C’è un enzima tra le cause dell’artrite reumatoide

lunedì, 22 dicembre, 2008 18:07

microscopioLa ricerca per contrastare l’artrite reumatoide segna un nuovo punto a suo favore. Un gruppo di ricercatori ha scoperto nuovi importanti dettagli sulle cause che portano a questa particolare patologia, che comporta un progressivo assottigliamento delle ossa e una dolorosa deformazione delle articolazioni tale da precludere anche i più semplici movimenti a chi ne è affetto.

Semplificando molto, l’artrite reumatoide è causata da un comportamento errato del nostro sistema immunitario – la nostra principale difesa contro malattie, virus e batteri – che identifica le ossa come corpi estranei del nostro organismo e dunque da distruggere attraverso specifiche reazioni chimiche. Il Fattore di Necrosi Tumorale alfa (TNF-alfa) è uno degli elementi che portano alla distruzione delle ossa e delle cartilagini. Il TNF-alfa è inoltre in grado di influenzare la massa delle ossa condizionando sensibilmente le dinamiche che portano alla costante rigenerazione dell’apparato scheletrico.

Per mantenere costante la resistenza delle ossa, l’organismo umano procede ha una continua opera di smantellamento e ricostruzione. Due tipi di cellule, gli osteoclasti e gli osteoblasti, si occupano di questo delicato compito seguendo i segnali che ricevano da alcune molecole regolatrici come quelle del TNF-alfa. Gli osteoclasti provvedono a smantellare le cellule dell’osso ormai invecchiate preparando la strada per gli osteoblasti che costruiscono invece le nuove parti dell’osso. In un organismo sano, osteoblasti e osteoclasti lavorano in perfetto equilibrio, consentendo una costante rigenerazione delle ossa.

L'artrite reumatoide porta alla irrecuperabile deformazione degli arti di chi ne è affetto (credit: pwp.netcabo.pt)

L'artrite reumatoide porta alla irrecuperabile deformazione degli arti di chi ne è affetto (credit: pwp.netcabo.pt)

Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Biological Chemistry ha dimostrato, per la prima volta ma senza identificarne le cause, come il TNF-alfa possa comportare numerosi malfunzionamenti nel sistema, riducendo sensibilmente il numero di osteoblasti, le cellule in grado di produrre la matrice ossea. Attraverso la produzione dell’enzima Smad Ubiquitin Regulatory Factor 1 (Smurf1), il TNF-alfa disattiva le proteine necessarie per avviare la ricostruzione ossea, compromettendo dunque l’equilibrio del sistema osteoclasti/osteoblasti.

Per arrivare a questo importante risultato, il gruppo di ricerca guidato da Lianping Xing (University of Rochester Medical Centre) ha approntato due gruppi di topi in laboratorio: a un gruppo sono state somministrate alte dosi di TNF-alfa e Smurf1, mentre al secondo è stato somministrato solamente il TNF-alfa ma senza Smurf1. Lo spessore delle ossa dei due gruppi è stato successivamente misurato attraverso risonanze magnetiche e radiografie. L’esperimento ha così rivelato come alti livelli di TNF-alfa diminuiscano sensibilmente la presenza di due fattori chiave (Smad1 e Runx2) per la rigenerazione cellulare. Tale effetto ha però avuto dirette conseguenze solamente nel gruppo geneticamente modificato e dunque privato dell’enzima Smurf1.

L’identificazione di Smurf1 potrebbe avere ripercussioni fondamentali per arginare gli effetti dell’artrite reumatoide. Inibendo l’enzima, infatti, i ricercatori potrebbero tagliare i ponti di comunicazione tra i messaggi errati forniti dal TNF-alfa e il sistema di rigenerazione delle ossa, rallentando notevolmente gli effetti della malattia degenerativa. Dai primi studi di laboratorio su nuovi prototipi di cura è, inoltre, emerso come la medesima soluzione potrebbe essere adottata per combattere con migliore efficacia l’osteoporosi. La ricerca richiederà naturalmente ancora del tempo, ma la strada intrapresa sembra essere molto promettente e – fatte le dovute cautele – potrebbe portare un giorno a limitare sensibilmente gli effetti dell’artrite reumatoide.

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