È il volo di Levy la strategia di caccia degli squali

venerdì, 29 febbraio, 2008 18:40

Come procede uno squalo affamato per trovare del cibo con cui spegnere la propria fame? La domanda sembra banale, eppure nasconde un piccolo universo comportamentale, recentemente indagato da un gruppo di ricercatori. Stando al loro studio, gli squali non andrebbero a zonzo a caso per gli oceani in cerca di cibo, ma seguirebbero una vera e propria strategia di caccia.

Volo di LevySembra che gli squali adottino un particolare modo di muoversi e avanzare nelle profondità marine, un incedere noto come “volo di Levy“, che si adatta perfettamente alla vastità degli oceani in cui il cibo si trova a sprazzi in tante piccole aree isolate. L’utilizzo di questo particolare moto era già stato ipotizzato per alcune specie di albatros, ma i dati raccolti non erano stati sufficienti per elaborare una teoria organica e scientificamente esaustiva.
Il “volo di Levy” è un moto casuale che, ferma restando l’aleatorietà, prevede spostami molto brevi e ravvicinati (spesso involuzioni) cui si alternano talvolta ampi salti con traiettorie costanti per distanze anche molto lunghe. Questa maniera di muoversi, secondo alcuni etologi e comportamentisti animali, costituirebbe la chiave nelle strategie di caccia degli squali.

credit: http://www.sharkforum.orgDavid Sims, del Marine Biological Association Laboratory (Plymouth, UK), e alcuni suoi colleghi hanno dotato una trentina di predatori marini con particolari trasmettitori radio per tracciare il loro movimento. Hanno preso parte all’esperimento non solo alcune specie di squali, ma anche tartarughe marine, pinguini e altre specie di pesci.
Utilizzando diversi modelli statistici, i ricercatori hanno dimostrato come, durante i pasti, cinque delle sette specie esaminate si siano mosse verticalmente sfruttando il “volo di Levy”, con brevi immersioni seguite da tragitti negli abissi molto più prolungati, anche di centinaia di metri in un’unica soluzione. Il team ha poi utilizzato i dati, circa un milione di immersioni registrate, per creare alcune simulazioni computerizzate, dimostrando come i banchi di pesci (ergo le prede) isolati negli oceani siano molto più facilmente raggiungibili grazie al “volo di Levy” rispetto a una strategia casuale tout court.

Secondo David Sims, lo studio condotto dal suo team, e da poco pubblicato su Nature, sarebbe il primo lavoro a dimostrare chiaramente e con completezza il ruolo del “volo di Levy” nel movimento di alcune specie marine. I predatori marini adotterebbero questa strategia in risposta alla dislocazione delle prede nelle profondità oceaniche. Una ipotesi affascinante che andrà, naturalmente, approfondita ulteriormente con nuove ricerche sul campo a distanza di sicurezza dagli squali. Mai sfidare il caso, specie se “ragionato”.

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