Archive for the ‘Salute’ Category
| |
|
|
|
|
|
|
Un piacevole picnic primaverile può essere funestato da un’orda di affamate formiche, interessate a raccimolare qualche briciola caduta da panini, torte e altre leccornie preparate per essere consumate all’aperto. Eppure, in futuro potremmo non disdegnare la presenza di questi indiscreti animaletti nel nostro armadietto delle medicine, almeno secondo un gruppo di ricerca dell’Università di Hong Kong.
Alcuni ricercatori hanno infatti identificato una particolare sostanza, in alcune specie di formiche, in grado di curare l’artrite, l’epatite e talune altre patologie. Il curioso studio derivato dalla scoperta è stato recentemente pubblicato sulla rivista scientifica ACS’ Journal of Natural Products.
Da tempo pressoché immemore, l’antica medicina cinese utilizza le formiche come ingredienti per particolari cibi e decotti curativi, un tempo utilizzati anche per curare alcuni dolori ossei e al fegato. Partendo da questa tradizione, molto radicata in alcune regioni dello sterminato paese asiatico, un gruppo di ricercatori ha avviato una meticolosa indagine per scoprire quali sostante presenti nelle formiche siano in grado di fornire un effetto antinfiammatorio e antidolorifico.
Dalle prime analisi, i chimici di Hong Kong sono riusciti a isolare alcuni componenti che potrebbero essere legati ai benefici effetti già conosciuti dai loro antenati cerusici. Continua la lettura »
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
Nella maggior parte dei casi, gli antibiotici uccidono i batteri vitali e intenti a colonizzare l’organismo, mentre si dimostrano molto meno efficaci nei confronti dei microbi latenti e temporaneamente inattivi. Stando ai risultati di una innovativa ricerca, una corretta dose di alcuni nutrienti potrebbe essere in grado di attivare questi batteri “dormienti”, consentendo agli antibiotici di sterminare definitivamente un’intera colonia.
Nel corso di un processo infettivo, i batteri possono rallentare o arrestare temporaneamente la loro crescita. Questa fase di immobilità viene generalmente raggiunta quando le sostanze nutrienti tendono a scarseggiare, condizione molto frequente negli organismi soggetti a infezione. Sul numero, una certa percentuale di batteri (molto variabile) va incontro a una profonda latenza che può durare anche settimane. Ne è un chiaro esempio la cistite, un’infezione batterica che affligge le vie urinarie e che è spesso molto difficile da eradicare completamente.
Partendo da queste conoscenze, i ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme, guidati dalla biologa Nathalie Balaban, hanno provato a scoprire quale sia il meccanismo che porta alla latenza batterica. Continua la lettura »
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
È una delle principali voci nel bilancio annuale della spesa pubblica per la sanità e colpisce milioni di persone. La cataratta, ovvero la progressiva opacizzazione del cristallino (la lente naturale presente nel nostro occhio), affligge circa il 42% della popolazione tra i 70 e gli 80 anni in buona parte dei paesi sviluppati, con punte del 68% tra gli anziani al di sopra delle 80 primavere.
Dopo numerose e alacri ricerche, un docente della Univeristy of Missouri ha identificato uno dei principali meccanismi alla base della formazione della cataratta. La scoperta, recentemente pubblicata sulla rivista scientifica The Journal of Biological Chemistry, potrebbe portare presto a un miglior trattamento e cura per questa particolare patologia.
K. Krishna Sharma, docente di oftalmologia, ha scoperto che un particolare tipo di proteina, implicata nella formazione della cataratta, perde progressivamente la propria funzionalità con l’avanzare dell’età. Man mano che questa proteina decade, alcune serie di minuscoli peptidi, catene molto corte di amminoacidi (i mattoncini che costituiscono le proteine), iniziano a stratificarsi accelerando la formazione della cataratta nell’occhio.
Secondo il professore, inibendo la formazione di questi peptidi si potrebbe rallentare in maniera significativa l’opacizzazione del cristallino, evitando così le operazioni in microchirurgia per effettuarne la sostituzione. Continua la lettura »
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
I sintomi di alcune patologie ereditarie restano spesso “nascosti” per molti anni, specialmente nei bambini, riducendo sensibilmente le possibilità di effettuare diagnosi precoci. Anche quando un medico sospetta una particolare malattia, come la sindrome di Noonan-LEOPARD (una patologia che può interessare l’apparato scheletrico, il cuore, gli occhi, le aree del linguaggio, ma generalmente non l’intelligenza in sé), occorrono generalmente tempi molto lunghi nonché numerosi e costosissimi test per diagnosticare con certezza la patologia.
Per ovviare al problema diagnostico, il ricercatore Peter Hammond della University College of London (Regno Unito) sta mettendo a punto un nuovo protocollo più rapido ed economico, basato su alcune analisi al computer, per identificare possibili patologie ereditarie con una semplice analisi del volto.
Utilizzando un particolare proiettore, Hammond proietta un reticolo di migliaia di punti luminosi sul viso del paziente. Dopodiché, procede a fotografare il volto da diverse angolazioni con una macchina fotografica digitale. Partendo dal reticolo di punti luminosi presenti sul viso, il computer provvede poi a convertire la fotografia in una mappa tridimensionale che riproduce le principali fattezze del volto del paziente. A questo punto, il computer confronta l’immagine 3D ottenuta con tutte le fotografie tridimensionali presenti nel suo database e legate a particolari malattie ereditarie. Continua la lettura »
|
|
|
|
| |
|
|
Scritto da anecòico in
Salute il 7 Marzo 2008
|
|
|
Sono milioni le persone nel mondo che ogni anno impiegano tempo e risorse per cercare di perdere il vizio del fumo. Smettere di fumare per un fumatore di lunga data può tramutarsi in un’impresa molto difficile, che spesso non sortisce i risultati sperati. Eppure, perdere il vizio del fumo anche in tarda età può portare a numerosi e inaspettati benefici. A volte basta semplicemente scegliere il momento giusto, come dimostra un recente studio effettuato alla Peninsula Medical School in Gran Bretagna.
Il dr Iain Lang e il suo team di ricerca hanno dimostrato come il passaggio da lavoratori attivi a pensionati possa essere un ottimo momento per provare e a smettere di fumare. Per dimostrare la loro tesi, i ricercatori hanno coinvolto 1712 fumatori con una età minima pari a 50 anni, registrando il loro stato lavorativo (ancora occupati o in pensione) e il loro approccio con il fumo (fumatori o ex fumatori).
I risultati della ricerca hanno, così, messo in evidenza come il 42,5% degli intervistati abbia smesso di fumare in concomitanza con il pensionamento, rispetto al 29,3% di coloro ancora impiegati e al 30,2 dei fumatori già andati in pensione da qualche anno. Lo studio statistico dimostra quindi come il momento del pensionamento sia spesso associato alla perdita del vizio del fumo.
Continua la lettura »
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
Un gruppo di ricercatori, che nel corso del 2007 aveva identificato uno dei fattori genetici che possono predisporre alla celiachia, ha da poco scoperto altre sette aree genetiche implicate nella creazione della predisposizione alla malattia. Guidato dal prof. David van Heel, docente della The London School of Medicine and Dentistry, il team di ricerca ha inoltre dimostrato come nove delle regioni appena identificate siano implicate anche nella predisposizione al diabete di tipo 1. La ricerca, recentemente pubblicata su Nature Genetics, apre dunque la strada per uno studio maggiormente approfondito delle due patologie.
Per ottenere questo importante risultato, i ricercatori hanno condotto una lunga serie di analisi sul genoma umano, cercando tutte le possibili associazioni con la celiachia. I marcatori genetici (una sequenza di DNA conosciuta e quindi utilizzabile come “chiave di ricerca” per trovare un legame tra una malattia e la sua causa genetica) sono stati poi confrontati sul patrimonio genetico di soggetti sani e di pazienti affetti da celiachia. Così facendo, i ricercatori hanno potuto isolare sette aree specifiche, le principali responsabili dello sviluppo della malattia.
Continua la lettura »
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
Che cosa rende una persona ottimista? Vedere quasi sempre le cose sotto il loro aspetto positivo è una semplice dote caratteriale o è legata alla fisiologia della nostra mente?
Secondo uno studio, la tendenza ad elaborare pensieri positivi sarebbe indotta e determinata da due specifiche regioni del nostro cervello.
Un gruppo di neurologi guidati da Elizabeth Phelps, New York University (NYC - USA), ha sfruttato le proprietà della risonanza magnetica funzionale per analizzare il cervello di 15 volontari, stimolati a pensare a vari eventi ipotetici, comprendenti momenti “sì” (come la vincita di un premio) e momenti “no” (come la rottura di un rapporto sentimentale). Per una metà dei test, i ricercatori hanno invitato i soggetti a visualizzare un evento, positivo o negativo, collocato nel futuro; nell’altra metà di test, invece, ai volontari è stato chiesto di immaginare eventi simili, ma riferiti al passato.
Terminati i test, ai quindici soggetti è stato sottoposto un questionario, in cui i partecipanti hanno dimostrato di essere sufficientemente ottimisti sul loro futuro. Hanno inoltre sottolineato come i pensieri positivi sul loro futuro fossero molto più vividi e suggestivi, rispetto ai pensieri negativi sempre riferiti al domani. Questa sensazione era, in proporzione, molto più forte in quei soggetti che si erano già dimostrati molto ottimisti in una prima fase di test preliminari.
I risultati delle risonanze magnetiche hanno poi suggerito come il cervello possa creare queste attese positive/negative legate al futuro. Le analisi hanno registrato l’attività cerebrale dei soggetti, identificando due aree particolarmente attive - l’amigdala e una specifica area della corteccia cerebrale (rACC) - durante la creazione di pensieri legati a eventi futuri negativi.
Continua la lettura »
|
|
|
|
| |
|
|
Scritto da anecòico in
Salute il 27 Febbraio 2008
|
|
|
Non sono incoraggianti gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sui casi di tubercolosi del tipo MDR-TB resistente agli antibiotici.
Secondo l’istituzione internazionale, i casi di questo pericoloso tipo di tubercolosi avrebbero raggiunto un livello di parossismo mai registrato prima. La ricerca statistica è basata su un campione di oltre 90.000 pazienti affetti da tubercolosi in 81 Paesi del mondo: il più grande censimento mai realizzato dalla OMS su questa particolare malattia.
Dopo aver analizzato i dati raccolti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha emesso il proprio, inquietante, verdetto [pdf]. I nuovi casi di MDR-TB sono in considerevole aumento in buona parte del Pianeta, l’accelerazione di questi ultimi anni ha spinto l’OMS a rivedere le previsioni di crescita della malattia modificando la stima da 400.000 a 500.000 nuovi casi ogni anno.
Ciò che è maggiormente allarmante del rapporto è l’espansione della malattia, che si presenta ormai in ben 45 Paesi, continente africano e Asia in testa. Secondo l’OMS, per curare i casi riscontrati nel corso di quest’anno sarà necessario un miliardo di dollari: il doppio di quanto era stato previsto appena un anno fa.
|
|
|
|
| |
|
|
Scritto da anecòico in
Salute il 26 Febbraio 2008
|
|
|
I pazienti affetti da acne maggiormente preoccupati per l’aspetto della loro pelle sono generalmente meno disposti a fare attività fisica. È questa la curiosa conclusione cui è giunta una ricerca recentemente condotta alla University of Bath.
Pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Health Psychology, lo studio ha coinvolto una cinquantina di individui, sia adolescenti che di mezza età, appartenenti a un gruppo di cura contro l’acne. Oltre a dimostrarsi poco propensi a svolgere una qualsiasi attività fisica, i partecipanti al test hanno espresso il timore di essere giudicati negativamente dal prossimo a causa della condizione della loro pelle. La tendenza a sottostimare il proprio aspetto fisico è stata misurata con livelli praticamente identici sia tra i maschi che tra le donne.
Secondo i ricercatori, l’ansia dovuta alle patologie della pelle è spesso presa in scarsa considerazione dagli studi che si occupano della motivazione verso lo sport di chi tende a non accettare i propri difetti fisici. «La pelle è l’organo più visibile del corpo umano e, come tale, è una parte molto importante per l’immagine della persona» ha dichiarato il ricercatore Martyn Standage. La paura di essere giudicati per una malattia della pelle dagli altri ha spesso enormi implicazioni psicologiche e sociali.
Quando si fa sport, o semplice attività fisica, è spesso impossibile nascondere la propria pelle agli altri. A causa di ciò, gli individui che soffrono di acne sviluppano generalmente forti stati di ansia per il loro aspetto fisico, tali da impedire loro di lasciarsi andare serenamente e partecipare alle attività. Continua la lettura »
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
Assumere curcumina, un ingrediente naturale presente nella spezia della curcuma, potrebbe ridurre drasticamente lo sviluppo di patologie cardiache, almeno secondo i ricercatori del Peter Munk Cardiac Centre of the Toronto General Hospital.
Da poco pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Clinical Investigation, la ricerca dimostra come il principale ingrediente del curry possa prevenire e curare i casi di ipertrofia al cuore e di malfunzionamento del muscolo cardiaco su alcuni topolini di laboratorio. Le proprietà della curcuma sono del resto molto conosciute nelle culture orientali: la medicina cinese e quella indiana prevedono l’impiego della spezia in numerosi preparati per lenire bruciature e tagli profondi.
A differenza di molti altri composti naturali, i cui effetti sono generalmente blandi, la curcuma agisce direttamente nel nucleo della cellula evitando una produzione abnorme e incontrollata degli apparati proteici. Per fare ciò, la sostanza agisce a livello dei cromosomi, interagendo dunque con la duplicazione cellulare.
Continua la lettura »
|
|
|
|
|
|