Condizioni di vita estreme in un ecosistema appena scoperto tra i ghiacci dell’Antartide

martedì, 21 aprile, 2009 18:27

Blood Falls (credit: photolibrary.usap.gov)

Blood Falls (credit: photolibrary.usap.gov)

Il nostro Pianeta riserva spesso delle considerevoli sorprese. Un team di ricercatori ha da poco scoperto alcune forme di vita in un ecosistema rimasto intrappolato sotto a un ghiacciaio per circa due milioni di anni in Antartide.

Secondo il gruppo di ricerca, i microbi identificati sarebbero riusciti a sopravvivere adattandosi alle condizioni di buio estremo e alla assenza di ossigeno traendo energie dal ferro e dallo zolfo. L’importante scoperta potrebbe fornire nuovi elementi a supporto della tesi della “Terra a palla di neve”, una teoria secondo la quale in un dato momento del passato il Pianeta rimase totalmente ricoperto dai ghiacci, e importanti dati per valutare se davvero forme di vita primordiali si possano sviluppare anche su altri pianeti come Marte.

I laghi ricoperti dai ghiacci dell’Antartide furono scoperti per la prima volta tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. La loro presenza indusse numerosi ricercatori a ipotizzare la presenza di particolari forme di vita, ma i timori di contaminare un ecosistema unico nel suo genere e le difficoltà di compiere trivellazioni così in profondità avevano disincentivato negli anni qualsiasi tentativo di approfondire l’importante scoperta.

Recentemente, però, un gruppo di ricerca è riuscito ad aggirare il problema analizzando uno specifico sito più accessibile e senza il rischio di causare contaminazioni. Le Blood Falls, letteralmente le Cascate di Sangue, provengono dal lago subglaciale  del Ghiacciaio Taylor dando oringine a un modesto getto di acqua salata. Il lago è sommerso da uno strato di circa 400 metri di ghiaccio e fuoriesce attraverso un lento flusso d’acqua ricco di ferro, che colora di un arancione intenso parte della superficie del ghiacciaio. La massa d’acqua rimase imprigionata al di sotto del Ghiacciaio Taylor circa 1,5 – 2 milioni di anni fa e la sporadica attività delle Blood Falls consente ai ricercatori di raccogliere campioni senza dover trivellare la zona o contaminare l’intero ecosistema del lago.

Per oltre sei anni, Jill Mikucki del Darmouth College (New Hampshire – USA) ha raccolto numerosi campioni di acqua alle Blood Falls. Attraverso una lunga serie di analisi, il ricercatore ha così potuto rivelare la presenza di 17 differenti microorganismi in grado di vivere in pressoché totale assenza di ossigeno. Gli studi sul DNA hanno dimostrato come la maggior parte di questi microbi siano strettamente legati ad altri microorganismi noti per utilizzare i solfati al posto dell’ossigeno per la respirazione. Secondo Mikucki e i suoi colleghi, i microorganismi che vivono nelle profondità del lago subglaciale utilizzerebbero i solfati e il ferro ferrico per la respirazione e metabolizzerebbero le limitate risorse organiche rimaste intrappolate nelle acque povere di ossigeno.

Le osservazioni di Mikucki, da poco pubblicate sulla rivista scientifica Science, aggiungono un importante tassello per comprendere meglio la vita dei microorganismi in condizioni del tutto estreme. I nuovi dati consentiranno anche di affinare le attuali teorie sulle possibilità di trovare forme di vita, primordiali o complesse, anche al di fuori del nostro pianeta nell’immensità del Cosmo.

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