Quando gli Appalachi gelarono il mondo

mercoledì, 4 novembre, 2009 19:11

La formazione  della catena montuosa degli Appalachi causò una glaciazione così intensa da portare all’estinzione i due terzi delle specie che popolavano la Terra. Secondo un gruppo di ricercatori, infatti, le montagne assorbirono buona parte dei gas serra congelando così il nostro pianeta.

credit: nacis.org

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La catena degli Appalachi si estende per oltre 1500 chilometri nel Nord America tra lo Stato della Georgia e il Maine. Circa 460 milioni di anni fa, questa ampia zona fu l’epicentro di una delle più violente attività vulcaniche nella storia della Terra. Il lembo orientale di quella che col tempo sarebbe diventata la placca nordamericana scavalcò il bacino di un antico oceano, dando così vita a una serie di vulcani nella zona compresa tra lo Stato di New York e il New England. Quei vulcani produssero ingenti quantità di lava che progressivamente diedero vita a una vera e propria catena montuosa paragonabile alle Alpi.

Le eruzioni e gli episodi vulcanici portarono anche alla produzione di quantità enormi di anidride carbonica, creando una quantità di gas serra venti volte superiore all’attuale. Con l’atmosfera stracolma di CO2, il nostro pianeta era tecnicamente pronto per affrontare intere ere caratterizzate dalle alte temperature, eppure in “appena” 10 milioni di anni i livelli di anidride carbonica iniziarono a precipitare e dopo 5 milioni di anni la Terra conobbe un’era glaciale particolarmente intensa.

Determinati a scoprire che cosa avesse portato a un abbassamento così repentino di CO2, Seth Young (Indiana University, Bloomington – USA) ha analizzato insieme ad alcuni colleghi tre differenti formazioni di rocce sedimentarie nello Stato del Navada in quello che un tempo era un basso fondale marino. Un buon punto per rilevare le eventuali tracce dei materiali rocciosi dilavati dagli Appalachi 460 milioni di anni fa.

I ricercatori hanno così potuto osservare formazioni rocciose calcaree, un indizio sul ruolo svolto dagli Appalachi nel processo di sottrazione della CO2 dall’atmosfera. L’alta concentrazione del gas causò infatti numerose piogge acide ricche di CO2, che si combinarono con il calcio presente nei basalti (le rocce effusive di origine vulcanica) della catena montuosa formando così il carbonato di calcio, il principale componente del calcare.

Procedendo nel lavoro di ricerca, il team ha poi identificato un rapporto tra gli isotopi stronzio-87 e stronzio-86 pari a 0,6. Solitamente il rapporto tra questi due isotopi oscilla tra 0,7 e 4 e consente di datare con un buon grado di approssimazione le rocce. Lo 0,6 riscontrato dai ricercatori non era stato mai rilevato prima e sembra dunque confermare la provenienza dei sedimenti dalle antiche rocce degli Appalachi.

Sulla base dei dati raccolti, il team di ricerca ha infine formulato una interessante teoria da poco pubblicata sulla rivista scientifica Geology. Le piogge acide ricche di CO2 si riversarono sulle rocce e formarono il calcare che andò progressivamente a depositarsi nel mare che copriva il Nevada, privando l’atmosfera di enormi quantità di anidride carbonica. Quando l’attività vulcanica si interruppe, circa 450 milioni di anni fa, il processo di sottrazione della CO2 continuò ancora a lungo abbassando ulteriormente i livelli di anidride carbonica. Il basso livello dei gas serra e un Sole offuscato dalle ceneri e dai detriti nell’aria portarono l’atmosfera a raffreddarsi aprendo così la strada alla glaciazione.

La teoria di Young e colleghi sembra spiegare efficacemente la complessa fine del periodo Ordoviciano caratterizzato da alcune imponenti glaciazioni e una serie considerevole di estinzioni, tra le più importanti verificatesi sul nostro Pianeta. Fino a ora si ipotizzava che la turbolenta formazione degli Appalachi avesse precluso la strada ai raggi solari causando un raffreddamento della Terra. Questa teoria non spiegava, però, l’intervallo di tempo di 5 milioni di anni tra la fine dell’attività vulcanica e l’inizio della glaciazione. Se confermata, l’ipotesi formulata da Young e colleghi potrebbe aggiungere un tassello fondamentale per comprendere che cosa accadde oltre 450 milioni di anni fa.

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