Quando la pioggia corre

martedì, 16 giugno, 2009 17:29
Scritto in Fisica

PioggiaAlcune gocce di pioggia sono delle vere e proprie velociste. Queste le conclusioni di una recente ricerca realizzata per valutare velocità e caratteristiche delle gocce d’acqua durante gli acquazzoni, un dettaglio importante per elaborare previsioni meteorologiche maggiormente accurate.

L’esperienza sembra suggerirci che le gocce di pioggia più grandi cadano al suolo più velocemente, rispetto alle loro omologhe di dimensioni ridotte, a causa del peso maggiore e di una maggiore resistenza agli spostamenti d’aria. Eppure, i dati raccolti negli anni hanno dimostrato che spesso le gocce più piccole d’acqua toccano terra a una velocità del tutto simile a quelle di maggiori dimensioni. Un vero e proprio enigma, al quale per molto tempo i ricercatori non sono riusciti a dare una valida spiegazione. Ora, un gruppo di ricerca della Michigan Technological University (MTU) in collaborazione con l’Università Nazionale del Messico sembra abbia trovato una soluzione per il misterioso arcano.

Nel corso degli ultimi anni, i ricercatori delle due istituzioni universitarie hanno cronometrato circa 64mila gocce di pioggia, valutando per ognuna la dimensione e la velocità di caduta al suolo. Un lavoro certosino, realizzato solamente nelle giornate scarsamente ventose, per evitare che gli spostamenti d’aria potessero falsare i dati raccolti.

Le statistiche hanno così messo in evidenza come alcune gocce cadano molto più rapidamente della loro velocità terminale di caduta (la massima velocità che un corpo può raggiungere in caduta in un fluido, in questo caso l’aria) prevista in proporzione alla loro dimensione, alla resistenza dell’aria e alla forza esercitata dalla gravità. Il superamento di questo limite non è ordinario e, secondo i ricercatori, è scatenato dalla collisione di due o più gocce in caduta tra loro che determina la creazione di un certo numero di gocce più piccole la cui velocità e condizionata dall’urto che le ha generate.

Stando ai calcoli pubblicati dal team di ricerca sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, le gocce con un diametro di 100 micrometri dovrebbero essere caratterizzate da una velocità terminale di caduta pari a circa 30 cm al secondo. Nel caso delle gocce originate da una collisione, la velocità raggiunge i 3 o 4 metri al secondo.

Una scoperta all’apparenza poco utile, ma che potrebbe invece rivelarsi fondamentale per realizzare previsioni metereologiche più precise e accurate. Numerosi modelli matematici si basano sulla quantità e il trend di crescita delle gocce di pioggia, dunque comprendere meglio la loro interazione potrebbe portare a sistemi più affidabili per rendere un poco più esatta la scienza delle previsioni del tempo.

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1 commento a “Quando la pioggia corre”

  1. isabella cesareo dice:

    16 giugno 2009 ore 17:59

    Anche uno studio più approfondito sulla complessità delle interazioni umane, potrebbe portare a resoconti più affidabili al fine di rendere un poco più esatte, non solo le scienze naturali, che in ogni caso sono studiate ed interpretate da uomini, ma anche le scienze umane.

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