Sarà un’alga a salvarci dal cancro?

microscopioPassa dalle profondità degli oceani la nuova speranza per combattere il cancro. Un team internazionale di ricercatori, guidato da Dennis Carson dell’University of California (San Diego, USA), ha identificato una nuova e promettente arma contro i tumori. Il principio attivo è stato isolato da una particolare alga tossica rinvenuta in un’area meridionale dell’Oceano Pacifico. Le proprietà della somocistinamide A (ScA), la sostanza isolata, sono descritte nel numero della rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Science in uscita questa settimana.

«Siamo estremamente entusiasti per aver scoperto un nuovo composto strutturalmente unico ed estremamente potente per la lotta contro il cancro. Crediamo sarà perfetto per le tecnologie emergenti, in particolare le nanotecnologie, implementate per colpire le cellule tumorali senza effetti collaterali per i pazienti» ha dichiarato il prof. Dwayne G. Stupack, che ha contribuito alla considerevole scoperta.

Lyngbya MajusculaIl composto ScA è stato ritrovato nel cianobatterio Lyngbya Majuscula, una particolare alga verde-azzurra appartenente alla famiglia dei batteri fotosintetici, isolata nelle acque al largo delle isole Fiji. Un team interuniversitario ha eseguito numerosi test in vitro sul composto, scoprendo la capacità di ScA di inibire la neovascolarizzazione, la creazione di nuovi vasi sanguigni alla base del meccanismo di proliferazione di cellule tumorali noto comunemente con il nome di “metastasi”.
«In sé il composto non è tossico per il cianobatterio, ma è invece in grado di attivare un processo di morte cellulare nei tessuti del nostro organismo. Quando le cellule che costituiscono i vasi sanguigni iniziano a proliferare, diventano particolarmente sensibili a questo composto» ha spiegato Stupack ai giornalisti.

Secondo i ricercatori il potere di questo nuovo composto sarebbe estremamente efficace. Immaginando, per assurdo, una normale piscina colma di cellule tumorali, sarebbero sufficienti tre milligrammi di ScA (il peso di un chicco di riso) per uccidere tutte le cellule tumorali in pochissimo tempo. Debitamente calibrato, il principio attivo potrebbe dunque essere utilizzato con le moderne nanotecnologie per rendere selettivamente innocue le cellule tumorali: un “bombardamento” estremamente mirato rispetto a quello “a tappeto” della tradizionale chemioterapia.

È naturalmente ancora molto presto per cantare vittoria e dichiarare vinta la guerra alle molteplici forme tumorali a oggi conosciute. La struttura chimica di ScA, estremamente semplice e riproducibile in laboratorio, lancia però una nuova speranza nella lunga e travagliata lotta al cancro. Nessun facile entusiasmo dunque, ma una ragionevole speranza da maturare giorno dopo giorno.

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