Come si ottiene il caffè solubile?

lunedì, 18 maggio, 2009 16:43

Per comodità e questioni di tempo, oggi viene utilizzato con crescente frequenza il caffè solubile, ovvero ciò che rimane della bevanda quando le sue parti acquose sono evaporate. In paesi come Giappone e Gran Bretagna questo tipo di caffè viene utilizzato dalla quasi totalità dei consumatori (circa il 90%), mentre è ancora relativamente poco diffuso nei paesi come l’Italia, in cui l’espresso non è una semplice bevanda, ma una vera e propria forma d’arte, una filosofia di vita.

I primi tentativi di produrre caffè solubile risalgono alla fine del diciannovesimo secolo. Si trattava di prove molto empiriche e spesso fallimentari che, nella maggior parte dei casi, portavano alla produzione di una bevanda molto blanda e priva del caratteristico aroma dei chicchi bruniti.

Benché lo scienziato giapponese Satori Kato sia ritenuto il primo ad aver inventato il caffè solubile intorno al 1901, il prodotto venne commercializzato solamente intorno al 1910 e per mano di un altro valido inventore. Nel 1906 l’ingegnere George Washington fece una curiosa scoperta durante un lungo viaggio in Guatemala. L’omonimo del primo presidente statunitense si accorse che un deposito marrone rimasto su una caffettiera, lasciata troppo a lungo sul fuoco, aveva un sapore molto gradevole e simile al normale caffè. Washington attribuì il fenomeno all’altitudine e al conseguente basso punto di ebollizione dell’acqua che aveva consentito al liquido di evaporare senza decomporre parte degli aromi del caffè.

A tre anni dalla curiosa scoperta, l’ingegnere belga fondò la G. Washington Coffee Refining Company a New York, creando il primo vero “instant coffee” della storia. Il successo della bevanda istantanea non tardò ad arrivare e i tristi eventi bellici del primo conflitto mondiale contribuirono alla fama del caffè solubile, utilizzato al fronte dai soldati americani.

Essicatore per la liofilizzazioneLa produzione di caffè solubile implica la preparazione di un infuso su grande scala. Il caffè viene generalmente fornito al produttore già tostato, macinato e miscelato. Si procede quindi alla produzione della bevanda in enormi caldaie riempite con acqua e circa 900 kg di caffè macinato. Parte dell’acqua viene poi fatta evaporare per aumentare la concentrazione dell’infuso. A questo punto il liquido viene fatto passare attraverso un grande cilindro in cui viene convogliata dell’aria ad altissima temperatura che determina l’evaporazione dell’acqua rimanente. Si ottiene così una polvere molto fine che viene poi confezionata nei tradizionali sacchetti o barattoli.

Il tipo granuloso viene invece prodotto per liofilizzazione: il concentrato viene surgelato e rotto in granuli, che vengono poi riscaldati all’interno di una camera in cui è stato ricreato il vuoto. L’acqua contenuta nei granuli congelati può così evaporare anche a temperature molto basse, lasciando i granuli “secchi” e pronti per il confezionamento. Basteranno un po’ di acqua calda e qualche minuto di attesa per un caffè corroborante… e istantaneo.

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