p>
<div id="attachment_2518" class="wp-caption aligncenter" style="width: 495px"><a href="http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_1592.html"><img class="size-full wp-image-2518" title="credit: NASA.gov" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2010/02/endiss.jpg" alt="credit: NASA.gov" width="485" height="364" /></a><p class="wp-caption-text">credit: NASA.gov</p></div>
<p>Durante lo scorso 9 febbraio, un astronauta della Stazione Spaziale Internazionale (ISS)<strong> ha immortalato lo Shuttle Endeavour</strong> intento a compiere la propria danza di avvicinamento per agganciarsi alla ISS. Fa da sfondo al particolare incontro l&#8217;orizzonte del nostro Pianeta.</p>
<p>Lo scatto è stato da poco <a title="Shuttle Silhouette" href="http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_1592.html">diffuso</a> dalla NASA ed è destinato a diventare una delle immagini maggiormente emblematiche della missione spaziale <a title="STS-130 Mission Information" href="http://www.nasa.gov/mission_pages/shuttle/shuttlemissions/sts130/index.html">STS-130</a> iniziata lo scorso 8 febbraio e destinata a terminare il 21. La nuova visita dello Shuttle consentirà di installare il <strong>Nodo 3</strong> della Stazione Spaziale Internazionale e <strong>Cupola</strong>, un innovativo <a title="Windows on the Universe" href="http://www.nasa.gov/missions/shuttle/f_cupola.html">modulo</a> che offrirà agli occupanti della ISS una vista a 360° per controllare le passeggiate spaziali degli astronauti, le operazioni di attracco e l&#8217;osservazione di alcuni corpi celesti, Terra compresa naturalmente.</p>
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		<title>Risveglio sott&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 16:46:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[eruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 3 febbraio il vulcano sommerso Fukutoku-Okanoba si è risvegliato con una poderosa esplosione. Fumo, vapore e ceneri sono improvvisamente comparsi sulla superficie dell&#8217;acqua superando gli 80 metri di altezza. L&#8217;immagine dell&#8217;inquietante evento è stata scattata da un elicottero della Guardia Costiera giapponese, che si trovava casualmente nell&#8217;area insieme alla nave di supporto Yasmina. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 3 febbraio il vulcano sommerso <a title="Fukutoku-Okanoba" href="http://www.volcano.si.edu/world/volcano.cfm?vnum=0804-13=">Fukutoku-Okanoba</a> <strong>si è risvegliato </strong>con una poderosa esplosione. Fumo, vapore e ceneri sono improvvisamente comparsi sulla superficie dell&#8217;acqua superando gli 80 metri di altezza.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2513" title="credit: Japan Coast Guard" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2010/02/fktokn.jpg" alt="credit: Japan Coast Guard" width="450" height="235" /></p>
<p>L&#8217;immagine dell&#8217;inquietante evento è stata <a rel="lightbox" title="Undersea Volcano Erupts, May Form New Island" href="http://news.nationalgeographic.com/news/2010/02/photogalleries/100210-undersea-volcano-island-japan-pictures/#025847_600x450.jpg">scattata</a> da un elicottero della Guardia Costiera giapponese, che si trovava casualmente nell&#8217;area insieme alla nave di supporto Yasmina. Stando alle prime informazioni, <strong>nessun segnale avrebbe consentito agli esperti di rilevare l&#8217;imminente eruzione</strong> del Fukutoku-Okanoba. L&#8217;esplosione è giunta violenta e sostanzialmente inattesa.</p>
<p>Ricercatori e Guardia Costiera raccoglieranno ora nuove informazioni ed effettueranno <strong>alcune rilevazioni nell&#8217;area interessata</strong>, che a scopo precauzionale è stata interdetta alla navigazione. Il vulcano si trova a sud a circa 1.200 km di distanza da Tokyo e la sua ultima eruzione nota risale allo scorso 2005.</p>
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		<title>Wasabi nell&#8217;aria, al fuoco!</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 10:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;isotiocianato di allile (CH2CHCH2NCS) è il primo responsabile del sapore particolarmente piccante di alcune salse come la senape e il wasabi, la pasta di color verde utilizzata per accompagnare il sushi. Oltre a essere un&#8217;ottima risorsa per la preparazione di numerosi piatti saporiti, il composto potrebbe presto rivelarsi un valido alleato degli individui con seri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-2494" title="credit: not found" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2010/02/wasabi.jpg" alt="credit: not found" width="150" height="136" />L&#8217;<a title="Isotiocianato di allile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Isotiocianato_di_allile">isotiocianato di allile</a> (CH<sub>2</sub>CHCH<sub>2</sub>NCS) è il primo responsabile del <strong>sapore particolarmente piccante di alcune salse come la senape e il wasabi</strong>, la pasta di color verde utilizzata per accompagnare il sushi. Oltre a essere un&#8217;ottima risorsa per la preparazione di numerosi piatti saporiti, il composto potrebbe presto rivelarsi un valido alleato degli individui con seri problemi di udito.</p>
<p>Partendo dai normali rivelatori per il fumo, una società giapponese ha <a title="Wasabi smoke alarm raises a stink in Japan" href="http://news.cnet.com/8301-17938_105-10443919-1.html">realizzato</a> un nuovo allarme antincendio in grado di <strong>riprodurre il forte odore del wasabi al posto del tradizionale avviso sonoro</strong>. In presenza di un incendio, il dispositivo emette isotiocianato di allile, mentre un LED di colore rosso inizia a lampeggiare per attirare ulteriormente l&#8217;attenzione. Il sistema odoroso si rivela molto utile per destare dal sonno gli individui con problemi di udito potenzialmente in pericolo a causa delle fiamme.<span id="more-2491"></span></p>
<p>Il rivelatore di fumo è stato testato su un gruppo di volontari, affetti da sordità e non, nel corso della loro fase di sonno profondo. <strong>Entro due minuti e mezzo tutti i partecipanti si sono svegliati</strong> a causa dell&#8217;odore estremamente penetrante del wasabi. Una fase successiva di test ha consentito di calibrare meglio il dispositivo anticendio per ridurre i tempi del risveglio e i casi di irritazione temporanea degli occhi dovuti alla concentrazione di isotiocianato di allile.</p>
<p>L&#8217;insolito sistema di allarme è stato messo in commercio nel corso del 2009 dopo due anni di sviluppo, <strong>ma non ha incontrato molto successo sul mercato</strong> a causa del prezzo richiesto. L&#8217;unico modello disponibile costa ben 560 dollari, ma la società produttrice confida di realizzare presto una nuova versione in grado di far abbattere il prezzo fino a 225 dollari.</p>
<p>La salvezza di qualche vita umana potrebbe avere presto il sapore del wasabi&#8230;</p>
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		<title>La voce dell&#8217;Antartide</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 17:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa sta accadendo in questo momento nelle profondità dell&#8217;Oceano Antartico? Per scoprirlo è sufficiente cliccare sul tasto play (il piccolo triangolo) qui sotto e mettersi all&#8217;ascolto dell&#8217;Antartide. I rumori che sentite provengono in diretta da sott&#8217;acqua e sono registrati da due idrofoni del PALAOA (PerenniAL Acoustic Observatory in the Antarctic Ocean), una stazione di rilevazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa sta accadendo in questo momento nelle profondità dell&#8217;Oceano Antartico</strong>? Per scoprirlo è sufficiente cliccare sul tasto play (il piccolo triangolo) qui sotto e mettersi all&#8217;ascolto dell&#8217;Antartide.</p>
<p style="text-align: center;">
I rumori che sentite <strong>provengono in diretta da sott&#8217;acqua </strong>e sono registrati da due idrofoni del <a title="PALAOA: PerenniAL Acoustic Observatory in the Antarctic Ocean" href="http://www.awi.de/en/research/new_technologies/marine_observing_systems/ocean_acoustics/palaoa/">PALAOA</a> (PerenniAL Acoustic Observatory in the Antarctic Ocean), una stazione di rilevazione autonoma collocata sulla piattaforma di ghiaccio Ekström e alimentata grazie all&#8217;energia del vento e del sole. I dati rilevati dal PALAOA vengono poi inviati alla base tedesca in Antartide <a title="Neumayer Station" href="http://www.awi.de/en/infrastructure/stations/neumayer_station/">Neumayer</a>, che a sua volta invia il segnale a un satellite che provvede a trasmetterlo all&#8217;Alfred-Wegener-Institut für Polar- und Meeresforschung in Germania.<span id="more-2462"></span></p>
<p>La qualità dell&#8217;audio non è particolarmente alta poiché la trasmissione serve per ragioni scientifiche e non per il semplice ascolto della voce dell&#8217;Antartide. <strong>Gli idrofoni captano principalmente i versi degli animali marini</strong> e forniscono un audio dal volume particolarmente variabile.</p>
<p>Il PALAOA è già attivo da alcuni anni e le registrazioni finora <a title="PALAOA - Transmitting live from the Ocean below the Antarctic Ice" href="http://www.awi.de/en/research/new_technologies/marine_observing_systems/ocean_acoustics/palaoa/palaoa_livestream/">realizzate</a>, e in corso di realizzazione, consentiranno di analizzare le specie in base alle loro vocalizzazioni, il numero di esemplari presenti nel raggio di azione degli idrofoni e i possibili effetti causati dal passaggio delle imbarcazioni. Cercare le informazioni rilevanti nel continuo flusso acustico non è naturalmente semplice. I ricercatori hanno così realizzato un <strong>sistema di analisi in tempo reale</strong> dei dati per distinguere soprattutto le vocalizzazioni dei grandi mammiferi marini.</p>
<p>Buon ascolto!</p>
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		<title>Qui un tempo era tutta biosfera</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 11:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A oltre 20 anni dalla costruzione, Biosfera 2 non gode di buona salute. Il progetto era nato per replicare la biosfera, quella che consente la vita qui sulla Terra, in un ambiente isolato per verificare la possibilità di ricreare un ecosistema completo e autosufficiente su altri pianeti e per studiare alcuni particolari processi biologici. Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A oltre 20 anni dalla costruzione, <strong>Biosfera 2 non gode di buona salute</strong>.  Il progetto era nato per replicare la biosfera, quella che consente la vita qui sulla Terra, in un ambiente isolato per verificare la possibilità di ricreare un ecosistema completo e autosufficiente su altri pianeti e per studiare alcuni particolari processi biologici. Una iniziativa ambiziosa e dai trascorsi alquanto travagliati.</p>
<div id="attachment_2428" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://www.noahsheldon.com/biosphere.html"><img class="size-full wp-image-2428   " title="credit: Noah Sheldon" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2010/01/biosph.jpg" alt="Noah Sheldon" width="480" height="360" /></a><p class="wp-caption-text">credit: Noah Sheldon</p></div>
<p>La struttura di Biosfera 2 occupa uno spazio pari a circa 12.700 metri quadri nei pressi di <a title="Oracle - Google Maps" href="http://tinyurl.com/biosph2">Oracle</a> in Arizona (Stati Uniti). Avviato inizialmente dalla Space Biosphere Ventures, <strong>il progetto è fino a ora costato più di 200 milioni di dollari</strong>, ma non ha portato ai risultati sperati a causa di una gestione poco trasparente sia sul fronte amministrativo che su quello scientifico, con polemiche anche molto accese nel corso degli anni Novanta.<span id="more-2427"></span></p>
<p>Un primo esperimento fu condotto tra il 1991 e il 1993 da un nutrito team di ricercatori, tra i quali spiccava lo specialista in studi sulla longevità <a title="Walford.com" href="http://www.walford.com/">Roy Walford</a>. All&#8217;interno della struttura erano stati ricreati alcuni particolari ambienti comprendenti una barriera corallina, un deserto, un&#8217;area con caratteristiche simili a quelle della savana, zone per la coltivazione e un complesso abitativo e di ricerca. L&#8217;inattesa alta concentrazione di anidride carbonica causata dai batteri ospitati nell&#8217;ecosistema &#8220;in vitro&#8221; <strong>portò alla rapida morte di numerose specie vegetali </strong>alla quale si cercò di sopperire introducendo ossigeno dall&#8217;esterno, vanificando di fatto uno dei principali obiettivi dell&#8217;intera missione.</p>
<p>Le missioni successive non hanno portato a grandi risultati, ma la struttura è stata utilizzata per esperimenti su scala ridotta dalla Columbia University<strong> prima di essere trasformata in una attrazione per i turisti</strong>. Biosfera 2 è ora <a title="Biosphere 2 - UA" href="http://www.b2science.org/">gestita</a> dalla Arizona University, ma al momento i test eseguiti sono distanti dall&#8217;idea originaria nata circa 20 anni fa. Lo <a title="The Sad State of Biosphere 2, Sixteen Years Later" href="http://www.divinecaroline.com/22355/90964-sad-state-biosphere-2#1">stato</a> della struttura è illustrato efficacemente dagli scatti realizzati da <a title="Noah Sheldon: Photography" href="http://www.noahsheldon.com/biosphere.html">Noah Sheldon</a> che raccontano la realtà di un ambiente disabitato e decadente. Una sorta di <em><a title="Il Mondo senza di noi" href="http://www.blogalileo.com/il-mondo-senza-di-noi/">Mondo senza di noi</a></em> in miniatura.</p>
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		<title>Condylura Cristata, la talpa dal muso stellato che respira sott&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 15:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Condylura Cristata, per gli amici Talpa dal Muso Stellato, è una talpa che popola parte dell&#8217;area orientale del Canada e del nord-est degli Stati Uniti. Lungo generalmente una ventina di centimetri, questo simpatico mammifero pesa intorno ai 50 grammi e possiede 44 denti. Ciò che, però, distingue questa talpa da tutte le altre talpe finora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Condylura Cristata</em>, <strong>per gli amici Talpa dal Muso Stellato</strong>, è una talpa che popola parte dell&#8217;area orientale del Canada e del nord-est degli Stati Uniti.</p>
<div id="attachment_857" class="wp-caption aligncenter" style="width: 433px"><a href="http://macroevolution.narod.ru"><img class="size-full wp-image-857 " title="Condylura Cristata - Talpa dal muso stellato (credit: http://macroevolution.narod.ru)" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2008/11/condylura_cristata.jpg" alt="Condylura Cristata - Talpa dal muso stellato  (credit: http://macroevolution.narod.ru)" width="423" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">Condylura Cristata - Talpa dal muso stellato (credit: http://macroevolution.narod.ru)</p></div>
<p>Lungo generalmente una ventina di centimetri, questo simpatico mammifero pesa intorno ai 50 grammi e possiede 44 denti. Ciò che, però, distingue questa talpa da tutte le altre talpe finora conosciute è la particolare conformazione del muso, <strong>costellato da 22 piccoli tentacoli</strong>. Estremamente mobili e carnosi, di un bel colorito rosato, i tentacoli vengono utilizzati dalla <em>Condylura Cristata</em> per tastare il terreno in cerca di cibo. Le talpe dal muso stellato sono infatti estremamente golose di vermi, insetti e anche di piccoli crostacei.<span id="more-856"></span></p>
<p><strong>Grazie agli oltre centomila recettori presenti sui tentacoli del muso</strong>, questa particolare specie di talpa riesce a identificare con estrema precisione le prede benché sia pressoché cieca. Ogni preda si tramuta rapidamente in un vero e proprio banchetto poiché le dimensioni estremamente ridotte consentono alla <em>Condylura Cristata</em> di muoversi molto agilmente negli angusti tunnel scavati nel terreno. In meno di dieci millisecondi questa talpa riesce a capire se la preda sia commestibile o meno, mentre per deglutire completamente il cibo impiega poco più di 100 millisecondi. Una famelica velocista.</p>
<p>Oltre a muoversi rapidamente sottoterra, <strong>la <em>Condylura Cristatata</em> è anche una discreta nuotatrice</strong>, in grado di <a href="http://www.nature.com/nature/journal/v444/n7122/abs/4441024a.html">annusare anche sott&#8217;acqua</a>, espirando e inspirando repentinamente alcune piccole bolle d&#8217;aria sugli oggetti da fiutare. Una piccola meraviglia della Natura senza pari, ancora noti, in tutto il regno animale.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.blogalileo.com/condylura-cristata-la-talpa-dal-muso-stellato-che-respira-sottacqua/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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		<title>Ecco da dove viene la polvere</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 17:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
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		<description><![CDATA[Mobili, scaffali, pensili e pavimenti tendono inesorabilmente a impolverarsi nonostante i nostri sforzi per mantenere la casa pulita, linda e profumata. Ma da dove arriva la polvere? Un gruppo di ricercatori ha recentemente provato a dare una risposta a questo enigma domestico. Secondo un team di ricerca della University of Arizona, la polvere che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-2282" title="credit: pending" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/11/piumino.jpg" alt="credit: pending" width="160" height="180" />Mobili, scaffali, pensili e pavimenti tendono inesorabilmente a impolverarsi nonostante i nostri sforzi per mantenere la casa pulita, linda e profumata. <strong>Ma da dove arriva la polvere?</strong> Un gruppo di ricercatori ha recentemente provato a dare una risposta a questo enigma domestico.</p>
<p>Secondo un team di ricerca della University of Arizona,<strong> la polvere che si deposita nelle nostre case proviene principalmente dall&#8217;esterno</strong>. Stando ai risultati dello studio condotto dai ricercatori David Layton e Paloma Beamer, la patina polverosa che tende a ricoprire mobili e pavimenti è composta da un mix di: cellule della pelle ormai morte, fibre provenienti dai tessuti dei tappeti e degli arredi, particelle portate dall&#8217;aria o dalle suole delle nostre scarpe dall&#8217;esterno.<span id="more-2281"></span></p>
<p>Il gruppo di ricerca ha così potuto rilevare la presenza di <strong>componenti potenzialmente pericolosi</strong> per la nostra salute nella polvere come piombo e arsenico, provenienti dall&#8217;esterno e in grado di contaminare il luogo in cui viviamo. Un pericolo soprattutto per i bambini, che spesso portano alla bocca i loro giocattoli entrando in contatto con queste sostanze.</p>
<p>Per giungere a questi risultati, <strong>Layton e colleghi hanno sviluppato un modello al computer </strong>per elaborare i percorsi e le modalità di diffusione delle particelle provenienti dall&#8217;esterno attraverso l&#8217;aria e il terreno. Secondo questo modello, calibrato sulle case del Midwest americano, circa il 60% della polvere presente nelle case proviene dall&#8217;esterno, mentre il restante 40% viene prodotto dagli stessi abitanti attraverso la perdita di capelli, cellule epiteliali e l&#8217;attrito sui tessuti degli arredi che provoca il distaccamento delle fibre tessili.</p>
<p>Oltre la metà dell&#8217;arsenico rilevato nella polvere dei pavimenti proviene dalle particelle di questo veleno solitamente presenti nell&#8217;aria con un certo grado di inquinamento, mentre il restante viene portato in casa per &#8220;via terra&#8221; attraverso le suole delle scarpe, vestiti o altri oggetti.</p>
<p>Il modello messo a punto dai ricercatori della University of Arizona, e <a title="Migration of Contaminated Soil and Airborne Particulates to Indoor Dust" href="http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/es9003735">descritto</a> recentemente sulla rivista scientifica <em>Environmental Science &amp; Technology</em>, potrebbe essere utilizzato per elaborare nuove strategie tese a<strong> ridurre la presenza degli elementi potenzialmente pericolosi </strong>per la nostra salute presenti nella polvere in ambiente domestico. Uno studio dei flussi e dei percorsi compiuti dalle polveri potrebbero inoltre aprire la strada a nuove soluzioni per contrastare le allergie.</p>
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		<title>Corto magnetico</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 16:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Fisica]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[campi magnetici]]></category>
		<category><![CDATA[isff 2009]]></category>
		<category><![CDATA[magnetic movie]]></category>
		<category><![CDATA[magnetismo]]></category>
		<category><![CDATA[sole]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;affascinante cortometraggio Magnetic Movie ha conquistato uno dei premi dell&#8217;Immagine Science Film Festival 2009. Un riconoscimento meritato per un film che ci mostra ciò che solitamente è precluso alla nostra vista. Il breve filmato illustra la natura caotica e in continua mutazione dei campi magnetici. Le immagini sono state girate nei pressi degli Space Sciences [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;affascinante cortometraggio <em>Magnetic Movie</em> ha <a title="Campi magnetici" href="http://www.keplero.org/2009/10/campi-magnetici.html">conquistato</a> uno dei premi dell&#8217;<strong>Immagine Science Film Festival 2009</strong>. Un <a title="ISFF 2009 WINNING FILMS" href="http://www.imaginesciencefilms.com/festival-2/isff-2009-winning-films/">riconoscimento</a> meritato per un film che ci mostra ciò che solitamente è precluso alla nostra vista.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.blogalileo.com/corto-magnetico/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p>Il breve filmato<strong> illustra la natura caotica e in continua mutazione dei campi magnetici</strong>. Le immagini sono state girate nei pressi degli <a title="Space Sciences Laboratory (SSL) at Berkeley" href="http://www.ssl.berkeley.edu/">Space Sciences Laboratories</a> della NASA (UC Berkeley) e sono accompagnate dalle voci di alcuni ricercatori, intenti a illustrare il frutto delle loro scoperte legate principalmente allo studio del Sole.</p>
<p>Nei laboratori, gli scienziati riproducono in scala e studiano i <strong>devastanti eventi che si verificano sulla nostra stella</strong>, dagli effetti della fotosfera ai potenti venti solari, che reagiscono con il campo magnetico terrestre creando le aurore ai poli.</p>
<p>Gli autori del corto hanno combinato le conoscenze scientifiche con alcuni particolari effetti sonori e visivi molto coinvolgenti e in grado di riprodurre fedelmente le dinamiche dei campi magnetici e di renderle visibili. Un <strong>piccolo capolavoro anche di divulgazione</strong>, che nel corso degli ultimi anni ha calamitato &#8211; è il caso di dirlo &#8211; una <a title="Magnetic Movie" href="http://www.semiconductorfilms.com/root/Magnetic_Movie/Magnetic.htm">considerevole mole</a> di premi.</p>
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		<title>Nephila komaci e le disparità di genere</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 17:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Insecta]]></category>
		<category><![CDATA[aracnidi]]></category>
		<category><![CDATA[nephila komaci]]></category>
		<category><![CDATA[ragnatele]]></category>
		<category><![CDATA[ragno]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni anno si scoprono tra le 400 e le 500 nuove specie di ragno. Questo particolare ordine di aracnidi è molto affollato, basti pensare che le specie finora conosciute superano quota 41mila, e fornisce spesso nuove interessanti scoperte. Un gruppo di ricercatori ha da poco confermato di aver identificato una nuova specie appartenente alla famiglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno si scoprono tra le <strong>400 e le 500 nuove specie di ragno</strong>. Questo particolare ordine di aracnidi è molto affollato, basti pensare che le specie finora conosciute superano quota 41mila, e fornisce spesso nuove interessanti scoperte.</p>
<div id="attachment_2238" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-2238" title="credit: Plos ONE" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/10/nephilakom.jpg" alt="credit: Plos ONE" width="350" height="211" /><p class="wp-caption-text">credit: Plos ONE</p></div>
<p>Un gruppo di ricercatori ha da poco confermato di <strong>aver identificato una nuova specie </strong>appartenente alla famiglia di ragni <em>Nephilidae</em>, noti per essere in grado di creare ragnatele estremamente ampie con un diametro che può raggiungere il metro di ampiezza. La nuova specie, identificata per la prima volta nel 2000 in una collezione e nel 2007 &#8220;sul campo&#8221;, è stata battezzata <em>Nephila komaci</em> e vive principalmente in Sudafrica e in Madagascar.<span id="more-2237"></span></p>
<p>Le femmine di <em>Nephila komaci</em><strong> possono essere fino a 10 volte più grandi degli esemplari maschi</strong> e possono raggiungere un diametro complessivo intorno ai 12 centimetri. Una disparità di genere molto marcata a tal punto da essere considerata senza pari tra tutti gli animali terrestri del globo.</p>
<p>Secondo gli autori della ricerca, <a title="Discovery of the Largest Orbweaving Spider Species: The Evolution of Gigantism in Nephila" href="http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0007516">pubblicata</a> sulla rivista scientifica <em>Plos ONE</em> lo scorso 21 ottobre, le dimensioni delle femmine di <em>Nephila komaci</em> <strong>sarebbero aumentate nel tempo nel corso dell&#8217;evoluzione</strong>, mentre i maschi avrebbero mantenuto le loro dimensioni sostanzialmente invariate. Tale disparità è giustificata dalla necessità per le femmine di difendere loro stesse e la prole dai predatori.</p>
<p>Le dimensioni più grandi permettono, inoltre, agli esemplari di sesso femminile di <strong>ospitare un maggior numero di uova</strong> e dunque di aumentare le probabilità di proseguire la specie in un ambiente estremamente competitivo per la vita come l&#8217;habitat africano.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span><strong><br />
</strong></span></span></p>
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