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	<title>bloGalileo &#187; Storia</title>
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	<description>la Scienza che orbita intorno</description>
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		<title>Challenger, 24 anni dopo un nuovo video dell&#8217;incidente</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 09:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella mattina del 28 gennaio del 1986, lo Space Shuttle Challenger si disintegrava nei cieli della Florida ad appena 73 secondi dal lancio e dall&#8217;inizio della missione STS-51L. Un guasto a una guarnizione nella porzione inferiore del razzo a propellente solido destro portò a una violenta fuoriuscita di fiamme che, insieme alle notevoli forze aerodinamiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mattina del 28 gennaio del 1986, lo <strong>Space Shuttle Challenger si disintegrava nei cieli della Florida ad appena 73 secondi dal lancio</strong> e dall&#8217;inizio della missione <a title="Report of the PRESIDENTIAL COMMISSION on the Space Shuttle Challenger Accident" href="http://history.nasa.gov/rogersrep/genindex.htm">STS-51L</a>. Un guasto a una guarnizione nella porzione inferiore del razzo a propellente solido destro portò a una violenta fuoriuscita di fiamme che, insieme alle notevoli forze aerodinamiche in atto, portò a un cedimento strutturale fatale per lo Shuttle e l&#8217;equipaggio.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="450" height="370"><param name="movie" value="http://www.liveleak.com/e/daf_1264874285"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.liveleak.com/e/daf_1264874285" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="450" height="370"></embed></object></p>
<p>A distanza di 24 anni circa da quel tragico mattino, il <em>Courier Journal</em> di Louisville (Kentucky - USA) ha <a title="Late optometrist's video offers rare view of space shuttle Challenger disaster" href="http://www.courier-journal.com/article/20100129/NEWS02/1290397/">pubblicato</a> un filmato amatoriale realizzato all&#8217;epoca dal videoamatore Jack R. Moss. Il video venne realizzato tra le abitazioni di un&#8217;area residenziale di <a title="Winter Haven, FL" href="http://maps.google.it/maps/place?rlz=1C1GGLS_itIT291IT303&amp;sourceid=chrome&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;q=Winter+Haven&amp;fb=1&amp;gl=it&amp;ftid=0x88dd12c9ab273d23:0x866665fba892005a&amp;ei=iFhnS7SaD4WjsQbdmb3EAw&amp;sa=X&amp;oi=geocode_result&amp;ct=title&amp;resnum=1&amp;ved=0CA0Q8gEwAA">Winter Haven</a>, ma non fu mai diffuso dal suo autore. Lo scorso dicembre, a una settimana circa dalla propria <a title="Dr. Jack R. Moss Died: Wednesday, December 02, 2009" href="http://www.corydondemocrat.com/Obituary-33860.114125_Dr_Jack_R_Moss.html">morte</a>, l&#8217;88enne Moss ha deciso di donare il filmato allo Space Exploration Archive, una organizzazione non-profit di Lousiville.</p>
<p><strong>Il documento video non ha subito alcuna forma di editing</strong> e rappresenta dunque fedelmente i tempi e la sequenza del tragico incidente, ma da un punto di vista nuovo rispetto alla riprese raccolte nel 1986 dalla NASA. L&#8217;audio del filmato, realizzato nel formato BETA, consente di ascoltare il dialogo tra Moss, la propria compagna e alcuni vicini intenti a osservare il lancio del Challenger. Dopo pochi secondi, l&#8217;autore del filmato nota qualcosa di strano e riceve conferme dai vicini, che probabilmente hanno già assistito ad altri lanci (quella di Moss è una seconda casa). Poco dopo giungono le prime conferme: lo Shuttle si è disintegrato nel corso del lancio.</p>
<p>In seguito all&#8217;incidente, il presidente Ronald Reagan decise di rimandare di una settimana il tradizionale discorso sullo stato dell&#8217;Unione e diede l&#8217;annuncio del disastro alla nazione, terminando il proprio messaggio con una citazione di  John Gillespie Magee:</p>
<blockquote><p>Non li dimenticheremo mai, né l&#8217;ultima volta li vedemmo, questa mattina, mentre si preparavano per il loro viaggio, salutavano e &#8220;fuggivano dalla scontrosa superficie della Terra&#8221; per &#8220;sfiorare il volto di Dio&#8221;.</p></blockquote>
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		<title>Fu proprio l&#8217;emofilia a decimare alcune case reali</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 16:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Genetica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[I discendenti maschi della regina Vittoria non ebbero vita facile a causa di una salute molto cagionevole. Leopoldo, uno dei figli della monarca britannica, morì a causa di una emorragia dopo esser scivolato e caduto a terra. Il nipote di Vittoria, Friedrich, morì dissanguato all&#8217;età di due anni, mentre gli altri due nipoti Leopold e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2182" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-2182" title="Vittoria del Regno Unito" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/10/reginavittoria.jpg" alt="Vittoria del Regno Unito" width="150" height="204" /><p class="wp-caption-text">Vittoria del Regno Unito</p></div>
<p>I discendenti maschi della regina Vittoria non ebbero vita facile a causa di una salute molto cagionevole. Leopoldo, uno dei figli della monarca britannica, morì a causa di una emorragia dopo esser scivolato e caduto a terra. Il nipote di Vittoria, Friedrich, morì dissanguato all&#8217;età di due anni, mentre gli altri due nipoti Leopold e Maurice morirono prematuramente a 32 e 23 anni. <strong>Il &#8220;male regale&#8221; si diffuse poi tra le famiglie regnanti europee in seguito ai matrimoni dei discendenti della regina Vittoria</strong> portando gravi conseguenze per i monarchi di Germania, Russia e Spagna. Ma quale male affliggeva la stirpe della regina britannica?</p>
<p>Sulla base dei sintomi, intorno agli anni Settanta alcuni studiosi <strong>ricondussero il &#8220;male regale&#8221; all&#8217;emofilia</strong>, una malattia ereditaria che impedisce al sangue di coagularsi, anche se non vi erano prove schiaccianti in merito. Ora una nuova ricerca basata su alcune analisi del DNA effettuate sulle ossa dei Romanov (l&#8217;ultima famiglia reale russa) sembra confermare l&#8217;ipotesi della emofilia.<span id="more-2181"></span></p>
<p>Secondo gli autori della ricerca, il &#8220;male regale&#8221; non fu altro che <strong>una forma molto rara di emofilia appartenente al sottitipo B</strong>. Tale patologia impedisce al sangue di coagulare e dunque espone i soggetti che ne sono affetti a numerosi pericoli legati al dissanguamento per una ferita esterna o alla possibilità di perire a causa di una grave emorragia interna. L&#8217;emofilia è ereditaria e recessiva ed è presente sul cromosoma X, condizione che aumenta considerevolmente le probabilità per i maschi di esserne affetti, poiché le donne possono contrastare il gene con il loro secondo cromosoma X e diventare dunque portatrici sane della malattia.</p>
<p>Il principe Alessio Romanov, figlio dello Zar Nicola II, e pronipote della regina Vittoria, era affetto da emofilia. <strong>Nell&#8217;infanzia, l&#8217;erede al trono fu spesso vittima di gravi e prolungate emorragie</strong>, ma riuscì a superare tale fase per essere poi ucciso a 13 anni durante la Rivoluzione del 1918. I resti del corpo di Alessio e di quello della sorella Maria sono stati identificati solamente lo scorso gennaio, grazie a una ricerca condotta da <a title="Evgeny Rogaev, Ph.D., Dr.Sci." href="http://www.umassmed.edu/neuroscience/faculty/rogaev.cfm">Evgeny Rogaev</a>, genetista alla University of Massachusetts Medical School di Worcester (USA), sui resti dei corpi trovati nei pressi dell&#8217;area dove venne giustiziata la famiglia reale.</p>
<div id="attachment_2183" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-2183" title="Aleksej Nikolaevič Romanov" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/10/alessio.jpg" alt="Aleksej Nikolaevič Romanov" width="150" height="204" /><p class="wp-caption-text">Aleksej Nikolaevič Romanov</p></div>
<p>Una volta stabilita l&#8217;identità dei resti rinvenuti dei Romanov, Rogaev ha analizzato il DNA di alcuni frammenti ossei alla ricerca di alcuni indizi sull&#8217;emofilia A, il sottotipo più diffuso della patologia, senza giungere ad alcun risultato. <strong>I genetisti hanno allora provato con l&#8217;emofilia di tipo B, che coinvolge il gene F9</strong>. La ricerca si è rivelata fruttuosa: i resti di Alessio, della sorella  Anastasia e della madre Alessandra hanno indicato chiaramente la presenza della malattia.</p>
<p>L&#8217;importante ricerca realizzata da Rogaev e colleghi è stata da poco <a title="Genotype Analysis Identifies the Cause of the &quot;Royal Disease&quot;" href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/1180660">pubblicata</a> sulla rivista scientifica <em>Science</em> e <strong>potrà fornire nuovi importanti riscontri per gli storici</strong> impegnati nella mappatura del &#8220;male regale&#8221;. Alessio era affetto da emofilia B, mentre la madre e la sorella Anastasia erano portatrici sane della malattia. Una conferma importante sulla progressiva diffusione della patologia tra alcune delle più importanti famiglie regnanti d&#8217;Europa.</p>
<p>Secondo Rogaev, la malattia avrebbe di fatto condizionato non solo la famiglia Romanov, <strong>ma gli stessi destini della Russia</strong>. La condizioni di salute instabili di Alessio indussero Alessandra, la madre, a saldare i legami con l&#8217;ambigua figura del mistico Grigori Rasputin, che dichiarava di essere anche un guaritore. «All&#8217;epoca non vi era una cura. Alessandra cercò di fare tutto il possibile» ricorda Roagev sul <a title="Case Closed: Famous Royals Suffered From Hemophilia" href="http://sciencenow.sciencemag.org/cgi/content/full/2009/1008/2">sito web</a> della rivista scientifica. I forti legami con i Romanov consentirono, secondo alcuni storici, a Rasputin di aumentare il proprio potere accrescendo la diffidenza del popolo che alcuni anni dopo avrebbe dato vita alla Rivoluzione. Ma qui la scienza deve lasciare il posto alla storia&#8230;</p>
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		<title>La recessione allunga la vita?</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 16:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La recessione fa bene alla salute. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori che ha da poco terminato l&#8217;analisi dei dati storici sulle crisi economiche che hanno investito gli Stati Uniti nel periodo della Grande Depressione. Nel 1932, il livello di disoccupazione negli States raggiunse il 22,9% e il prodotto interno lordo crollò di ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La recessione fa bene alla salute</strong>. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori che ha da poco terminato l&#8217;analisi dei dati storici sulle crisi economiche che hanno investito gli Stati Uniti nel periodo della Grande Depressione.</p>
<p><a rel="lightbox" href="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/09/depressione.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2149" title="depressione" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/09/depressione.jpg" alt="depressione" width="280" height="158" /></a></p>
<p>Nel 1932, il livello di disoccupazione negli States raggiunse il 22,9% e il prodotto interno lordo crollò di ben 14 punti percentuali. Eppure, nonostante le precarie condizioni economiche per decine di milioni di persone, <strong>l&#8217;americano medio era più in salute durante quel periodo</strong> che nei momenti di prosperità prima e dopo la crisi.<span id="more-2148"></span></p>
<p>Per giungere a questa conclusione, i ricercatori <a title="U-M study: Life and death during the Great Depression" href="http://www.ns.umich.edu/htdocs/releases/story.php?id=7331">José Tapia Granados e Ana Diez Roux</a> (University of Michigan &#8211; USA) hanno analizzato le <strong>aspettative di vita e i livelli di mortalità</strong> rapportandoli successivamente ai dati sul PIL e sull&#8217;aumento della disoccupazione. Il loro lavoro si è concentrato principalmente nel periodo tra il 1920 e il 1940, uno dei più difficili per l&#8217;economia statunitense caratterizzato dalla Grande Depressione, un paio di recessioni minori e alcuni anni di forte crescita economica.</p>
<p>In quei 20 anni, le principali cause di morte erano le patologie cardiovascolari e renali, l&#8217;influenza, la polmonite, il cancro, la tubercolosi, gli incidenti automobilistici e i casi di suicidio. I ricercatori hanno così potuto identificare un particolare<strong> rapporto tra salute dell&#8217;economia e salute della popolazione</strong> per l&#8217;epoca: l&#8217;aspettativa di vita diminuì durante i cicli favorevoli dell&#8217;economia e aumentò durante i periodi di recessione. Il livello di mortalità, invece, aumentò durante i periodi economici positivi e diminuì durante i momento di crisi.</p>
<p>I dati <a title="Life and death during the Great Depression" href="http://www.pnas.org/content/early/2009/09/28/0904491106.abstract?sid=7372ef22-ab61-43ec-9eba-a11b39ae0369">riportati</a> su <em>Proceedings of the National Academy of Sciences</em> sembrano dimostrarlo chiaramente. I casi di morte legati alla polmonite e all&#8217;influenza diminuirono dalla media dei 150 ogni 100mila individui del 1929 ai 100 ogni 100mila individui nel 1930. L&#8217;unica causa di morte a far registrare un aumento fu il suicidio. Nel periodo di crescita economica compreso tra il 1921 e il 1926, <strong>l&#8217;aspettativa di vita per la popolazione bianca diminuì di 8,1 anni </strong>per gli uomini e di 7,4 anni per le donne. Durante la Grande Depressione, invece, l&#8217;aspettativa di vita tra la popolazione bianca aumentò mediamente di 8 anni.</p>
<p>Come sottolineano i ricercatori, allo stato attuale le cause del fenomeno non sono ancora chiare, ma alcune teorie formulate in precedenza potrebbero contribuire a risolvere l&#8217;enigma. Nei periodi di prosperità economica il consumo di beni non strettamente essenziali come fumo e alcol aumenta, diminuisce mediamente il numero di ore di sonno e aumentano i fattori di rischio legati allo stress da lavoro. Inoltre, <strong>le morti sulla strada e sul lavoro sono statisticamente maggiori </strong>durante i periodi di crescita economica e ciò può condizionare le aspettative medie di vita. Infine, secondo Tapia Granados, durante i periodi di recessione le persone tendono a intensificare i loro rapporti sociali e a stringere legami più forti, e i gruppi sociali nei quali è forte il supporto reciproco tendono a essere più sani.</p>
<p>Un periodo di recessione, concludono i ricercatori, aumenta la probabilità per ogni individuo di entrare in contatto con qualcuno fortemente colpito dagli effetti della crisi. <strong>Ciò contribuisce a creare una percezione soggettiva</strong> che è però distante dai reali effetti della recessione sull&#8217;intera popolazione. Tale fenomeno non deve comunque portare all&#8217;esatto opposto, ovvero a un immotivato ottimismo che tenda a negare le effettive conseguenze della crisi, specialmente da parte di chi è chiamato ad amministrare le economie di un intero paese.</p>
<p>La ricerca da poco pubblicata si inserisce in un&#8217;ampia letteratura legata al rapporto tra cicli economici e salute della popolazione. Benché i dati dell&#8217;ultimo studio provengano da una fonte particolarmente affidabile, la materia continua a essere controversa.</p>
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		<title>Luna 40 anni fa: la lezione delle missioni Apollo</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 16:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati 40 anni dalla prima grande avventura lunare dell&#8217;uomo, eppure la Luna ci nasconde ancora alcuni segreti. La missione dell&#8217;Apollo 11 in quel lontano 1969 non ebbe in realtà un grande valore scientifico sul fronte dell&#8217;approfondimento delle nostre conoscenze sul satellite naturale che orbita intorno alla Terra. L&#8217;obiettivo primario era portare gli astronauti statunitensi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati 40 anni dalla prima grande avventura lunare dell&#8217;uomo, <strong>eppure la Luna ci nasconde ancora alcuni segreti</strong>. La missione dell&#8217;Apollo 11 in quel lontano 1969 non ebbe in realtà un grande valore scientifico sul fronte dell&#8217;approfondimento delle nostre conoscenze sul satellite naturale che orbita intorno alla Terra. L&#8217;obiettivo primario era portare gli astronauti statunitensi sulla superficie della Luna e su questo punto si concentrò principalmente il lavoro delle equipe della NASA.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2022" title="credit: nasa.gov" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/07/satulanc.jpg" alt="credit: nasa.gov" width="470" height="247" /></p>
<p>Certo, l&#8217;Apollo 11 riportò a terra diversi chilogrammi di rocce lunari e consentì di misurare con maggiore precisione le distanze tra la Terra e la Luna a seconda dell&#8217;orbita, ma i principali progressi scientifici sulla conoscenza del nostro satellite arrivarono con le altre missioni del programma della NASA. In questo senso, l&#8217;<a href="http://www.blogalileo.com/luna-40-anni-fa-lancio-riuscito-inizia-lavventura/">impresa</a> di Aldrin, Armstrong e Collins<strong> fu una sorta di prova generale</strong>, una prova che però non ammetteva troppi errori o la ripetizione di alcuni atti. Tutto doveva funzionare alla perfezione come nel rodato meccanismo di un orologio e così fu.<span id="more-2021"></span></p>
<p><strong>Gli statunitensi spesero circa 13 dollari a testa all&#8217;anno per finanziare il programma Apollo</strong>, raggiungendo così la considerevole cifra di 24 miliardi di dollari, pari a circa 135 miliardi di dollari attuali. Un&#8217;impresa costosa, ma mai quanto la guerra in Iraq che è costata agli Stati Uniti fino a ora 845 miliardi di dollari, con costi per l&#8217;economia statunitense che superano i 3mila miliardi di dollari. Senza contare le perdite umane: tre per l&#8217;intero progetto Apollo, più di 4.300 soldati statunitensi in Iraq.</p>
<p>I tre  astronauti dell&#8217;Apollo 11 partirono in pace per la Luna, come testimonia la targa lasciata lassù il 21 luglio 1969, <strong>ma lasciarono comunque una Terra ben poco pacificata</strong>. Il conflitto in Vietnam era ancora lontano da una fine definitiva e i due blocchi continuavano a confrontarsi sullo scacchiere internazionale, consapevoli di poter scatenare da un momento all&#8217;altro un olocausto nucleare.</p>
<p>Gli Stati Uniti volevano dimostrare la loro supremazia nella corsa spaziale e dopo i primi insuccessi alla fine ci riuscirono. Ciò comportò <strong>un&#8217;organizzazione sostanzialmente militare del progetto Apollo</strong>: rigore, disciplina e segretezza furono le parole d&#8217;ordine per tutte le migliaia di persone che parteciparono alla realizzazione delle missioni. L&#8217;Unione Sovietica osservava ogni mossa e fino all&#8217;ultimo decise di non <a href="http://www.blogalileo.com/luna-40-anni-fa-lurss-attende-lapollo-11-con-luna-15/">demordere</a>, cercando di riportare un campione lunare sulla Terra prima degli States.</p>
<p>C&#8217;era poco tempo per fare della scienza, <a href="http://www.blogalileo.com/luna-40-anni-fa-21-ore-di-magnifica-desolazione/">lassù</a>, a centinanaia di migliaia di chilomeri dal nostro Pianeta. Gli astronauti inviati sulla Luna con l&#8217;Apollo 11 <strong>non erano uomini di scienza e non avevano una grande preparazione scientifica</strong>. Il loro incarico era raggiungere il satellite sfruttando al meglio i progressi da gigante nella tecnologia realizzati in pochi anni dalla Nasa e dagli altri partner della missione.</p>
<p><strong>Competizione, guerra fredda, scienza, tecnica, disciplina, orgoglio, ostinazione</strong>. La conquista della Luna fu probabilmente il mix di tutti questi elementi e in ognuno di essi portò a qualche progresso. Gli Stati Uniti diedero un colpo ferale all&#8217;URSS, recuperando in meno di un decennio la distanza accumulata nei confronti della tecnologia spaziale sovietica. Le rocce lunari consentirono di comprendere meglio l&#8217;origine del nostro sistema solare, mentre le strumentazioni tecniche utilizzate per compiere l&#8217;impresa trovarono numerose applicazioni pratiche anche qui sulla Terra. Con una organizzazione del lavoro militaresca se non proprio militare, gli Stati Uniti dimostrarono come si potessero raggiungere obiettivi molto ambiziosi in tempi relativamente brevi, anche se al tempo stesso crearono un giocattolo &#8220;vuoto&#8221;, un modello difficilmente applicabile per giungere a genuini progressi scientifici nei decenni successivi con l&#8217;esplorazione dello spazio e dunque da ripensare.</p>
<p>Ma prima di tutto questo, l&#8217;incredibile impresa dell&#8217;Apollo 11 ha dimostrato come l&#8217;umanità intera possa investire grandi risorse ed energie per<strong> raggiungere obiettivi a dir poco impensabili in poco tempo e con straordinari risultati</strong>. Quella del progetto Apollo è una lezione per tutti noi. Una lezione che attende ancora i giusti allievi per essere nuovamente applicata anche qui, a così tanti chilometri di distanza dalla Luna.</p>
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		<title>Luna 40 anni fa: splash!</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 14:50:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[24 luglio 1969, a 194 ore e 49 minuti dal lancio, l&#8217;Apollo 11 inizia la procedura automatica per tornare sulla Terra. È un passaggio molto delicato, il modulo di comando deve fendere l&#8217;atmosfera terrestre con la giusta inclinazione, altrimenti rischia di sfracellarsi a causa del forte impatto. Lo scudo termico montato sulla navicella resiste al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>24 luglio 1969, a 194 ore e 49 minuti dal lancio, <strong>l&#8217;Apollo 11 inizia la procedura automatica per tornare sulla Terra</strong>. È un passaggio molto delicato, il modulo di comando deve fendere l&#8217;atmosfera terrestre con la giusta inclinazione, altrimenti rischia di sfracellarsi a causa del forte impatto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2014" title="apollorecov credit: nasa.gov" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/07/apollorecov.jpg" alt="apollorecov credit: nasa.gov" width="470" height="239" /></p>
<p>Lo scudo termico montato sulla navicella resiste al fortissimo calore prodotto dall&#8217;attrito e protegge l&#8217;equipaggio all&#8217;interno, che infine <strong>ammara nell&#8217;Oceano Pacifico</strong><strong> [<a href="http://tinyurl.com/nczzeg ">mappa</a></strong><strong>] alle 16 e 50 minuti UTC</strong>. Nel momento dello splashdown, l&#8217;orologio del mission control di Houston segna 195 minuti 18 ore e 35 secondi, il tempo di durata dell&#8217;intera missione che per la prima volta ha portato <a href="http://www.blogalileo.com/luna-40-anni-fa-21-ore-di-magnifica-desolazione/">l&#8217;uomo sulla Luna</a>.<span id="more-2013"></span></p>
<p>Il modulo di comando ammara al contrario, ma in pochi minuti le boe gonfiabili collocate sulla sua sommità riportano la navicella nella corretta posizione. Poco dopo, la marina degli Stati Uniti provvede ad applicare altre camere d&#8217;aria al modulo per mettere ulteriormente in sicurezza l&#8217;equipaggio. <strong>Tutte le operazioni vengono svolte in totale isolamento</strong> e senza contatti diretti con il modulo di comando e i tre astronauti, poiché all&#8217;epoca gli esperti della NASA non escludevano che sulla Luna potessero esistere agenti patogeni, magari sconosciuti sulla Terra e altamente pericolosi.</p>
<p>Gli astronauti vengono &#8220;lavati&#8221; con una soluzione di ipoclorito di sodio, mentre <strong>l&#8217;intera navicella spaziale viene irrorata con betadine</strong> (iodopovidone), un potente disinfettante utilizzato molto spesso in ambito medico, per rimuovere polveri ed eventuali patogeni lunari in grado di resistere al fortissimo calore prodotto durante il rientro nell&#8217;atmosfera.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.blogalileo.com/luna-40-anni-fa-splash/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p>Per i tre astronauti inizia forse la parte più difficile di tutta la missione. Dopo un breve check-up medico, Armstrong, Aldrin e Collins vengono condotti nel <strong>Mobile Quarantine Facility per iniziare il loro periodo di quarantena</strong>. Una procedura che toccherà agli equipaggi di altre tre missioni Apollo prima di essere interrotta dalla NASA.</p>
<p>Per i tre dell&#8217;Apollo 11 la quarantena dura fino al 13 agosto 1969, poi può iniziare il meritato <strong>bagno di folla</strong> con parate in loro onore nelle più grandi città d&#8217;America come Los Angeles, Chicago e New York.</p>
<p>A un mese circa dallo <a href="http://www.blogalileo.com/luna-40-anni-fa-lancio-riuscito-inizia-lavventura/">spettacolare lancio</a> verso la Luna, la missione è compiuta ed è pronta a entrare nei libri di Storia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Luna 40 anni fa: saluto in TV dallo spazio</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 16:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[23 luglio 1969, dopo aver prodotto alcuni filmati nei giorni precedenti per mostrare la vita a bordo ai telespettatori, alle 18 UTC circa (le 20 in Italia) l&#8217;equipaggio dell&#8217;Apollo 11 va in onda sui teleschermi di mezzo mondo per un collegamento televisivo dallo spazio. Per la prima volta, i tre astronauti hanno modo di formulare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>23 luglio 1969, dopo aver prodotto alcuni filmati nei giorni precedenti per mostrare la vita a bordo ai telespettatori, alle 18 UTC circa (le 20 in Italia) <strong>l&#8217;equipaggio dell&#8217;Apollo 11 va in onda sui teleschermi di mezzo mondo</strong> per un collegamento televisivo dallo spazio.</p>
<p>Per la prima volta, i tre astronauti hanno modo di formulare un breve discorso per ricordare l&#8217;importanza della missione svolta, <strong>l&#8217;emozione per aver <a href="http://www.blogalileo.com/luna-40-anni-fa-inizia-la-prima-passeggiata-lunare/">messo piede</a> sul suolo lunare</strong> e la trepidazione per le ultime ore nel Cosmo prima di toccare nuovamente terra. La Terra.</p>
<p>L&#8217;apertura della trasmissione spetta a <strong>Neil Armstrong</strong>, il primo uomo ad aver passeggiato sulla Luna:</p>
<div id="attachment_2001" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-2001" title="Neil Armstrong (credit: nasa.gov)" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/07/arms.jpg" alt="Neil Armstrong (credit: nasa.gov)" width="300" height="244" /><p class="wp-caption-text">Neil Armstrong (credit: nasa.gov)</p></div>
<blockquote><p>Buonasera. Chi vi parla è il comandante dell&#8217;Apollo 11. Cento anni fa,<strong> Jules Verne scrisse un libro circa un viaggio verso la Luna</strong>. La sua nave spaziale, Columbia, decollò dalla Florida e atterrò nell&#8217;Oceano Pacifico, dopo aver compiuto un viaggio sulla Luna. Ci sembra giusto condividere con voi alcune riflessioni dell&#8217;equipaggio mentre la Columbia dei giorni nostri completa il suo rendezvous con il pianeta Terra e raggiungerà il medesimo Oceano Pacifico domani.</p></blockquote>
<p><span id="more-2000"></span>Il comandante passa così il microfono a <strong>Michael Collins</strong>:</p>
<div id="attachment_2002" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-2002" title="Michael Collins (credit: nasa.gov)" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/07/coll.jpg" alt="Michael Collins (credit: nasa.gov)" width="300" height="244" /><p class="wp-caption-text">Michael Collins (credit: nasa.gov)</p></div>
<blockquote><p>Il nostro viaggio verso la Luna potrebbe essere apparso facile e tranquillo. Vorrei però dire che non è stato un gioco. Il vettore Saturno V che ci ha portati in orbita è una macchina estremamente complessa. E ogni pezzo di quella macchina ha lavorato senza dare problemi. Il computer qui, sopra la mia testa, ha un vocabolario di 38mila parole. Ogni parola è stata accuratamente scelta per essere la più utile per noi, l&#8217;equipaggio. L&#8217;interruttore che ho ora nella mia mano <strong>ha circa 300 suoi omologhi qui nel modulo di comando</strong>. C&#8217;è un solo design per tutti gli interruttori. Inoltre, ci sono miriadi di circuiti, leve, asticelle e altri controlli a essi collegati.</p>
<p>Il motore SPS, il nostro motore a reazione più grande collocato al fondo del modulo di servizio, ha dovuto funzionare bene per forza altrimenti <strong>saremmo ancora imprigionati nell&#8217;orbita lunare</strong>. I paracadute sopra la mia testa dovranno lavorare perfettamente domani, o ci sfracelleremo nell&#8217;0ceano. Siamo sempre stati fiduciosi sul buon funzionamento di tutto l&#8217;equipaggiamento e continueremo a confidare sul suo buon funzionamento fino alla fine del volo. Tutto ciò è stato reso possibile grazie al sudore, al sangue e alle lacrime di molte persone. Prima di tutto gli operai statunitensi, che hanno messo insieme questo macchinario in fabbrica. In secondo luogo, il lavoro attento svolto dai diversi team di collaudo durante l&#8217;assemblaggio e la nuova serie di test dopo l&#8217;assemblaggio. E infine, il personale del Manned Spacecraft Center, sia nel management, che nella progettazione della missione, che al flight control e, ultimo ma non meno importante, il team del training.</p>
<p>Questa operazione ricorda in un certo senso il <strong>periscopio di un sottomarino</strong>. Tutto ciò che vedete siamo noi tre, ma al di sotto della superificie ci sono altre migliaia e migliaia di persone e a tutte loro vorrei dire grazie di cuore.</p></blockquote>
<p>Tocca poi a B<strong>uzz Aldrin</strong>, il secondo uomo sulla Luna:</p>
<div id="attachment_2003" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-2003" title="Buzz Aldrin (credit: nasa.gov)" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/07/aldr.jpg" alt="Buzz Aldrin (credit: nasa.gov)" width="300" height="244" /><p class="wp-caption-text">Buzz Aldrin (credit: nasa.gov)</p></div>
<blockquote><p>Buonasera. Mi piacerebbe parlarvi di alcuni dei principali aspetti simbolici di questo volo della nostra missione, Apollo 11. Ma abbiamo discusso gli eventi che sono accaduti negli ultimi due o tre giorni qui a bordo della navicella e siamo giunti alla conclusione che <strong>tutto questo è stato qualcosa di più di tre uomini in un viaggio verso la Luna</strong>. Più dello sforzo di un governo e dell&#8217;industria. Più degli sforzi di una singola nazione. Sentiamo che tutto questo rappresenta l&#8217;insaziabile curiosità di tutto il genere umano e la spinta a esplorare l&#8217;ignoto. La frase che Neil ha pronunciato l&#8217;altro giorno posando il proprio piede sulla superficie della Luna, &#8220;questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l&#8217;umanità&#8221;, credo riassuma molto efficacemente tutte queste sensazioni.</p>
<p>Abbiamo accettato la sfida di andare sulla Luna. <strong>Accettare questa sfida era inevitabile</strong>. La relativa facilità con la quale abbiamo portato a termine la nostra missione, credo, sia un tributo alla tempestività con la quale accettamo quella sfida. Oggi, sento che siamo pienamente in grado di accettare nuove sfide nell&#8217;esplorazione dello spazio.</p>
<p>Guardando indietro, siamo stati tutti particolarmente felici per le insegne che molto laboriosamente abbiamo scelto per la navicella, Columbia ed Eagle. Siamo stati particolarmente felici per l&#8217;emblema della nostra missione. Riprodurre l&#8217;aquila degli Stati Uniti, <strong>portare il simbolo universale di pace dalla Terra</strong>, dal pianeta Terra alla Luna: il ramo d&#8217;ulivo. È stata principalmente una decisione dell&#8217;equipaggio, quella di lasciare una replica di quel simbolo sulla Luna.</p>
<p>Personalmente, riflettendo sugli eventi degli ultimi giorni, mi torna in mente un verso del Libro dei Salmi: &#8220;Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, <strong>la luna e le stelle</strong> che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?&#8221;.</p></blockquote>
<p>La parola torna infine ad <strong>Armstrong</strong> che, più sinteticamente dei suoi compagni di viaggio, conclude il collegamento televisivo con la Terra:</p>
<blockquote><p>La responsabilità di questa missione spetta prima di tutto alla storia e ai grandi della scienza che ci hanno preceduto in questo sforzo. Poi al popolo statunitense, <strong>che attraverso la sua volontà ci ha indicato i suoi desideri</strong>. Poi a quattro amministrazioni, e ai loro Congressi, per aver dato seguito a quella volonta, e infine all&#8217;agenzia e all&#8217;industria che hanno costruito la nostra nave spaziale, il Saturn, il Columbia, l&#8217;Eagle, il piccolo EMU, le tute spaziali e gli zaini che sono stati le nostre piccole navicelle spaziali sulla superficie della Luna.</p>
<p>Desideriamo ringraziare tutti quegli americani che hanno realizzato la nave spaziale, che hanno svolto l&#8217;assemblaggio, il design, i test e hanno messo i <strong>loro cuori e le loro capacità in questi macchinari</strong>. A quelle persone noi questa sera rivolgiamo uno speciale ringraziamento, così come a tutte quelle persone che ci stanno ascoltando e guardando stasera. Che Dio vi benedica. Buona notte dall&#8217;Apollo 11.</p></blockquote>
<p>Pochi minuti dopo, il collegamento televisivo si interrompe mentre mancano ormai <strong>158mila km circa alla Terra</strong> e 16 ore al rientro nell&#8217;atmosfera.</p>
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		<title>Luna 40 anni fa: direzione Terra, si torna a casa</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 17:11:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raggiunto il Columbia, Armstrong e Aldrin ritrovano Collins rimasto per quelle interminabili ore a bordo del modulo di comando, divenendo per quasi un giorno l&#8217;uomo più isolato dell&#8217;universo conosciuto. Poche ore dopo, l&#8217;Eagle viene nuovamente separato dal Columbia, collocato su un&#8217;orbita intorno alla Luna e abbandonato al suo destino, che lo porta qualche mese dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Raggiunto il Columbia, <strong>Armstrong e Aldrin ritrovano Collins </strong>rimasto per quelle interminabili ore a bordo del modulo di comando, divenendo per quasi un giorno l&#8217;uomo più isolato dell&#8217;universo conosciuto.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1995" title="credit: nasa.gov" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/07/terracrescente.jpg" alt="terracrescente" width="470" height="258" /></p>
<p>Poche ore dopo,<strong> l&#8217;Eagle viene nuovamente separato dal Columbia</strong>, collocato su un&#8217;orbita intorno alla Luna e abbandonato al suo destino, che lo porta qualche mese dopo a schiantarsi violentemente in un punto imprecisato della superficie lunare.<span id="more-1994"></span></p>
<p>Tra il 21 e il 22 luglio 1969, a 135 ore e 23 minuti dal lancio dalla Terra, l&#8217;equipaggio dell&#8217;Apollo 11 avvia la procedura per <strong>guadagnare la giusta traiettoria per tornare sul pianeta azzurro</strong>. La conferma giunge anche da Houston in attesa di ricollegarsi con la navicella:</p>
<blockquote><p>La manovra per raggiungere la traiettoria verso la Terra dovrebbe terminare tra 10 secondi. Dovremmo aver finito in questo momento. A questo punto Apollo 11 dovrebbe viaggiare a una velocità di circa 2.700 metri al secondo. Dovrebbe essere sulla strada di ritorno verso la Terra, in visione dello splashdown nell&#8217;Oceano Pacifico previsto per le 195 ore e 18 minuti.</p></blockquote>
<p>Pochi minuti dopo dall&#8217;Apollo 11 giungono le prime conferme. <strong>La traiettoria è corretta</strong> e la Terra inizia a essere un poco più vicina. L&#8217;equipaggio si gode il meritato riposo e da Houston arrivano parole quasi affettuose per i tre astronauti:</p>
<blockquote><p>L&#8217;equipaggio dell&#8217;Apollo 11 si è preparato per la notte e ha iniziato un meritatissimo periodo di riposo. La durata del periodo di riposo è programmata per durare 10 ore, tuttavia, l&#8217;ora della sveglia non è così importante. Molto probabilmente li lasceremo dormire a loro piacimento. In questo momento il Columbia si trova a 13mila km dalla Luna, e viaggia verso casa alla velocità di 1.483 metri al secondo.</p></blockquote>
<p>I tre dormono effettivamente quasi 10 ore. Al loro risveglio eseguono alcune correzioni di rotta e iniziano a raccontare con più calma parte della loro <a href="http://www.blogalileo.com/luna-40-anni-fa-21-ore-di-magnifica-desolazione/">avventura lunare</a> ai tecnici di Houston.</p>
<p>La piccola navicella viaggia spedita verso la Terra, mentre a bordo si inizia a pensare alla giornata successiva quando l&#8217;equipaggio sarà nuovamente in <strong>collegamento televisivo</strong> per esporre ai terrestri la vita a bordo dell&#8217;Apollo 11. Le luci della ribalta&#8230;</p>
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		<title>Luna 40 anni fa: 21 ore di magnifica desolazione</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 16:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver messo piede sulla Luna a distanza di circa 6 ore e mezza dall&#8217;allunaggio, Armstrong procede quasi immediatamente al recupero di un campione di suolo lunare, una precauzione per scongiurare una ripartenza di emergenza senza aver raccolto almeno qualche etto di minerale. Così l&#8217;astronauta descrive al centro di controllo le sue prime impressioni lunari: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver <a href="http://www.blogalileo.com/luna-40-anni-fa-inizia-la-prima-passeggiata-lunare/">messo piede</a> sulla Luna a distanza di circa 6 ore e mezza dall&#8217;allunaggio, <strong>Armstrong procede quasi immediatamente al recupero di un campione di suolo lunare</strong>, una precauzione per scongiurare una ripartenza di emergenza senza aver raccolto almeno qualche etto di minerale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1986" title="credit: nasa.gov" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/07/aldrorma.jpg" alt="credit: nasa.gov" width="384" height="310" /></p>
<p><span id="more-1985"></span>Così l&#8217;astronauta descrive al centro di controllo le sue prime impressioni lunari:</p>
<blockquote><p>La superficie è fina e polverosa. Posso prenderne poca con le dita. <strong>Aderisce in strati sottili come il carbone in polvere alla suole e ai lati dello stivale</strong>. Sprofondo per una piccola frazione di pochi centimetri. Forse un ottavo di pollice, ma posso vedere le impronte dei mie stivali tra i granelli di sabbia.</p>
<p>Direi che non c&#8217;è alcuna difficoltà nel muoversi come avevamo previsto. È persino più facile che nelle simulazioni a 1/6 della forza di gravità che abbiamo sperimentato a terra. Non è affatto difficoltoso muoversi. <strong>Il motore per la discesa non ha lasciato un cratere di alcuna dimensione</strong>. Ci sono circa 30 cm di spazio vuoto al suolo. Siamo sostanzialmente in un&#8217;area molto pianeggiante qui.</p></blockquote>
<p>Da Houston ogni parola pronunciata da Armstrong viene trascritta e soppesata, le informazioni che giungono dalla Luna sono fondamentali non solo per il buon esito dell&#8217;Apollo 11, <strong>ma anche per le prossime missioni previste </strong>dal programma spaziale. L&#8217;astronauta effettua numerose fotografie del modulo lunare, utili per valutare le condizioni dell&#8217;Eagle dopo l&#8217;allunaggio, e colloca una telecamera a una dozzina di metri dal LEM.</p>
<p>Alcuni minuti dopo, anche Buzz Aldrin scende dall&#8217;Eagle raggiungendo il suolo lunare e divenendo così il secondo uomo a mettere piede sulla Luna. <strong>La sua prima frase è tanto sintetica quanto efficace</strong>:</p>
<blockquote><p>Una magnifica desolazione.</p></blockquote>
<p>I due sperimentano poi il modo migliore per muoversi sul suolo lunare. Armstrong qualche minuto prima aveva parlato di &#8220;grande balzo per l&#8217;umanità&#8221;, <strong>sullla Luna occorrono invece tanti piccoli saltelli</strong> per muoversi con sufficienti agilità e velocità. Ogni movimento va comunque pensato con largo anticipo, confidano i due astronauti a Houston.</p>
<p>Non senza difficoltà, gli astronauti montano la bandiera degli Stati Uniti e ricevono pochi minuti dopo una breve <strong>telefonata dal presidente Richard Nixon</strong>, che saluta Aldrin e Armstrong e si complimenta per l&#8217;importante risultato ottenuto. Il tempo è scarso e le cose da fare ancora molte.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1987" title="credit: nasa.gov" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/07/eas.jpg" alt="credit: nasa.gov" width="480" height="355" /></p>
<p>I due posizionano l&#8217;Early Apollo Scientific Experiment Package (EASEP), un kit studiato dalla NASA per analizzare i lunamoti e fornire tramite un laser retro-riflettente un punto valido per <strong>misurare l&#8217;esatta distanza della Luna dalla Terra</strong>. Mentre Aldrin si allontana di circa 120 metri dal LEM per fotografare il Cratere Orientale, Armstrong si industria per raccogliere il materiale lunare utilizzando un martelletto. A causa delle tute e delle condizioni di luce e gravità, il lavoro si rivela estremamente faticoso e viene interrotto prima del previsto.</p>
<p>A fatica, i due issano i 22 Kg di materiale roccioso raccolto nell&#8217;Eagle e le strumentazioni utilizzate per immortalare il suolo lunare. Una volta al sicuro nel LEM, <strong>Armstrong e Aldrin si preparano per raggiungere nuovamente l&#8217;orbita della Luna</strong> e ricongiungersi con Collins a bordo del Columbia dopo alcune ore di riposo.</p>
<p>A <strong>21 ore e 30 minuti</strong> circa dall&#8217;allunaggio, i due astronauti danno il via al motore di ascesa e iniziano il loro viaggio di ricongiungimento verso il Columbia. Le prime comunicazioni da parte dell&#8217;Eagle sono molto tranquillizzanti:</p>
<blockquote><p>È stato magnifico. 7,9, 10,9 metri al secondo in ascesa.</p></blockquote>
<p>Mentre abbandonano la Luna, Armstrong e Aldrin si lasciano alle loro spalle un&#8217;impresa epica resa possibile in meno di un decennio. La placca recante l&#8217;incisione:</p>
<blockquote><p>Qui uomini dal pianeta Terra fecero<br />
il primo passo sulla Luna Luglio, 1969 d.C.<br />
Siamo venuti in pace per tutta l&#8217;umanità</p></blockquote>
<p>diventa sempre più piccola all&#8217;orizzonte mentre fervono i preparativi per il rendezvous con il Columbia.</p>
<p>La strada verso casa è però ancora lunga.</p>
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		<title>Luna 40 anni fa: inizia la prima passeggiata lunare</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 02:56:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cosmo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[That&#8217;s one small step for [a] man, one giant leap for mankind 21 luglio 1969 &#8211; Ore 02, 56 minuti e 16 secondi UTC. Neil Armstrong poggia il proprio piede sinistro sul suolo lunare e diventa il primo uomo a camminare sulla Luna. In Italia sono le 4 e 56 minuti del mattino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<h2>That&#8217;s one small step for [a] man, one giant leap for mankind</h2>
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1972" title="credit: nasa.gov" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/07/uomoluna.jpg" alt="credit: nasa.gov" width="480" height="271" /><strong>21 luglio 1969 &#8211; Ore 02, 56 minuti e 16 secondi UTC.<br />
Neil Armstrong poggia il proprio piede sinistro sul suolo lunare e diventa il primo uomo a camminare sulla Luna</strong>.
</p>
<p style="text-align: center;">In Italia sono le 4 e 56 minuti del mattino.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Luna 40 anni fa: allunaggio con sopresa per l&#8217;Eagle</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 20:17:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anecòico</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>20 luglio 1969, <strong>mancano ormai poche ore all&#8217;allunaggio</strong> e la tensione a Houston e a bordo dell&#8217;Apollo 11 inizia a salire. Negli uomini che per anni hanno partecipato al progetto spendendo tutte le loro fatiche c&#8217;è la consapevolezza di essere osservati dal mondo intero e di non poter fallire.</p>
<div id="attachment_1965" class="wp-caption aligncenter" style="width: 371px"><img class="size-full wp-image-1965 " title="Eagle in orbita intorno alla Luna (credit: Nasa.gov)" src="http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2009/07/eagle.jpg" alt="Eagle in orbita intorno alla Luna (credit: Nasa.gov)" width="361" height="271" /><p class="wp-caption-text">Eagle in orbita intorno alla Luna (credit: Nasa.gov)</p></div>
<p><span id="more-1964"></span>A 95 ore dal lancio dalla Terra, e a circa 7 ore dall&#8217;allunaggio, Armstrong e Aldrin raggiungono il Modulo Lunare (Eagle) per <strong>effettuare un&#8217;accurata analisi di tutti i sistemi principali </strong>della piccola navetta che li porterà sulla Luna. I test sono meticolosi e seguiti passo passo dal centro di Houston, che ricontrolla a sua volta i dati provenienti dallo spazio. I tempi sono stretti e l&#8217;equipaggio si deve confrontare con la ciclica perdita delle comunicazioni dovuta al passaggio dietro la Luna.</p>
<p>A 100 ore e 12 minuti dal lancio dalla Terra, a un&#8217;altitudine pari a 116,5 km dalla Luna,<strong> Eagle si separa dal Modulo di Comando (Columbia)</strong>. L&#8217;equipaggio si divide così per la prima volta, Collins rimane sul Columbia, mente Armstrong e Aldrin iniziano la loro avventura negli spazi ristretti e angusti del Modulo Lunare. La separazione tra Eagle e Columbia avviene in un momento di totale isolamento da Houston. A Terra l&#8217;attesa viene ben descritta dall&#8217;Apollo Control:</p>
<blockquote><p>Questo è l&#8217;Apollo Control quando sono ormai 100 ore e 14 minuti. Siamo ora a meno di due minuti dal recupero dei contatti con la navicella dopo la sua tredicesima rivoluzione. Quando avremo notizie dal Modulo Lunare dovrebbe essersi già separato dal Modulo di Comando e Servizio.</p></blockquote>
<p>E  così è, pochi minuti dopo la tensione viene stemperata da un <strong>messaggio dall&#8217;Eagle</strong>:</p>
<blockquote><p>- L&#8217;Eagle ha le ali.<br />
- Ricevuto.<br />
- Sembra vada tutto bene.<br />
- Ricevuto, Neil.</p></blockquote>
<p>A 101 ore e 36 minuti per Eagle e il suo equipaggio inizia la difficile procedura di avvicinamento al suolo lunare. Tutto sembra procedere per il meglio, ma quando inizia la seconda fase della discesa a 102 ore e 38 minuti<strong> Armstrong e Aldrin si accorgono di essere &#8220;lunghi&#8221;</strong>, ovvero di essere su una traiettoria che li porterà ad atterrate più a ovest del punto prestabilito per l&#8217;allunaggio. La drammaticità del momento viene ulteriormente acuita da alcuni inaspettati malfunzionamenti del computer di bordo, che fatica a elaborare correttamente la grande mole di dati. Houston conferma l&#8217;anomalia, ma secondo i tecnici la discesa può avvenire ugualmente in relativa sicurezza.</p>
<p>Armstrong decide di osservare nuovamente il suolo lunare in avvicinamento e si rende conto che il computer sta puntando verso un&#8217;area densa di sassi a poca distanza da un cratere dal poco invitante diametro di 400 metri. La procedura di allunaggio è in corso, <strong>occorre prendere una decisione e il prima possibile</strong>.</p>
<p>Armstrong decide così di prendere i comandi semi-automatici dell&#8217;Eagle e, guidato da Aldrin che gli legge ad alta voce le informazioni su altitudine e velocità, tenta un allunaggio quasi del tutto manuale e non previsto da Houston. Il mondo ascolta le comunicazioni tra Eagle e Terra <strong>con il fiato sospeso</strong>.</p>
<p>Dopo alcuni istanti di silenzio, dalla Luna giunge la voce di Neil Armstrong:</p>
<blockquote><p>- Houston, qui è la base Tranquillità. L&#8217;Eagle è atterrato.</p></blockquote>
<p><strong>Sono le ore 20,  17 minuti e 40 secondi UTC del 20 luglio 1969. L&#8217;uomo è sulla Luna. </strong>In Italia sono le 22 e 17 minuti.</p>
<p>A Houston si torna a respirare:</p>
<blockquote><p>- Ricevuto, Tranquillità. Avete una bella quantità di gente che stava per diventare blu. Ora stiamo respirando di nuovo. Grazie mille.</p></blockquote>
<p>Qualche ora di attesa e per Armstrong e Aldrin sarà tempo di sgranchirsi le gambe con una bella passeggiata lunare.</p>
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