Figli così teneri da essere un peccato non mangiarli…

giovedì, 15 novembre, 2007 18:28

Per poter osservare oggettivamente il mondo animale, studiarne caratteristiche e peculiarità, è spesso necessario abbandonare il proprio bagaglio culturale e morale. Alcuni comportamenti tipici degli animali possono infatti apparire ripugnanti e molto distanti dal nostro senso comune del “bene”. Nessuno di noi credo abbia mai immaginato da piccolo di poter essere sbranato dai propri genitori, per quanto crudeli essi potessero essere.
Eppure, sono molti gli animali che talvolta mangiano la loro prole, e il fenomeno investe anche i genitori più affettuosi e attenti. Una nuova ricerca indica come la scelta di sbranare i propri figli non sia spesso legata alla semplice fame, ma a meccanismi comportamentali molto più raffinati, come assicurare la sopravvivenza alla parte di prole sana uccidendo gli individui malati o meno forti.

credit: imagineafrica.co.ukQuando i primi etologi osservarono questo genere di comportamento in alcune specie animali diversi decenni fa, catalogarono il fenomeno come vere e proprie devianze sociali, un capriccio dell’evoluzione scevro da qualsiasi beneficio. Approfondendo le loro osservazioni, molti ricercatori scoprirono invece che la tendenza di alcune specie a cibarsi della propria prole era un atteggiamento che rispondeva a delle precise esigenze per l’equilibrio naturale di intere specie. Nel corso degli anni il fenomeno è stato registrato nei mammiferi, negli insetti, tra gli aracnidi e nei volatili. Alcuni ricercatori videro nel cannibalismo rivolto verso la prole la possibilità per alcune specie animali di aumentare le proprie probabilità di vita, consentendo ai genitori di riprodursi un numero maggiore di volte lungo l’arco della loro esistenza. Questa teoria non convinse molto gli etologi, che negli ultimi decenni hanno prodotto una miriade di singole ipotesi per spiegare questo curioso comportamento.

Determinata a portare chiarezza, Hope Klug, docente di biologia evolutiva all’University of Florida (USA), ha creato con l’ausilio di Michael Bonsall (University of Oxford – Regno Unito) un modello matematico per analizzare il fenomeno sotto un nuovo punto di vista.
Il modello ipotizza un individuo immaginario dotato della particolare mutazione genetica che spinge a cibarsi delle uova della propria prole. Secondo il modello matematico, in queste condizioni il gene del cannibalismo si diffonderebbe in una specifica popolazione poiché fornirebbe ai genitori la possibilità di assumere un numero maggiore di calorie, ma si potrebbe anche radicare per consentire ai genitori di mangiare gli individui deboli della propria prole, favorendo quelli sani. I due ricercatori hanno poi modificato il modello matematico immaginando un’altra necessità che potrebbe spingere i genitori a mangiare le uova della propria specie: assicurare agli individui migliori una rapida e sicura crescita. Anche in questo caso il modello matematico ha dimostrato che il gene del cannibalismo si diffonderebbe molto rapidamente nella popolazione, e proprio per rispondere all’esigenza di rendere rapida la crescita dei propri figli.

Il modello matematico fornito dai due ricercatori dimostra per la prima volta, con basi teoriche solide e dimostrabili, la possibilità che il cannibalismo si diffonda in alcune specie per regolare densità e qualità della popolazione. Questa possibilità, già discussa in linea teorica negli ultimi anni, potrebbe finalmente spiegare quella che ai nostri occhi appare come una pratica crudele, ma del tutto naturale ed essenziale per assicurare la prosecuzione della specie.

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