Archive for the ‘Storia’ Category

 
Apr
08
Scritto da anecòico in Antropologia, Storia il 8 Aprile 2008

Gli Aztechi estesero il loro controllo su buona parte del Messico centrale alcuni secoli prima dell’arrivo degli spagnoli, avvenuto intorno al 1519. Ottimo conoscitore delle scienze matematiche, il popolo azteco ha prodotto la più grande quantità di scritti sulla matematica tra tutte le società precolombiane.

Due manoscritti, in particolare, hanno incuriosito per molto tempo gli studiosi. Essi contengono la minuziosa suddivisione di alcune aree terriere nella Valle del Messico attuata dagli antichi aztechi per il loro particolare sistema di tassazione. Analizzando il Codice Vergara, uno dei manoscritti, due ricercatrici sono riuscite nella difficile impresa di decodificare il metodo utilizzato dai notai della popolazione precolombiana per misurare la superficie dei campi.

Per giungere all’importante scoperta, le due studiose - una matematica e una geografa - sono partite da ciò che già si conosceva sulla matematica degli Aztechi. Questa antica popolazione utilizzava un sistema vigesimale, ovvero a base 20. Nell’aritmetica azteca, un punto equivaleva a 1, un trattino a 5 e così via con numerosi altri simboli utilizzati per rappresentare interi e multipli.
Il Codice Vergara, risalente al 1540, contiene alcuni disegni e numerose misure schematiche per ogni singolo campo. Grazie ad alcuni studi precedenti sul documento, era stato possibile rilevare come gli Aztechi padroneggiassero perfettamente il concetto di moltiplicazione e divisione, così come alcuni principi elementari di geometria. Continua la lettura »



 
Mar
19
Scritto da anecòico in Segnalazioni, Storia, Web il 19 Marzo 2008

Ci sono pochi divulgatori scientifici in Italia validi e competenti come Piero Bianucci. Il papà dell’inserto di divulgazione scientifica Tuttoscienze del quotidiano La Stampa, ricorda in un meraviglioso articolo la mente e il mito di Arthur Clarke.
Da poco scomparso, Clarke non è stato semplicemente un romanziere di successo con il suo 2001 Odissea nello Spazio, ma anche un competente e visionario uomo di Scienza…

Quando telefoniamo da un continente all’altro, o vediamo in diretta una gara di Formula 1 che si svolge dall’altra parte del mondo, dovremmo ricordarci di lui. Invece lo conosciamo per un romanzo che nel 1968 il regista Stanley Kubrick trasformò nel più celebrato film di fantascienza, 2001: Odissea nello spazio. Arthur Charles Clarke la sua felice odissea di scienziato e scrittore di successo l’ha conclusa ieri a 90 anni nello Sri Lanka, dove si era trasferito fin dal 1956.

L’idea più brillante gli balenò nel 1945: c’è un’orbita intorno alla Terra che un satellite percorre esattamente in 24 ore e con la legge di Newton è facile calcolare che si trova a 35.800 chilometri di altezza, un decimo della distanza della Luna. Un satellite che percorra quell’orbita sopra l’equatore rimarrà fisso sopra un dato luogo come se fosse sulla cima di un altissimo palo. Per questo si chiama orbita geostazionaria, o anche, com’è giusto, «orbita di Clarke». [continua]



 
Feb
19
Scritto da anecòico in Ricerca, Salute, Storia il 19 Febbraio 2008

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology sono riusciti nella difficile impresa di comprendere come due mutazioni del virus H1N1, dell’influenza aviaria, siano state fondamentali nella diffusione della malattia tra gli esseri umani, che causò nel corso del 1918 circa 50 milioni di vittime.

H1N1Il gruppo di ricerca ha dimostrato come l’influenza del 1918 sviluppò due mutazioni sulla superficie di una molecola nota come emoagglutinina (HA), che permisero al virus di attecchire con molta più facilità nelle vie respiratorie superiori dell’organismo umano. L’importante scoperta, che potrebbe fornire informazioni per lo studio dei nuovi virus dell’influenza aviaria, è stata effettuata al MIT dal team guidato dal prof. Ram Sasisekharan, che ha pubblicato i risultati della ricerca sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
Come dimostrò Sasisekharan in uno studio precedente, i virus dell’influenza possono fare breccia nelle cellule dell’apparato respiratorio quando sono in grado di combaciare con la forma dei recettori (glicani) presenti sulle membrane cellulari. I recettori tipici delle cellule dell’apparato respiratorio umano sono conosciuti come recettori alpha 2-6, e si presentano con forme che ricordano quella di un cono e di un ombrello aperto. Per diffondersi nell’organismo, i ricercatori hanno scoperto che il virus dell’influenza aviaria deve forzatamente acquisire la capacità di legarsi con il recettore a forma di ombrello.

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Feb
04
Scritto da anecòico in Come si fa, Storia il 4 Febbraio 2008

Era il 1829 quando il Censimento della popolazione di Francia classificò il giovane Louis Braille, allievo all’Istituto dei Giovani Ciechi di Parigi, come incapace di leggere o scrivere. All’epoca, l’insegnamento impartito nelle poche scuole per non vedenti era principalmente di natura orale. Esistevano alcuni testi prodotti con enormi lettere in rilievo, ma produrre interi libri in quel modo era impensabile e tecnicamente molto complicato.

Sempre nel 1829, il giovane Louis Braille mise a punto un metodo innovativo per consentire ai ciechi di leggere e scrivere. Il nuovo sistema, molto pratico e semplice da imparare venne impiegato a fasi alterne dai docenti dell’Istituto, per poi essere proibito dal nuovo direttore. Nonostante le avversità iniziali, il metodo ti lettura creato da Braille si impose nei decenni successivi, specialmente dopo la morte del suo ideatore. Continua la lettura »



 
Dic
21
Scritto da anecòico in Insecta, Storia il 21 Dicembre 2007

La capacità delle temibili formiche argentine di cambiare regime di alimentazione, da carnivoro a vegetariano, ha consentito a queste piccole creature di invadere rapidamente le aree costiere fino in California, stabilendo numerose nuove colonie per migliaia di chilometri.

Esemplari di formica argentina attaccano una specie autoctona [credit: Alex Wild]Non hanno dubbi in proposito i biologi dell’University of California (San Diego) e dell’University of Illinois, che hanno scoperto la considerevole capacità delle formiche Linepithema humile di adattare la loro dieta all’ambiente in cui si trovano. Per otto anni, i ricercatori hanno studiato con attenzione numerose colonie di formiche nell’area meridionale di San Diego. I risultati della loro ricerca sono stati recentemente pubblicati sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences. «Nonostante queste specie di formiche fossero conosciute per il loro effetto su numerosi ecosistemi in molti Paesi, gli entomologi non sapevano ancora con precisione quale potesse essere la loro dieta» ha dichiarato Davi Holway, docente alla università di San Diego, che ha guidato la lunga ricerca sulle formiche in Argentina e California.

Lo studio californiano evidenzia, per la prima volta, il particolare comportamento di questi insetti. Quando le formiche argentine giungono in una nuova area da colonizzare si trasformano in voraci cacciatrici, pronte a fare incetta degli insetti nativi del luogo nutrendosi del loro sangue. Eliminata la possibile concorrenza, e di conseguenza la loro principale fonte di cibo, le formiche argentine invertono completamente la loro dieta abbandonando l’alimentazione altamente proteica per dedicarsi a carboidrati, zuccheri e acqua.
Il repentino cambio di dieta non solo consente alle formiche di sopravvivere, ma anche di prosperare: la quantità di vegetali è sempre decine di volte maggiore rispetto a quella degli insetti da cacciare. Holway non ha dubbi: «Grazie alla loro dieta flessibile, le formiche argentine sono in grado di consumare una grande varietà di cibi, ed è proprio la possibilità di consumare carboidrati che rende le loro comunità così forti».

Ma non è solamente l’alimentazione a rendere particolari questi piccoli insetti. I ricercatori hanno infatti scoperto che il DNA delle specie radicatesi nella costa meridionale è pressoché identico a quello delle formiche argentine che vivono più a nord. La ridotta differenziazione genetica ha consentito alle colonie di crescere enormemente per centinaia di chilometri nella sola California. Fenomeno che non è invece avvenuto in Argentina, dove le colonie sono di dimensioni ridotte a causa della più marcata differenziazione genetica.
Lunghe appena due millimetri, le formiche argentine sarebbero giunte negli Stati Uniti grazie ai passaggi offerti dalle navi mercantili che trasportavano caffè e zucchero dall’Argentina negli ultimi anni del diciannovesimo secolo.
Giunte negli States le formiche trovarono ideali gli ecosistemi della California, dove portarono numerose devastazioni uccidendo molte specie locali di insetti per stabilire le loro colonie. Una vera e propria guerra di invasione, che continua ancora oggi nelle nuove aree in cui l’uomo ha portato, con l’irrigazione, un nuovo rigoglio per la flora: un delizioso manicaretto per le fameliche formiche argentine.




 
Dic
14
Scritto da anecòico in Cosmo, Curiosità, Storia il 14 Dicembre 2007

Secondo le sacre scritture, quando Gesù nacque, i tre Magi videro una stella brillare ad est che segnalava la “nascita di un nuovo re”. Da un punto di vista prettamente scientifico, cosa videro realmente i Re Magi, o da cosa trasse l’ispirazione chi raccontò/inventò la loro storia? Secondo Fred Grosse, docente di fisica e astronomia alla Susquehanna University di Selinsgrove (USA), una particolare teoria potrebbe svelare l’arcano.

Il corpo celeste avvistato dai Magi sarebbe stato il frutto di una congiunzione planetaria, un particolare fenomeno che avviene quando due astri possiedono la medesima longitudine rispetto a un punto di osservazione sulla Terra. Spesso, questo genere di congiunzioni venivano interpretate dagli antichi come un unico grande astro e non la somma di due distinti corpi celesti.
«Nell’anno 6 prima dell’Era Volgare (avanti Cristo), Giove e Saturno si incrociarono per ben tre volte, in Maggio, Settembre e Dicembre originando una congiunzione planetaria» ha dichiarato il prof. Grosse. Il periodo indicato potrebbe essere un ottimo candidato per spiegare cosa realmente videro i re Magi: da alcuni anni si immagina, infatti, che l’anno di nascita di Gesù sia precedente al convenzionale anno zero. Inoltre, un evento del genere accade molto di rado, mediamente ogni 140 anni.

Luna, Saturno, Giove e Marte in congiunzione planetaria [credit: http://www.dosgatos.com/au/4620conjunc.html]«Un’ipotesi potrebbe essere che i Magi abbiano visto uno dei due primi incroci prima di giungere a Betlemme con il terzo incrocio di Dicembre». Nonostante questa sia la tesi maggiormente affermata sul falso avvistamento di una cometa intorno all’anno zero, avallato anche dal grande astronomo Keplero, altre teorie cercano di spiegare il curioso fenomeno astronomico.
Grosse ipotizza che il forte bagliore colto nei cieli d’oriente possa essere stato causato da una Nova, o da una Supernova: corpi celesti estremamente luminosi che compaiono in cielo per una breve durata di tempo. «Alcuni osservatori delle stelle segnalarono, nel 1006, un corpo celeste luminoso quasi quanto il sole, e visibile ad occhio nudo per almeno un paio d’anni nei cieli notturni». Secondo alcuni documenti recuperati in Cina, una “stella temporanea” apparve nel cielo intorno agli anni della nascita di Gesù, tra il 4 e il 5 prima dell’Era Volgare.

Forse non sapremo mai se ciò che raccontano le Sacre Scritture sia realmente autentico, o il frutto di numerose stratificazioni culturali che hanno trovato la loro sintesi nei Vangeli. È indubbio, però, che un evento nella volta celeste sconvolse in quegli anni la vita di numerose persone. Ciò vale per la Scienza, materiale e razionale, quanto per i percorsi di fede dei credenti che a quel punto luminoso attribuiscono un particolare valore trascendentale.



 
Dic
13
Scritto da anecòico in Antropologia, Storia il 13 Dicembre 2007

Scarlett JohanssonI capelli di colore chiaro sono una naturale variabile genetica tra gli europei e, come rara mutazione, in altre popolazioni. In alcune aree geografiche dell’Europa l’incidenza dei biondi è molto frequente e, in numerosi casi, rimane costante anche nell’età adulta.
Il biondo è una caratteristica genetica abbastanza recente, che divenne rilevante nella popolazione appena 11.000 anni fa durante l’ultima glaciazione. Prima di allora, la maggior parte degli individui avevano capelli e occhi scuri, caratteristica predominante nel resto del mondo.

Non è ancora chiaro come le caratteristiche genetiche del biondo si siano diffuse così rapidamente nel continente europeo. Secondo alcuni antropologi, la sopravvivenza di questi caratteri sarebbe stata assicurata dalla selezione sessuale. Le donne bionde erano poche, ma spiccavano tra la “concorrenza” degli altri individui di sesso femminile con capelli e carnagione scura. Ciò avrebbe consentito al gruppo minoritario di bionde di competere ugualmente nella ricerca del maschio, diffondendo ampiamente il loro codice genetico, anche se costituito da numerosi caratteri recessivi.

I capelli biondi sono molto comuni tra i neonati e i bambini, ma generalmente tendono a scurirsi in età adulta fino a raggiungere una colorazione vicina al castano chiaro. I biondi naturali sono una vera e propria minoranza: in tutto il mondo appena il 2% della popolazione ha le caratteristiche genetiche che si traducono nel fenotipo del biondo. In Europa, la frequenza maggiore è raggiunta nei paesi scandinavi e del nord, mentre scema progressivamente man mano che ci si avvicina all’area del Mediterraneo.

clicca per ingrandire
Mappa dei biondi in Europa



 
Ott
04
Scritto da anecòico in Cosmo, Storia il 4 Ottobre 2007

In un venerdì di 50 anni fa, dal cosmodromo di Baikonur (Kazakistan) veniva lanciato il vettore Semyorka R-7 per portare una preziosissima “palla” di alluminio in orbita. Era il satellite artificiale Sputnik1, il primo passo dell’uomo nell’Era Spaziale…

50 anni di Era Spaziale
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Set
13
Scritto da anecòico in Fisica, Storia il 13 Settembre 2007

Immaginate di aprire un documento che non sia stato più letto da nessuno da almeno duemila anni. Alcuni ricercatori inglesi stanno per vivere il brivido di un repentino viaggio nel tempo, grazie a una potente strumentazione a raggi-X sarà infatti possibile leggere per la prima volta una serie di antichissime pergamene ritrovate nel Mar Morto.
Questa documentazione, dall’inestimabile valore, era stata trovata qualche tempo fa, ma a causa dell’estrema fragilità della pergamena non era stato possibile srotolare i rotoli per leggerne il contenuto.

sincrotrone.jpgIl potente “paio di occhiali” utilizzato dai ricercatori sfrutterà le proprietà dei raggi-X, leggendo il contenuto dei documenti senza doverli nemmeno sfogliare. Questa enorme macchina per radiografie è un sincrotrone e funziona emettendo elettroni (le particelle che orbitano intorno all’atomo) a grandissima velocità in un enorme tunnel circolare. Guidati dagli ondulatori (sistemi di magneti), gli elettroni sono obbligati a percorrere una traiettoria vincolata che determina la produzione di radiazioni nello spettro dei raggi-X. Banalizzando molto, potete immaginare il sincrotrone come una giostra in grado di far girare a velocità poco al di sotto della luce gli elettroni. In genere sulle giostre, specie quelle veloci, si urla… Gli elettroni ovviamente non urlano, ma lasciano come traccia del loro vorticoso girare le radiazioni che, debitamente incanalate, possono essere utilizzate per analizzare le proprietà dei campioni di laboratorio.

pergamena srotolata del mar mortoGuidato da Tim Wess, il team di ricercatori ha messo a punto un sofisticato software in grado di leggere all’interno delle pergamene anche nel caso in cui siano scritte su ambo i lati.
Questa nuova tecnologia consentirà di leggere numerosi documenti che non era mai stato possibile aprire a causa del, giustificato, timore di rovinare per sempre intere testimonianza da passati ormai remoti. Utilizzando il sincrotrone sarà inoltre possibile capire lo stato di salute dei documenti antichi, decidendo di volta in volta quali leggere normalmente e quali con i potenti occhi dell’acceleratore di particelle.

Con questo metodo i ricercatori guidati da Tim Wess intendono leggere anche l’antichissimo testo sacro della Torah che, narra la tradizione, conterrebbe la parola di Dio così come fu fedelmente rivelata a Mosè. “Ci sono ancora intere parti della Torah che non è stato possibile leggere” ha confidato Wess ai giornalisti. Spesso non abbiamo potuto comprendere il valore di molti documenti che abbiamo ritrovato per un solo motivo: non eravamo in grado di leggerli senza danneggiarli… E finché non inizieremo a cercare, non potremo mai sapere con certezza cosa c’è scritto al loro interno.”
Ora la fisica nucleare ridarà voce ai testi obbligati al silenzio da millenni.



 
Set
12
Scritto da anecòico in Storia il 12 Settembre 2007

Inca_colpoOgni anno, nei soli Stati Uniti d’America, sono 10.000 le vittime da armi da fuoco. Una cifra spaventosa, che riflette in pieno la cultura, in alcuni casi maniacale, per le spitfire degli americani. Ma chi fu ad esplodere il primo colpo nel Nuovo Mondo?

La risposta potrebbe provenire dalla recente scoperta, in Perù, dei resti della più antica vittima da arma da fuoco conosciuta. Scavando in un cimitero Inca nei pressi di Lima, un gruppo di archeologi ha portato alla luce lo scheletro di un nativo con il cranio perforato in due punti. Dopo un’attenta analisi, un gruppo di medici legali del Connecticut ha confermato la compatibilità dei due fori con una ferita da pallettone, i proiettili utilizati dai conquistadores spagnoli.

Lo studio delle suppellettili in ceramica rinvenute nelle 72 tombe ha consentito agli archeologi di datare con precisione il periodo storico in cui venne ucciso il primo nativo americano con un’arma da fuoco. Secondo i loro calcoli, gli Inca sepolti nel cimitero altro non erano che guerrieri che combatterono strenuamente contro gli invasori spagnoli tra il 1532 e il 1536. Alcune cronache spagnole, che descrivono con precisione le battaglie contro gli Inca, confermano la ricostruzione degli archeologi. Le armi da fuoco utilizzate dai Conquistadores erano ancora molto rudimentali, ma avevano comunque effetti devastanti sui “nemici” del Nuovo Mondo.

I resti degli altri guerrieri Inca del cimitero nei pressi di Lima testimoniano con estrema chiarezza la ferocia dei combattimenti contro gli invasori. Teste letteralmente sfondante da colpi di inaudita potenza, gambe e braccia rotte, costole fratturate, forti traumi probabilmente causati dai cavalli dei Conquistadores, altro tipo di “arma” sconosciuta ai nativi delle Americhe.

Anche la morte della prima vittima da arma da fuoco del Nuovo Mondo fu estremamente cruenta. Un’analisi al microscopio elettronico ha messo in luce, sui contorni dei due fori del cranio, evidenti tracce di metallo, che testimoniano il rapido passaggio del pallettone dalla nuca alla fronte della vittima. Secondo i calcoli dei medici legali, il colpo mortale fu esploso a 35 metri di distanza uccidendo il povero Inca alle spalle, probabilmente mentre cercava atterrito una via di fuga.

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