Con Kepler, parte la caccia ai pianeti simili alla Terra

martedì, 10 marzo, 2009 19:43

Lancio della Kepler Space Mission da Cape Canaveral (credit: NASA)

Lancio della Kepler Space Mission da Cape Canaveral (credit: NASA)

Pochi giorni fa, il 7 marzo, la Missione Kepler della NASA a portato a compimento il suo primo obiettivo, lanciando in orbita il telescopio Kepler attraverso un lanciatore United Launch Alliance Delta II. Il nuovo satellite artificiale è stato concepito per ricercare al di fuori del nostro sistema solare pianeti simi alla Terra.

Nel corso dei prossimi tre anni e mezzo, questa la durata della missione (salvo estensioni della stessa), Kepler sarà in grado di fornire informazioni agli astronomi, rilevando la presenza di corpi celesti simili al nostro Pianeta all’interno della Via Lattea. Dopo il lancio, il satellite ha dato i primi segni di vita al momento della separazione dal terzo stadio del missile lanciatore che lo ha portato in orbita intorno al Sole. D’ora in poi Kepler dovrà cavarsela da solo, producendo autonomamente l’energia di cui avrà bisogno tramite i suoi pannelli fotovoltaici.

La missione della NASA mira a osservare circa 100mila stelle alla ricerca di tracce per la possibile presenza di pianeti. Prima di avviare l’opera di scansione vera e propria della Via Lattea, Kepler sarà sottoposto per una sessantina di giorni a una serie di test per verificare che tutte le sue strumentazioni di bordo siano attive e perfettamente funzionanti. Seguiranno poi altri 30 giorni per calibrare le strumentazioni del satellite che comprendono una fotocamera ad altissima definizione e, naturalmente, un telescopio per andare alla ricerca dei pianeti.

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Kepler manterrà un'orbita eliocentrica, ovvero intorno al Sole (credit: NASA.gov)

Quando sarà completamente operativo, Kepler sarà il primo satellite appositamente concepito per rintracciare corpi celesti simili al nostro Pianeta, ovvero pianeti con una orbita intorno a una stella paragonabile al Sole e collocati in una “zona abitabile”. Come suggerisce il termine stesso, con “zona abitabile” in astronomia si identifica una specifica area intorno a una stella dove si possano sviluppare e sopravvivere delle forme di vita.

Kepler sarà in grado di rilevare i pianeti osservando la periodica oscillazione della luminosità delle stelle. Quando i pianeti passano davanti alla loro stella comportano una temporanea riduzione nell’emissione di luce, un evento che Kepler è in grado di rilevare e registrare per dedurre poi le caratteristiche del corpo celeste osservato. La vista, del resto, a questo telescopio non manca: il satellite custodisce una telecamera estremamente sensibile con un sensore da 95 megapixel.

Se lassù, da qualche parte, esiste un lontano cugino del nostro Pianeta, Kepler sarà probabilmente in grado di identificarlo. La caccia è appena cominciata…

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