Lo zoo accorcia la vita degli elefanti

venerdì, 12 dicembre, 2008 18:35

Gli elefanti mantenuti in cattività hanno un’aspettativa di vita di molto inferiore rispetto ai pachidermi che vivono in libertà. A rivelarlo è un recente studio, che ha messo a confronto la durata media della vita degli elefanti nelle aree protette di Africa e Asia con l’età a cui muoiono generalmente gli elefanti in cattività in alcuni dei principali zoo del mondo.

Stando ai risultati della ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Science, a soffrire maggiormente sarebbero le femmine di elefante, la cui durata della vita è pari a meno della metà rispetto agli esemplari che possono vivere in libertà. La difficoltà ad adattarsi alla cattività non interessa solamente gli elefanti importati dalle loro zone di origine, ma anche le nuove generazioni nate già all’interno degli zoo. La maggior parte dei piccoli elefanti non supera i primi anni di vita, morendo molto giovani.

La ricerca è stata realizzata da Ros Clubb ( England’s Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals in London) in collaborazione con Georgia Mason (University of Guelph, Canada) utilizzando principalmente i dati forniti dall’European Elephant Group, un vero e proprio registro degli elefanti che tiene traccia della vita e dei trasferimenti in cattività dei pachidermi. Insieme ai suoi colleghi, Clubb ha confrontato la durata della vita di circa 800 elefanti vissuti negli zoo europei con gli esemplari mantenuti in libertà in alcune riserve in Kenya e in Asia, realtà confrontabili tra loro poiché un elefante riceve protezione in uno zoo quanto in una riserva naturale.

ElefantiI risultati ottenuti dal confronto sembrano lasciare pochi dubbi. Gli elefanti africani mantenuti negli zoo vivono mediamente 17 anni, mentre nelle riserve naturali arrivano a una media di 56 anni; i pachidermi asiatici che vivono in cattività vivono generalmente 19 anni, mentre la media in riserva arriva a 42 anni. Inoltre, gli elefanti asiatici sembrano adattarsi poco alla vita in cattività, facendo registrare un alto tasso di mortalità.

Secondo i ricercatori che hanno partecipato allo studio, una delle cause principali della ridotta aspettativa di vita negli zoo sarebbe la pratica di separare precocemente gli esemplari appena nati dalla madre, trasferendoli in altri zoo e annientando così i legami parentali tra le famiglie. Gli elefanti sono animali altamente sociali, con particolari gerarchie e un forte senso di attaccamento alla loro famiglia, la separazione porterebbe dunque a forti stress, tali da compromettere la salute generale degli animali. Stress e mancanza di spazi adeguati favoriscono, inoltre, condizioni di sovrappeso e obesità che certo non contribuiscono a mantenere gli esemplari in cattività sani.

Lo studio è stato accolto con sfumature diverse dai responsabili dei principali zoo europei. Molti non hanno lesinato critiche nei confronti della ricerca, basata secondo i detrattori su un campione statistico poco significativo e non rappresetativo della eterogenea realtà degli zoo presenti nel vecchio continente. Altri dirigenti, come la direttrice dello Zoo di Londra, hanno accolto favorevolmente lo studio, indicando come ingrandire le aree in cui vivono gli elefanti nati in cattività sia una necessità primaria per assicurare migliori condizioni di vita ai pachidermi. Rimane, tuttavia, il timore di una eccessiva criminalizzazione degli Zoo: in molti casi queste strutture consentono di far conoscere specie animali e realtà che ben pochi potrebbero vedere nei loro ecosistemi di appartenenza, con una efficacia divulgativa tesa anche alla protezione dell’ambiente senza pari. Una risorsa per comprendere il mondo che ci circonda, ma che non può in alcun modo prescindere dalla buona salute dei suoi ospiti.

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