Un depuratore contro le contaminazioni ospedaliere

mercoledì, 5 dicembre, 2007 12:27

Le acque di scarico degli ospedali sono contaminate con farmaci e sostanze chimiche potenzialmente pericolose per l’ambiente. Mentre i rifiuti solidi delle strutture ospedaliere vengono smaltiti con numerose precauzioni, si fa ancora troppo poco per la purificazione delle acque di scarico. Un nuovo impianto, appositamente progettato per risolvere alla radice il problema, potrebbe essere la giusta soluzione per evitare all’ambiente la somministrazione di farmaci non desiderati.

Antibiotici, citostatici, sostanze psicotrope, antinfiammatori. Sono migliaia i farmaci somministrati ogni giorno ai pazienti degli ospedali. Buona parte di queste sostanze viene espulsa naturalmente dal loro organismo per raggiungere gli impianti fognari. Le tracce lasciate da questi medicinali non sono biodegradabili e resistono quindi ai tradizionali metodi di purificazione delle fogne. I farmaci raggiungono così le acque dei fiumi e, pressoché intatti, entrano nel ciclo naturale dell’acqua contaminando l’ambiente. Lo studio di questo fenomeno è relativamente recente, si hanno quindi ancora pochi dati su cui valutare l’impatto delle acque contaminate degli ospedali. Secondo molti esperti, però, il costante depauperamento delle risorse ittiche, la diminuzione dell’effetto degli antibiotici e la ridotta fertilità negli uomini potrebbero essere causati dai farmaci non correttamente smaltiti e ancora presenti nel ciclo dell’acqua.

Per cercare di risolvere il problema, il Duisburg Institute of Energy and Environmental Technology (IUTA), in collaborazione con il Fraunhofer Institute for Environmental, Safety and Energy Technology (UMSICHT), ha sviluppato un nuovo metodo per purificare le acque degli ospedali direttamente alla fonte, prima che le stesse siano immesse negli impianti fognari. Molto versatile e semplice da installare, il dispositivo potrà essere utilizzato in aree specifiche degli ospedali, come i reparti di oncologia che a causa dei farmaci chemioterapici sono tra i reparti più inquinanti delle strutture ospedaliere. Il trattamento messo a punto da IUTA e UMSICHT si è rivelato estremamente efficace. Nei test di laboratorio, il purificatore ha ripulito al 99% le acque di scarico, eliminando anche i farmaci più rersistenti come gli antibiotici, i citostatici e i medicinali per il trattamento del dolore.

Il principio di funzionamento del dispositivo di purificazione è molto semplice, ma estremamente efficace. Le parti solide vengono depositate in una tanica di sedimentazione, mentre le acque contaminate passano in una camera di reazione dove raggi ultravioletti e perossido di idrogeno producono i radicali (dei “ladri” di elettroni) in grado di disgregare e disattivare i principi attivi dei farmaci.
Terminata la fase di sperimentazione, un incentivo consentirà alle strutture ospedaliere della Germania di installare il dispositivo di depurazione nei propri sistemi idrici. Considerati i promettenti risultati ottenuti, con costi relativamente bassi, i depuratori potrebbero essere presto adottati in buona parte dell’Unione Europea. Una buona notizia per l’ambiente, e per i tanti pesci proverbialmente sani che abitano fiumi e mari.

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1 commento a “Un depuratore contro le contaminazioni ospedaliere”

  1. Davide dice:

    14 luglio 2008 ore 10:29

    Ho trovato per caso questo intervento, abbastanza preciso, anche se il termine “purificazione” in italiano è piuttosto insolito nell’ingegneria ambientale (per quanto trattata, l’acqua non sarà mai pura). Generalmente gli viene preferito il classico depurazione, o trattamento.

    Concordo con lei sulla rilevanza della questione.
    Tuttavia, come ben può immaginare, le molecole dei farmaci costituiscono una galassia estremamente vasta e variegata.
    Il sistema proposto altro non è che un sistema di ossidazione coadiuvato dagli UV per aumentare il potere ossidante dell’acqua ossigenata.

    La prima domanda che un po’ malignamente le pongo è: lei è davvero sicuro che tutte le molecole saranno completamente ossidate a CO2?
    La seconda domanda è: chi le può garantire che i sottoprodotti intermedi non siano più tossici o pericolosi della molecola iniziale?

    La ricerca in questo campo è ancora aperta, e le garansisco che la mole di lavoro (derivante dai limiti alle emissioni imposti dalla comunità europea) è notevole. E si è ben lungi dall’ottenere un risultato condiviso. Esistono tuttavia delle esperienza riconosciute, anche se più spesso in ambito industriale (dove più o meno le molecole emesse sono sempre le stesse). Su matrici complesse come le acque di scarico non industriali, c’è ancora molto da scoprire.

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