Archive for the ‘Mente’ Category

 
Lug
04
Scritto da anecòico in Mente il 4 Luglio 2008

Perché è così difficile accettare la morte di una persona a noi cara? Un recente studio dimostra come, paradossalmente, la causa di tanto dolore possa essere il centro del piacere del nostro cervello.

Un lutto porta la maggior parte delle persone a un forte senso di tristezza che spesso si protrae per alcune settimane e, in alcuni casi, anche per interi mesi per poi scemare gradualmente. Una piccola percentuale, invece, non riesce a uscire dal dolore provocato dal lutto a tal punto da non riuscire a condurre nuovamente una vita normale. Queste persone entrano, cioè, in uno stato di tristezza cronica.
Accurati esami condotti attraverso le risonanze magnetiche funzionali, che valutano cioè il volume di sangue che affluisce alle varie aree del cervello, avevano già dimostrato come la tristezza sia in grado di attivare le zone dell’encefalo deputate a percepire ed elaborare il dolore. Tuttavia, nessuno studio si era ancora occupato di osservare la reazione del cervello agli stati di tristezza ormai cronicizzata.

Partendo da questo presupposto, un gruppo di ricercatori guidato dalla psicologa Mary-Frances O’Connor (University of California) ha condotto accertamenti clinici su 23 donne volontarie reduci da una grave perdita nell’arco degli ultimi 5 anni di un famigliare stretto, madre o sorella, a causa del cancro al seno. Il team di ricerca ha suddiviso le donne in due gruppi: sofferenti (A) e sofferenti croniche (B). Alle volontarie sono state poi mostrate una sessantina di fotografie che riportavano l’immagine della famigliare scomparsa e quella di una persona sconosciuta, corredate con una parola legata all’area semantica del lemma “cancro” o completamente slegata dal contesto. Continua la lettura »



 
Giu
23
Scritto da anecòico in Curiosità, Mente il 23 Giugno 2008

Per numerosi individui, rimandare a domani ciò che potrebbero fare oggi è una naturale condizione di vita. I procrastinatori, infatti, tendono a temporeggiare enormemente, rimandando in continuazione il loro impegno per svolgere qualsiasi compito. Giunti al limite della scadenza, gli artisti del rimando si attivano trasformandosi in velocisti obbligati a completare in fretta e furia il loro incarico prima della scadenza definitiva.

Se l’attività di un procrastinatore fosse rappresentata da una linea in un grafico, noteremmo come questa - da perfettamente orizzontale - tenderebbe a inclinarsi spaventosamente nell’ultimo delta di tempo che precede la scadenza del compito assegnato. Il discorso si complica enormemente quando scadenze e compiti assegnati in uno stesso periodo di tempo aumentano considerevolmente di numero, proprio come nella vita reale al di qua degli assi cartesiani.
Partendo da questo presupposto, il prof. Michael Bender della Stony Brook University di New York (USA) ha creato un algoritmo per valutare quali strategie dovrebbe attuare un procrastinatore per portare a termine il maggior numero di compiti focalizzandosi sulle principali scadenze. I risultati della sua interessante analisi sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Scheduling, rivelando una sentenza senza scampo per gli artisti del rimando. Continua la lettura »



 
Mar
10
Scritto da anecòico in Mente il 10 Marzo 2008

Maschi e femmine utilizzano differenti parti del cervello quando devono fare ricorso al linguaggio. È quanto emerge da una recente ricerca svolta su un gruppo di adolescenti e pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Neuropsychologia. Lo studio potrebbe confermare la necessità di utilizzare differenti approcci educativi per i bambini e le bambine.

Ormai da tempo, è noto ai ricercatori come le adolescenti ottengano punteggi più alti rispetto ai loro coetanei maschi nei test sul linguaggio, dimostrando una maggiore predisposizione per il parlare e per la memorizzazione delle parole. Partendo da questo presupposto, i ricercatori Douglas Burman e James Booth della Northwestern University di Evanston (Illinois - USA) hanno cercato di scoprire se le differenze riscontrate all’atto pratico nei test siano rilevabili anche nell’attività cerebrale.

I ricercatori hanno sottoposto un gruppo di 50 bambini, metà maschi e metà femmine tra i 9 e i 15 anni, ad alcuni semplici test legati alla parola. Per esempio, i due scienziati proponevano al gruppo una coppia di parole, chiedendo poi se facessero rima o meno. L’attività cerebrale dei soggetti a ogni test veniva scrupolosamente registrata attraverso una comune risonanza magnetica, in grado di rilevare l’afflusso di sangue alle varie aree del cervello dei partecipanti all’esperimento.
La coppia di scienziati ha così scoperto come le aree del linguaggio delle femmine siano molto più stimolate rispetto alla medesima area nei maschi. Per contro, le aree sensoriali deputate all’udito e alla visione sono risultate molto più attive tra i maschi che tra le femmine. Continua la lettura »



 
Mar
06
Scritto da anecòico in Futuribile, Mente, Tecnologia il 6 Marzo 2008

Sono ancora lontani i tempi in cui un computer sarà in grado di leggere perfettamente la nostra mente, eppure un gruppo di ricercatori potrebbe essere sulla buona strana per scoprire cosa i nostri occhi abbiano potuto vedere nel recente passato.

credit: http://farm3.static.flickr.com/2378/1780240878_181cf007b8.jpgUn gruppo di neuroscienziati ha, infatti, elaborato un modello al computer in grado di identificare una fotografia rimasta impressa - dopo la visione - nelle nostre aree neuronali utilizzando una risonanza magnetica funzionale (fMRI). Guidato da Jack Gallant, University of California (Berkeley - USA), il team di ricerca ha elaborato un sistema per risalire a ciò che i nostri occhi hanno visto attraverso la corteccia visiva.

Durante la prima fase della ricerca, a due volontari sono state fatte osservare 1750 fotografie che ritraevano un’ampia gamma di soggetti, mentre uno scanner per la fMRI registrava gli impulsi e le risposte della corteccia visiva. Utilizzando i dati forniti dalla risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno suddiviso la corteccia visiva in tanti piccoli cubetti costruendo poi un modello matematico per descrivere le differenti reazioni combinate di questi solidi (naturalmente virtuali) agli stimoli visivi causati dalle fotografie. Ad esempio, una porzione di corteccia visiva poteva essere maggiormente attiva quando le immagini contenevano numerose strisce verticali, orizzontali e così via. Combinando le informazioni per le centinaia di cubetti isolati, i ricercatori hanno dunque cercato di prevedere le possibili risposte della corteccia cerebrale causate da ogni singola immagine. Continua la lettura »



 
Feb
13
Scritto da anecòico in Mente, Ricerca, Tecnologia il 13 Febbraio 2008

Un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins University ha sviluppato un mini laboratorio grande quanto un chip, appositamente progettato per riprodurre la complessità chimica del nostro cervello. Il sistema dovrebbe consentire agli scienziati di capire con maggior precisione il funzionamento delle cellule nervose, nonché la loro capacità di unirsi e fondersi in strutture più complesse che danno poi vita al sistema nervoso vero e proprio.

«Il chip che abbiamo sviluppato consentirà di condurre esperimenti sulle cellule nervose in maniera molto più semplice e rapida» ha dichiarato Andre Levchenko, docente di ingegneria biomedica all’Institute for NanoBioTechnology della Johns Hopkins.
Le cellule nervose stabiliscono in che direzione crescere in base all’ambiente chimico in cui si trovano e agli altri apparati cellulari che le circondano. Il chip, realizzato con una sostanza simile alla plastica e ricoperto di vetro, è dotato di microscopici canali e incavi che consentono ai ricercatori di tenere sotto controllo la composizione chimica dell’ambiente in cui “galleggia” la cellula nervosa. Continua la lettura »



 
Gen
22
Scritto da anecòico in Antropologia, Mente il 22 Gennaio 2008

mascheraviso.jpgIn pochissime frazioni di secondo, la maggior parte delle persone è in grado di valutare con precisione l’orientamento sessuale di un altro individuo semplicemente osservandone il viso. Questa la curiosa conclusione di una ricerca condotta per indagare la capacità del nostro subconscio di distinguere e interpretare i segnali che, in maniera del tutto inconsapevole, ci invia il prossimo.

Gli esseri umani hanno la ragguardevole capacità di emettere giudizi sulle persone in pochissimi secondi. Talvolta questa capacità è guidata dal pregiudizio, ma nella maggior parte dei casi si tratta di una vera e propria predisposizione a recepire e interpretare dettagli in maniera inconscia. Un celebre studio condotto una quindicina di anni fa dagli psicologi Nalini Ambady e Robert Rosenthal dimostrò proprio questo. I due ricercatori mostrarono a un gruppo di volontari dei brevissimi filmati, appena due secondi, i cui protagonisti erano alcuni professori universitari intenti a spiegare una lezione nelle loro rispettive aule. Le persone che parteciparono all’esperimento furono in grado di formulare giudizi molto circostanziati sulle capacità e il carattere dei docenti, valutazioni molto simili a quelle effettuate dagli studi di quei professori alla fine del semestre.

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Gen
16
Scritto da anecòico in Curiosità, Mente il 16 Gennaio 2008

Dopo un’attenta analisi, un gruppo di ricercatori ha dimostrato come i lamenti degli animali implichino nella nostra mente una reazione emotiva pressoché identica a quella causata dal pianto di un neonato.

I ricercatori hanno fatto ascoltare ad alcuni volontari il pianto di un bambino e i lamenti di un gatto e di una scimmia. Le reazioni cerebrali dei partecipanti all’esperimento sono state registrate grazie a uno scanner per la risonanza magnetica.
Il test ha evidenziato come le richieste di aiuto degli animali attivino le medesime aree cerebrali attivate dal pianto di un neonato. La corteccia orbitofrontale si è dimostrata come l’area più attiva nel corso dell’intero esperimento. Questa particolare zona dell’encefalo è deputata all’elaborazione dei processi decisionali che ci spingono a compiere un’azione.

La ricerca, a prima vista fine a sé stessa, dimostra invece con chiarezza come alcuni suoni siano pressoché universali nel regno animale. Pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B, lo studio mette in stretta relazione l’ascolto di particolari suoni con reazioni, spesso istintive, tese a preservare la conservazione di una specie.



 
Nov
23
Scritto da anecòico in Mente il 23 Novembre 2007

La macchina fotografica non mente, ma il fotoritocco eccome. Una interessante ricerca ha dimostrato come le foto modificate siano in grado di influenzare la nostra memoria e il nostro modo di interpretare le cose.

Originale (sopra) e ritocco (sotto) della celebre foto sulla manifestazione di Piazza Tiananmen [credit: University of California - Irvine]Un gruppo di ricercatori ha mostrato ad alcuni volontari diverse fotografie, tra cui la celebre immagine del manifestante in piazza Tiananmen, scoprendo che posti davanti a immagini ritoccate i partecipanti ricordavano quegli eventi come molto più intensi e violenti di quanto non fossero realmente stati.
Lo studio è stato svolto dalla psicologa Elizabeth Loftus (University of California) con la partecipazione di Franca Agnoli e Dario Sacchi dell’Università di Padova. Durante la ricerca, a 299 volontari tra i 19 e gli 84 anni sono state sottoposte otto immagini nella loro versione originale o nella versione ritoccata. Terminata la visione delle fotografie, i partecipanti sono stati invitati a rispondere a un questionario sugli eventi che avevano rivissuto osservando le immagini.

Manifestazione per la pace a Roma. A sinistra l’originale, a destra l’aggiunta di un uomo mascherato e di un poliziotto armato di manganello [credit: University of California - Irvine]Alla celebre foto del manifestante di piazza Tiananmen davanti al carrarmato, ad esempio, sono state aggiunte due enormi ali di folla ai margini della strada. A una manifestazione per la pace a Roma, invece, sono stati aggiunti un uomo mascherato e un poliziotto armato di manganello. La visione delle fotografie modificate al computer ha cambiato profondamente il modo di ricordare gli eventi da parte dei volontari. Benché in molti avessero già visto in vita loro le immagini originali, la visione delle fotografie ritoccate ha fatto inconsciamente cambiare i ricordi alla maggior parte dei partecipanti all’indagine.
Secondo gli autori della ricerca, la facilità con cui il nostro cervello sia in grado di modificare - almeno temporaneamente - alcuni tipi di ricordi invita a una profonda riflessione sull’utilizzo spesso spregiudicato delle immagini modificate al computer.

«I mezzi di comunicazione che fanno ricorso a immagini ritoccate saranno sempre più in grado di condizionare le nostre opinioni; giocando sulla capacità della nostra mente di essere ingannata, potrebbero cambiare la nostra stessa percezione della storia» ha dichiarato Dario Sacchi, tra gli autori della ricerca recentemente pubblicata sulla rivista scientifica Applied Cognitive Psychology. L’inquietante scenario prospettato da Sacchi non è poi così lontano dal continuo tentativo da parte di molti mezzi di comunicazione di raccontare la verosimiglianza e non la realtà.