Chi ha più cervello impara tardi a camminare

mercoledì, 16 dicembre, 2009 17:07

credit: pendingPer numerose specie animali le prime prove di camminata iniziano a poche ore dalla nascita, per un essere umano occorre generalmente un anno. Che cosa determina questa differenza così marcata?

Secondo una innovativa ricerca, destinata a far discutere, il tempo richiesto per imparare a camminare nei mammiferi, esseri umani compresi, è legato alle dimensioni del cervello di ogni singola specie. Il team di ricercatori guidato da Martin Garwicz (Lund University, Svezia) ha notato come i tempi mediamente richiesti da furetti e ratti per acquisire i movimenti basilari delle zampe siano sostanzialmente uguali nelle prime fasi e diventino successivamente più rapidi per i ratti.

Partendo da questa conoscenza, il gruppo di ricerca ha confrontato il periodo di tempo tra concepimento e primi passi in 24  specie differenti di mammiferi, cercando possibili collegamenti con numerose variabili come i tempi di gestazione, il peso medio degli esemplari adulti e la massa del cervello. Una volta raccolti, i dati sono stati elaborati giungendo a una interessante conclusione: nel 94% dei casi le dimensioni del cervello sono la principale variabile in gioco nello sviluppo della capacità di deambulare.

Le specie con maggiore massa cerebrale, come gli esseri umani, tendono a impiegare molto più tempo per imparare a camminare, scrivono i ricercatori nel loro studio da poco pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences. Secondo Garwicz e colleghi non costituiamo dunque un’eccezione tra i mammiferi. Per dimostrarlo i ricercatori hanno escluso gli esseri umani ed elaborato un modello basato sulle restanti 23 specie prese in considerazione durante lo studio. I trend messi in evidenza dal modello portano all’intervallo di tempo che è effettivamente richiesto dagli esseri umani per iniziare a camminare.

Alcune altre variabili come i tempi di gestazione e le dimensioni del cervello alla nascita possono essere ricondotte al periodo necessario per iniziare a muovere i primi passi. Tali variabili si applicano alla maggior parte degli animali, ma non agli esseri umani. Una condizione inevitabile, secondo i ricercatori, poiché un essere umano trascorre poco tempo nel grembo materno e dunque sviluppa una minima parte del cervello durante la gestazione. E proprio per questo motivo il team di ricerca ha deciso di valutare il periodo dal concepimento ai primi passi, molto più significativo dell’intervallo temporale tra la nascita e la prima camminata.

Il criterio adottato da Garwicz e colleghi per compiere lo studio potrebbe essere ora applicato per valutare altri aspetti del nostro sviluppo, anche in rapporto ai tanti altri mammiferi che condividono con noi la permanenza sul Pianeta.

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