Qui un tempo era tutta biosfera

mercoledì, 13 gennaio, 2010 12:14

A oltre 20 anni dalla costruzione, Biosfera 2 non gode di buona salute. Il progetto era nato per replicare la biosfera, quella che consente la vita qui sulla Terra, in un ambiente isolato per verificare la possibilità di ricreare un ecosistema completo e autosufficiente su altri pianeti e per studiare alcuni particolari processi biologici. Una iniziativa ambiziosa e dai trascorsi alquanto travagliati.

Noah Sheldon

credit: Noah Sheldon

La struttura di Biosfera 2 occupa uno spazio pari a circa 12.700 metri quadri nei pressi di Oracle in Arizona (Stati Uniti). Avviato inizialmente dalla Space Biosphere Ventures, il progetto è fino a ora costato più di 200 milioni di dollari, ma non ha portato ai risultati sperati a causa di una gestione poco trasparente sia sul fronte amministrativo che su quello scientifico, con polemiche anche molto accese nel corso degli anni Novanta.

Un primo esperimento fu condotto tra il 1991 e il 1993 da un nutrito team di ricercatori, tra i quali spiccava lo specialista in studi sulla longevità Roy Walford. All’interno della struttura erano stati ricreati alcuni particolari ambienti comprendenti una barriera corallina, un deserto, un’area con caratteristiche simili a quelle della savana, zone per la coltivazione e un complesso abitativo e di ricerca. L’inattesa alta concentrazione di anidride carbonica causata dai batteri ospitati nell’ecosistema “in vitro” portò alla rapida morte di numerose specie vegetali alla quale si cercò di sopperire introducendo ossigeno dall’esterno, vanificando di fatto uno dei principali obiettivi dell’intera missione.

Le missioni successive non hanno portato a grandi risultati, ma la struttura è stata utilizzata per esperimenti su scala ridotta dalla Columbia University prima di essere trasformata in una attrazione per i turisti. Biosfera 2 è ora gestita dalla Arizona University, ma al momento i test eseguiti sono distanti dall’idea originaria nata circa 20 anni fa. Lo stato della struttura è illustrato efficacemente dagli scatti realizzati da Noah Sheldon che raccontano la realtà di un ambiente disabitato e decadente. Una sorta di Mondo senza di noi in miniatura.

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