Assassine Potenzialmente Innocue – API

venerdì, 14 settembre, 2007 17:12

ape1.jpgPer motivi antropologici, evolutivi e retaggi ormai ancestrali, la maggior parte degli essere umani guarda con estrema diffidenza – talvolta terrore – lo sterminato mondo degli insetti.
Nonostante in secoli di ricerca e scrupoloso metodo scientifico, grandi scienziati ed entomologi abbiano dimostrato le incredibili e affascinanti capacità degli insetti, continuiamo a temere o a guardare con disgusto questi piccoli abitanti del globo terrestre.
Visto che il tradizionale approccio divulgativo non ha fatto sempre faville in questo campo, proviamo ad avvicinarci con un po’ di ironia a uno degli insetti più temuti: l’ape.

Al mondo esistono circa 16.000 specie di api. A differenza di quanto si immagini, questo tipo di insetti è fortemente solitario, solo il 5% delle specie conosciute vive in società complesse e gerarchiche. Le api del miele sono in assoluto le più socievoli, un loro sciame può raggiungere le 80,000 unità.
I fuchi, ovvero le api di sesso maschile, hanno una sola occupazione in tutta la loro vita: riprodursi ciclicamente e senza sosta con l’ape regina. Solo in rari casi di “carestia”, le api operaie convincono – più o meno gentilmente – i fuchi a uscire dal favo per cercare cibo.
Per gestire correttamente una popolazione di 80,000 individui, le api sono costrette ad osservare scrupolosamente le leggi. I ruoli all’interno di un favo sono rigidamente suddivisi per il bene della comunità. La mortalità sul lavoro è molto alta e interi plotoni di api operaie svolgono l’esclusivo compito di portare i cadaveri al di fuori del favo.

ape2.jpgLa morte più infelice, ma dipende dai punti di vista, è quella che spetta ai fuchi. Terminato l’accoppiamento, i maschi delle api muoiono per il distaccamento in due parti del loro addome. Ciò avviene perché durante l’accoppiamento i fuchi lasciano il proprio organo riproduttore piantato nell’ape regina… Il ruolo dell’ape preposta alla riproduzione fu scoperto con certezza nella seconda metà del XVII secolo da Jan Swammerdam che – sezionando un’ape più grossa delle compagne – riuscì ad identificare un apparato ovarico.

miele.jpgLa Melittosphex burmensis è la più antica antenata delle api fino ad ora conosciuta. Ritrovata negli angusti anfratti di una miniera a nord della Birmania, questa decana visse 100 milioni di anni fa.
L’inquietante “bzzz” che sentite quando un’ape si avvicina è il suono emesso dalle ali che si muovono forsennatamente alla velocità di 11.400 battiti al minuto. Un’ape in forma, e con scarso vento contrario, riesce a volare alla considerevole velocità di 25 chilometri all’ora.
Per comunicare tra di loro, le api operaie compiono veri e propri balletti nell’aria. Se volando descrivono ampie circonferenze significa che il cibo è ormai vicino, una danza agitata a “zig zag” è invece usata per comunicare che il cibo è ancora distante.

Le api sono insetti molto puliti. Nell’aprile del 1984 vennero ospitate sullo Space Shuttle Challenger ben 3.300 api, confinate in una piccola teca trasparente. Ligie al loro dovere e nonostante l’assenza di gravità, le api hanno costruito un perfetto favo, ma nessuna di loro ha fatto alcun bisognino per l’intera durata del viaggio stellare, durato sette giorni. La legge per quel genere di cose è molto severa: si fanno solo al di fuori del favo. Senza deroghe.

E il miele?
Il termine “luna di miele” deriva da un’antica tradizione europea secondo la quale le spose dovevano consumare una coppa di una particolare bevanda, ottenuta dalla fermentazione del miele, per almeno un mese. Fortunatamente agli sposi non tocca la medesima sorte dei fuchi…
Durante la Prima guerra mondiale, il miele veniva utilizzato per trattare le ferite dei soldati. Questa viscosa sostanza ha infatti la capacità di assorbire l’umidità, contribuendo sensibilmente ai processi di rigenerazione cellulare della cute. Se ben conservato, il miele, tra l’altro, non va mai a male.

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2 commenti a “Assassine Potenzialmente Innocue – API”

  1. ABS dice:

    15 settembre 2007 ore 12:19

    Come mai non hai parlato del rischio estinzione? c’è una seconda puntata? 😀

  2. anecòico dice:

    15 settembre 2007 ore 15:51

    sì, è in preparazione una seconda puntata un po’ più seria sulla faccenda del virus e compagnia bella, stay tuned 🙂

    anecòico

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