Un bagliore nella notte di Venere

Venere (credit: nasa.gov)
Venere (credit: nasa.gov)

La sonda spaziale Venus Express della ESA (Agenzia Spaziale Europea) ha recentemente rilevato un intenso bagliore nell’atmosfera del pianeta Venere. Questa luce, rilevabile nello spettro dell’infrarosso, sembra sia stata causata da alcune reazioni di ossido d’azoto, dimostrando ai ricercatori come l’atmosfera di questo pianeta (il più vicino alla Terra) sia caratterizzata da turbolenze e forti venti capricciosi, spesso del tutto imprevedibili.

Il particolare bagliore è stato registrato dal Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer (VIRTIS), uno spettrometro installato su Venus Express e appositamente calibrato per vedere nell’infrarosso. L’evento è stato rilevato in due momenti distinti dalla sonda e costituisce la prima osservazione diretta di un fenomeno del genere, una scoperta che potrebbe contribuire ad affinare le nostre conoscenze sull’atmosfera del pianeta.

Secondo gli astrofisici, infatti, uno studio approfondito dei parametri del bagliore causato dall’ossido di azoto consentirà di ottenere nuovi dettagli sulla temperatura, la direzione dei venti e la composizione chimica dell’atmosfera di Venere. La particolare luce notturna rilevata da Venus Express è sostanzialmente causata dai raggi ultravioletti emessi dal Sole, che irradiando l’atmosfera comportano la rottura di numerose molecole che assumono strutture più semplici.

Bagliore rilevato da VIRTIS (credit: ESA)
Bagliore rilevato da VIRTIS (credit: ESA)

Tale fenomeno libera anche degli atomi che, ricombinandosi, possono in talune circostanze “avanzare” dell’energia che si traduce così nell’emmisione di luce. Il fenomeno è apprezzabile solamente nella porzione in ombra del pianeta, poiché nella metà esposta al Sole la luce dei raggi solari maschera l’emissione di luce.

Osservando il lato in ombra con lo spettrometro VIRTIS, i ricercatori sono riusciti a osservare chiaramente il fenomeno per la prima volta. Un bagliore legato all’ossido di azoto non era mai stato osservato prima così nettamente nemmeno nell’atmosfera di Marte o della Terra, nonostante molecole di questo gas siano presenti nella loro composizione.

Nonostante la strumentazione di VIRTIS sia particolarmente sensibile, il fenomeno non può essere sempre osservato: i bagliori sono molto deboli e rilevarli con precisione richiede anche un poco di fortuna. Il team di astrofisici non si dà comunque per vinto. Le osservazioni proseguiranno anche nel corso dei prossimi mesi, così da ottenere sufficienti dati per creare un database solido sul quale lavorare per approfondire le conoscenze sulla spessa e densa atmosfera di Venere.

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