Come le tartarughe conquistarono il guscio, la loro casa

venerdì, 28 novembre, 2008 19:40

La recente scoperta del più antico fossile di tartaruga fino ad oggi conosciuto sta aiutando i paleontologi a comprendere, con maggior precisione, l’evoluzione che ha portato le tartarughe ad avere le attuali sembianze e caratteristiche.

Fossile di Odontochelys semistestacea scoperto in Cina

Fossile di Odontochelys semitestacea scoperto in Cina

Il fossile di Odontochelys semitestacea è stato ritrovato in alcuni sedimenti nel Nanpanjiang Trough Basin e risale a circa 220 milioni di anni fa, circa 14 milioni di anni più vecchio rispetto a un precedente fossile ritrovato anni fa in Germania. L’importante scoperta ha consentito ai paleontologi di elaborare una teoria maggiormente precisa sull’evoluzione delle tartarughe. Secondo gli esperti, infatti, questi animali si sarebbero evoluti in un ambiente marino e non sul terreno come ipotizzato in precedenza sulla base dei fossili scoperti in Germania.

Il fossile scoperto in Cina presenta un piastrone – la parte ossea piatta che ricopre e protegge il ventre – perfettamente conservato, mentre è privo del carapace, ovvero la parte del “guscio” che riveste il dorso della tartaruga. Secondo i paleontologi, ciò potrebbe indicare che piastrone e carapace si siano evoluti in tempi e modalità diversi nel corso di milioni di anni. Nello specifico, il piastrone si sarebbe evoluto molto prima del carapace. Una tesi rivoluzionaria che contraddice le teorie fino ad ora prevalenti, che ipotizzano un’evoluzione all’unisono della corazza attraverso progressive stratificazioni degli osteodermi (sottili strati ossificati fusi tra loro).

Tartaruga marina (credit: answersingenesis.org)

Tartaruga marina (credit: answersingenesis.org)

La nuova ipotesi sulla formazione del guscio delle tartarughe è stata recentemente pubblicata sulla rivista scientifica Nature da un team di ricercatori guidato da Chun Li dell’Istituto di Paleontologia e Paleoantropologia della Accademia delle Scienze della Cina. Secondo il gruppo di paleontologi, il fossile da loro analizzato potrebbe costituire l’anello mancante per comprendere compiutamente l’evoluzione delle tartarughe. Una tesi destinata a far discutere molto la comunità scientifica e che ha raccolto già le prime obiezioni.

Numerosi paleontologi ritengono, infatti, che il team di Chun Li sia giunto a conclusioni eccessivamente affrettate. L’assenza del carapace potrebbe semplicemente indicare un adattamento della specifica specie di tartaruga analizzata alla vita marina. Numerose specie di tartarughe marine contemporanee hanno effettivamente una corazza alquanto ridotta rispetto alle loro dimensioni, proprio per adattarsi meglio alle profondità marine.

Il fossile ritrovato getta dunque nuovi interrogativi sui processi evolutivi che portarono, in milioni di anni, le tartarughe ad assumere le attuali sembianze. La scoperta riapre completamente la discussione su questa particolare specie e dimostra, ancora una volta, come il passato ormai estremamente remoto continui a fornire indizi da analizzare e interpretare per risolvere il grande enigma dell’evoluzione.

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