Archive for the ‘Web’ Category

 
Mar
19
Scritto da anecòico in Segnalazioni, Storia, Web il 19 Marzo 2008

Ci sono pochi divulgatori scientifici in Italia validi e competenti come Piero Bianucci. Il papà dell’inserto di divulgazione scientifica Tuttoscienze del quotidiano La Stampa, ricorda in un meraviglioso articolo la mente e il mito di Arthur Clarke.
Da poco scomparso, Clarke non è stato semplicemente un romanziere di successo con il suo 2001 Odissea nello Spazio, ma anche un competente e visionario uomo di Scienza…

Quando telefoniamo da un continente all’altro, o vediamo in diretta una gara di Formula 1 che si svolge dall’altra parte del mondo, dovremmo ricordarci di lui. Invece lo conosciamo per un romanzo che nel 1968 il regista Stanley Kubrick trasformò nel più celebrato film di fantascienza, 2001: Odissea nello spazio. Arthur Charles Clarke la sua felice odissea di scienziato e scrittore di successo l’ha conclusa ieri a 90 anni nello Sri Lanka, dove si era trasferito fin dal 1956.

L’idea più brillante gli balenò nel 1945: c’è un’orbita intorno alla Terra che un satellite percorre esattamente in 24 ore e con la legge di Newton è facile calcolare che si trova a 35.800 chilometri di altezza, un decimo della distanza della Luna. Un satellite che percorra quell’orbita sopra l’equatore rimarrà fisso sopra un dato luogo come se fosse sulla cima di un altissimo palo. Per questo si chiama orbita geostazionaria, o anche, com’è giusto, «orbita di Clarke». [continua]



 
Gen
29
Scritto da anecòico in Tecnologia, Web il 29 Gennaio 2008

mascheraviso.jpgNonostante i sistemi di acquisizione di immagini siano sempre più precisi e sofisticati, i computer continuano a essere molto poco accurati nei processi di riconoscimento visuale. Da tempo numerosi ricercatori cercano di “insegnare” agli elaboratori a distinguere e riconoscere con precisione diversi visi umani. Gli esperimenti finora condotti non hanno sortito grandi risultati, ma un innovativo sistema elaborato da alcuni ricercatori della University of Glasgow (Regno Unito) potrebbe portare il riconoscimento visuale a una svolta epocale.

Riconoscere una persona poco conosciuta è spesso difficoltoso per un comune essere umano, figurarsi per una macchina priva di capacità cognitive complesse. Man mano che un viso diviene più familiare, però, il cervello umano impara a collegare una determinata fisionomia con un nome e a riconoscerne l’identità anche in una comune fotografia. Partendo da questo presupposto, Rob Kenkins e A. Mike Burton hanno elaborato un modello matematico in grado di descrivere i processi cognitivi attivati dalla nostra mente per imparare a riconoscere il viso di una persona. I due ricercatori sono così giunti alla conclusione che il nostro cervello sommi differenti immagini della medesima persona, fissando poi nella nostra memoria un’immagine “media” del viso da ricordare. Un collage di ricordi legati alle espressioni e alle caratteristiche della fisionomia di una faccia sotto diverse angolazioni.

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Nov
29
Scritto da anecòico in Pianeta, Web il 29 Novembre 2007

Grazie a servizi come Google Maps non c’è ormai angolo del Pianeta abitato che non sia facilmente esplorabile e raggiungibile con pochi click del mouse. Partendo da questo presupposto, un consorzio di agenzie e società scientifiche, tra cui spiccano la NASA e British Antarctic Survey, ha recentemente messo a disposizione degli internauti un intero sito dedicato al continente più gelido di tutto il nostro pianeta: l’Antartide.

Attraverso il mosaico di migliaia di fotografie satellitari ad altissima definizione, scattate da Landast 7, è possibile navigare tra i giganteschi crepacci di ghiaccio e tuffarsi là dove i ghiacci si trasformano nelle acque degli Oceani. Con i suoi 100 miliardi di pixel, il Landast Image Mosaic of Antarctica è dieci volte più dettagliato rispetto alle immagini satellitari finora raccolte sorvolando le distese ghiacciate dell’Antartide.
Grazie a questo gigantesco mosaico, i ricercatori potranno seguire in maniera molto più accurata l’evoluzione dei ghiacci e monitorarne movimenti e discioglimento. Per i profani si apre, invece, un viaggio mozzafiato verso i confini del Mondo.

 



 
Set
20
Scritto da anecòico in Pianeta, Web il 20 Settembre 2007

BreathingearthNel romanzo L’orlo della Fondazione, lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov immagina l’esistenza di Gaia, un pianeta simile alla Terra caratterizzato da un ecosistema perfettamente in equilibrio. Ogni elemento che costituisce questo corpo celeste utopico ha una propria coscienza di sé: oceani, fauna, flora e tutti gli altri elementi naturali sono interconnessi tra loro in un continuo flusso telepatico.

Per creare Gaia, Asimov non fece altro che conferire un pizzico di personalità in più a un pianeta che conosceva molto bene, la Terra. Il complesso ecosistema terrestre non ha probabilmente una consapevolezza di sé, ma ha sicuramente la capacità di trasmettere all’umanità, in assoluto l’inquilino più irrequieto che ospita, il suo stato di continuo malessere. Per aiutarci ad ascoltare meglio la cronaca di quella che potrebbe essere la nostra rovina, è nato lo spazio web Breathing Earth.
Sul sito della “Terra che respira” è possibile osservare, in tempo reale e sulla base di approfonditi studi statistici, il lento declino verso l’entropia del nostro caro Pianeta. Puntando il mouse su uno degli Stati che costituiscono la cartina interattiva del sito, troviamo vecchie conferme e nuove scoperte. Mentre l’Italia dimostra il proprio deficit demografico, con una morte ogni 52.1 secondi a fronte di una nascita al minuto, l’India sbaraglia la concorrenza con una nascita ogni 1.3 secondi a fronte di una morte ogni 3.5 secondi!

I dati più interessanti per misurare il polso dell’ecosistema terrestre sono comunque forniti dalle emissioni di CO2 nell’aria. In Italia vengono mediamente emesse in atmosfera 1000 tonnellate di anidride carbonica ogni 1.2 minuti, in Germania la medesima quantità viene emessa in metà tempo: 39.2 secondi. Gli Stati Uniti polverizzano ogni record con l’emissione di 1000 tonnellate di CO2 ogni 5.4 secondi, la Cina ogni 9.2, ma il suo trend è in perenne crescita.

Dunque che fare? Dovremo andare raminghi per il cosmo alla ricerca di Gaia, il corpo celeste perfetto immaginato da Asimov, o saremo in grado di capire per tempo che il pianeta perfetto esiste già ed è quello in cui viviamo? Ma soprattutto, per quanto continuerà ad essere così “perfetto”?



 
Set
14
Scritto da anecòico in Cosmo, Web il 14 Settembre 2007

galassia.jpgUn nuovo progetto, lanciato ieri su scala globale, offre l’opportunità a ognuno di noi di svelare i misteri legati alla formazione delle galassie. Tutto ciò di cui avrete bisogno sarà un PC, una connessione Internet e i vostri occhi. Requisiti che sicuramente non vi mancano, visto che mi state leggendo online da uno schermo di computer proprio ora.

Questo innovativo progetto si chiama Galaxy Zoo ed ha l’ambizioso obiettivo di creare il più grande archivio sulle galassie mai realizzato. Grazie all’aiuto di centinaia di migliaia di volontari, il sito web di Galaxy Zoo catalogherà e smisterà il milione di galassie finora scoperte dall’uomo.
I risultati di questa colossale ricerca aiuteranno gli astrofisici a comprendere non solo le dinamiche di formazione delle galassie, ma anche le modalità di espansione e contrazione dell’Universo conosciuto.

L’idea di utilizzare le potenzialità della Rete e dei computer degli utenti non è nuova. Ormai da diversi anni molti centri di ricerca si avvalgono del “calcolo distribuito” per analizzare enormi quantità di dati, utilizzando parte delle risorse di ogni PC collegato al centro di ricerca.
Tuttavia, Galazy Zoo si differenzia da questi progetti perché non utilizza le macchine, ma direttamente le persone. Così come avviene per il sapere condiviso di Wikipedia o per i motori di ricerca basati sulle informazioni segnalate dagli utenti.
Lavorando sulle immagini fornite dallo Sloand Digital Sky Survey, i volontari che si collegheranno al sito potranno catalogare le galassie in due semplici grandi categorie: a spirale, come la nostra Via Lattea, o a ellisse. Sul sito Web di Galaxy Zoo gli utenti possono imparare velocemente a distinguere i due tipi di galassie e ad essere molto più precisi dei sistemi di riconoscimento automatico, che non sempre riescono a individuare ciò che contraddistingue una galassia a spirale da una ellittica.

Le immagini delle galassie sono state “scattate” da telescopi robotizzati. I volontari del progetto avranno quindi la possibilità di visionare per la prima volta migliaia di galassie mai visualizzate da nessun essere umano.
La mappatura delle galassie potrà offrire nuovi dati agli astrofisici impegnati nel difficile compito di risolvere i tanti rebus offerti dal Cosmo. Da anni ci si interroga, per esempio, su cosa possa determinare il senso di rotazione delle galassie, che in alcune zone orbitano tutte in senso orario, mentre in altre tutte in senso antiorario. Si ipotizza l’esistenza di un asse magnetico sul quale ruotino le galassie, ma solo con i dati raccolti dal progetto Galaxy Zoo potremo avere una conferma a questa e molte altre teorie.
E chissà, magari la scoperta potrà avvenire per merito di qualcuno di voi. L’Universo che ci circonda è di tutti noi. Bastano pochi clic per diventarne cittadini e… cosmo-cartografi.

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